Blueblood by Vera LazzaroMy rating: 4 of 5 stars
Un low fantasy di stampo medievale che è uno spunto per affrontare il tema dell’accesso a posizioni di potere delle donne.
La narrazione inizia con la morte del Leisir di Isbre, padre della protagonista Alanys. La successione, come tradizione, avviene attraverso una battaglia navale che è una sorta di rubabandiera. Con il fratello Eskol esiliato per tradimento, la questione pare comunque essere un affare per soli maschi al di fuori della famiglia. La ragazza però non demorde e con uno stratagemma talmente prevedibile da essere imprevedibile, riesce a conquistare la corona.
Non c’è tempo, però, per imparare a governare: una donna, Ines, arriva ad avvisare che Eskol si sta preparando per attaccare con le sue navi dall’isola da cui è stato esiliato. Ines sarà una traditrice? Alanys decide di fidarsi e anzi, Ines si dimostra propensa ad aiutarla nell’addestramento con le armi. Scopriamo che non sono neanche previste armature adeguate a un fisico femminile in questo mondo dove Alanys deve prepararsi al peggio in pochissimo tempo.
La giovane Leisir allora cerca in fretta e furia di guadagnarsi il sostegno dei governatori delle isole vicine e delle loro flotte, aiutata dai fidi amici/consiglieri: i fratelli Lydia e Luke. Mi fermo qui con la trama.
Il sangue blu del titolo ricorre molto nel corso della narrazione. Nonostante Alanys sia a tutti gli effetti il Leisir, dovrà dimostrare di essere capace il doppio per ottenere la fiducia del popolo a tutti i livelli e in questo caso il sangue blu alla fine conta poco. Dall’altra c’è la questione del collegamento di sangue col fratello Eskol, di cui abbiamo qualche informazione grazie a qualche flashback che non ci chiarisce che tipo sia, ma mette sapientemente un sacco di dubbi. Come può Alanys lottare contro colui che ha il suo stesso sangue?
Inevitabili le riflessioni su quanto occorra qualcuno che dia il via a qualcosa che sembra impensabile, una donna regnante in questo caso, per aprire la via. È accaduto tante volte nella storia dell’umanità.
La costruzione del personaggio Alanys si basa su un alternarsi di senso di inadeguatezza, in certi casi fondato, momenti di debolezza, ma anche slanci di coraggio con sempre una certa consapevolezza dei propri limiti. Il fatto che Alanys alla fine sia “una di noi” che abbia delle crisi di pianto, che abbia una cotta per un certo personaggio, che faccia errori, ma che comunque alla fine riesca anche a convincere le persone di essere il Leisir non solo sulla carta, la rende molto vicina al lettore.
Ho apprezzato il plot twist finale con una conclusione inedita e poco scontata anche se a un certo punto avevo iniziato a sospettare qualcosa.
Trattandosi del primo volume di una serie, da quanto ho capito, mi attendo un ulteriore sviluppo del worldbuilding che ha nel mare e nelle isole un aspetto importante.
La scrittura è buona, nella prima parte ho vissuto tutto il tormento di Alanys. Se posso fare un appunto nei dialoghi la forma estremamente colloquiale contiene alcune espressioni che non mi riportano a un’epoca in cui ci si sposta a cavallo e con navi a vela.
Menzione per la copertina, davvero molto bella, realizzata da Giulia Calligola, e anche per l’editing.
Il fatto di conoscere l’autrice, Vera Lazzaro, che è stata l’artefice della pubblicazione di Connessione, non rende questa recensione diversa dalle altre.
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