Come giornalista mi è capitato di lavorare in condizioni difficili sia meteorologiche sia ambientali. Sono e siamo consapevoli, tutti noi che facciamo questa professione, che non ci si può aspettare grandi comfort quando si segue una manifestazione, o un evento catastrofico, o quando si attende per strada l’arrivo di un personaggio importante.
L’emergenza è un conto, invece ancora capita che in uno degli eventi fieristici più importanti non solo per la città dove vivo, ma anche per l’Italia, l’organizzazione non pensi ad agevolare il nostro lavoro durante l’evento inaugurale.
Sistemati in due recinti lontano dal palco e privi di sedie, una divisione ormai anacronistica tra operatori video e giornalisti, ignorando che chi lavora per il web, di solito, deve fare sia l’articolo, sia il video sia la foto: gli “operatori” sistemati più avanti, i “giornalisti” nelle retrovie. La categoria è ormai da anni trattata così.
Il bello è che di sedie, all’inaugurazione di questa fiera così importante, ce ne sono centinaia come si vede nel video qui sotto: per gli invitati istituzionali tra politica, associazioni datoriali, forze dell’ordine e così via.
Tutti seduti.
Tranne i giornalisti.
O meglio, la maggior parte dei giornalisti. Perché alcune testate qualche posto ce l’hanno, ma non è chiaro, non si è mai saputo, come si ottiene l’ambito talloncino che consente l’accesso al posto “riservato stampa” (una fila su boh? cento).
I colleghi delle agenzie, abbastanza sconsolati, hanno preferito seguire l’evento in streaming dalla sala stampa collegandosi con le tv che trasmettevano l’inaugurazione. La rapidità di lancio, in situazioni di rilievo nazionale come questa, è fondamentale e come puoi farlo se non hai neanche un posto dove appoggiarti?
E quello che mi domando è: perché a nessuno viene in mente che basterebbe una sedia per agevolare il nostro lavoro? Siamo abituati, ci sappiamo arrangiare.
Non è mica l’unico posto in cui è successo: è capitato in Regione, qualche anno fa, che a una conferenza stampa, non a un evento pubblico, fossero seduti tutti gli invitati dai politici interessati al tema della conferenza e noi in piedi.
Anche allo stadio Luigi Ferraris, nelle partite di cartello, non ci sono abbastanza posti nella sala conferenze post partita. Chi arriva dopo, perché magari deve pubblicare subito il pezzo, male alloggia e deve sedersi per terra, salvo dover alzarsi per fare la domanda e non riuscire a scrivere ciò che l’allenatore risponde perché l’educazione ti vieta di risederti e sparire dalla sua vista mentre si rivolge a te.
Ci basterebbe poco per poter lavorare e dare il nostro meglio. Una sedia sarebbe un buon inizio.
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