Mi ero ripromessa di non scrivere una parola sulla vicenda della famiglia del bosco tenuto conto che nel tempo libero faccio la volontaria in una comunità per minori. Invece eccomi qui non per esprimermi sulla questione, ma per raccontare di come non si dovrebbe, opinione mia personale sia chiaro, fare giornalismo da tifosi soprattutto per questioni così delicate e che coinvolgono pure la deontologia professionale. Sì perché mica esiste solo per il calcio questa pessima regressione della professione.
Negli articoli di uno dei primi quotidiani italiani emerge quanto chi scrive spinga per il SUO lieto fine, puntando, anche sull’avvicinarsi del Natale.

In situazioni del genere invece, occorrerebbe restare più distaccati perché il lieto fine, per ora, potrebbe non essere il ricongiungimento famigliare se i genitori non si dimostrano “responsabili” (oggi nel codice civile si parla di responsabilità genitoriale e non più di potestà genitoriale proprio perché si vuole salvaguardare gli interessi del minore, più che a garantire ai genitori l’esercizio di un potere di direttiva nei confronti della prole).
Nell’elenco degli articoli che sono correlati alle ultime notizie e che potete vedere in uno degli screenshot, il tenore dei titoli è tutto volto a minimizzare la situazione citando esempi di decenni fa o raccontando le gare di solidarietà scatenate dall’ampia visibilità mediatica della vicenda. Una visibilità mediatica che non tutela certo i minori, visto che per un bel po’ saranno marchiati e ben riconoscibili nonostante i pixel sui volti essendo noti i nomi e cognomi dei genitori in barba alla Carta di Treviso.

Altro passaggio che mi ha fatto saltare sulla sedia a livello professionale: per tutti i bambini che si trovano in una casa famiglia la quota di “alloggio” è pagata dal Comune, succede così ovunque. In uno degli articoli, invece, viene sottolineato che il sindaco si è offerto per pagare le spese mettendo addirittura la cifra: 244 euro al giorno. Una frase che non chiarisce a mio parere se il sindaco questi soldi ce li ha messi di tasca sua come donazione alla casa famiglia.

Anche negli articoli, di cui allego lo screenshot, emerge uno sbilanciamento a favore della difesa, probabilmente la fonte di chi scrive, tanto che i problemi legati alle difficoltà di leggere e scrivere dei bambini sono stati raccontati citando Il Messaggero.

Infine altri due esempi, sempre visibili nello screenshot: quell’ “anche” nel titoletto sui vaccini è un modo per rimarcare quanto i genitori siano collaborativi e quindi meritino una possibilità. “Il nodo dell’istruzione potrebbe essere d’ostacolo” è un’altra espressione che induce il lettore a pensare che il lieto fine sia ostacolato da tutta questa robaccia burocratica…

I lavori nella casa nel bosco mai iniziati (l’articolo è più datato, non so come si stia evolvendo la cosa) sono definiti un “piccolo giallo”. Perché piccolo?

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