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  • Diventare giornalista oggi / 3 – La verifica delle fonti nell’era dell’Ai

    Diventare giornalista oggi / 3 – La verifica delle fonti nell’era dell’Ai

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  • Basterebbe una sedia

    Basterebbe una sedia

    Come giornalista mi è capitato di lavorare in condizioni difficili sia meteorologiche sia ambientali. Sono e siamo consapevoli, tutti noi che facciamo questa professione, che non ci si può aspettare grandi comfort quando si segue una manifestazione, o un evento catastrofico, o quando si attende per strada l’arrivo di un personaggio importante.

    L’emergenza è un conto, invece ancora capita che in uno degli eventi fieristici più importanti non solo per la città dove vivo, ma anche per l’Italia, l’organizzazione non pensi ad agevolare il nostro lavoro durante l’evento inaugurale.

    Sistemati in due recinti lontano dal palco e privi di sedie, una divisione ormai anacronistica tra operatori video e giornalisti, ignorando che chi lavora per il web, di solito, deve fare sia l’articolo, sia il video sia la foto: gli “operatori” sistemati più avanti, i “giornalisti” nelle retrovie. La categoria è ormai da anni trattata così.

    Il bello è che di sedie, all’inaugurazione di questa fiera così importante, ce ne sono centinaia come si vede nel video qui sotto: per gli invitati istituzionali tra politica, associazioni datoriali, forze dell’ordine e così via.

    Tutti seduti.

    Tranne i giornalisti.

    O meglio, la maggior parte dei giornalisti. Perché alcune testate qualche posto ce l’hanno, ma non è chiaro, non si è mai saputo, come si ottiene l’ambito talloncino che consente l’accesso al posto “riservato stampa” (una fila su boh? cento).

    Guardate quante belle sedie

    I colleghi delle agenzie, abbastanza sconsolati, hanno preferito seguire l’evento in streaming dalla sala stampa collegandosi con le tv che trasmettevano l’inaugurazione. La rapidità di lancio, in situazioni di rilievo nazionale come questa, è fondamentale e come puoi farlo se non hai neanche un posto dove appoggiarti?

    E quello che mi domando è: perché a nessuno viene in mente che basterebbe una sedia per agevolare il nostro lavoro? Siamo abituati, ci sappiamo arrangiare.

    Non è mica l’unico posto in cui è successo: è capitato in Regione, qualche anno fa, che a una conferenza stampa, non a un evento pubblico, fossero seduti tutti gli invitati dai politici interessati al tema della conferenza e noi in piedi.

    Anche allo stadio Luigi Ferraris, nelle partite di cartello, non ci sono abbastanza posti nella sala conferenze post partita. Chi arriva dopo, perché magari deve pubblicare subito il pezzo, male alloggia e deve sedersi per terra, salvo dover alzarsi per fare la domanda e non riuscire a scrivere ciò che l’allenatore risponde perché l’educazione ti vieta di risederti e sparire dalla sua vista mentre si rivolge a te.

    Ci basterebbe poco per poter lavorare e dare il nostro meglio. Una sedia sarebbe un buon inizio.

  • Diventare giornalista oggi / 2 – Figli del tempo reale

    Diventare giornalista oggi / 2 – Figli del tempo reale

    Nella puntata precedente abbiamo toccato con mano lo stato della professione (non in grande salute) partendo dai dati e fornito il primo consiglio per chi ha intenzione di intraprendere questo mestiere.

    Oggi smontiamo uno stereotipo. L‘idea romantica del giornalista che spesso anche i più giovani hanno è quella del reporter d’inchiesta che fa crollare il governo, dell’inviato speciale, di colui che prende appunti taccuino alla mano e poi ha tutto il tempo necessario per realizzare l’articolo. Queste figure per fortuna esistono ancora, ma non sono la stragrande maggioranza. Un aspirante giornalista deve tenerlo a mente: il suo ruolo all’interno di una redazione potrebbe essere anche quello del deskista, ossia il rielaboratore dei comunicati stampa ritenuti degni di pubblicazione o dei pezzi altrui.

    In più, come diceva il collega Nicola Capuzzo in uno dei commenti alla prima puntata di questa rubrica, non basta avere la passione della scrittura per diventare un bravo giornalista e spesso nei curriculum di aspiranti tirocinanti si legge solo questo. Invece occorre una certa attitudine al non accontentarsi a ciò che viene raccontato in prima battuta, al fare domande, a essere curioso, all’approfondimento, ma anche alla cura del rapporto con le fonti che sono preziosissime. Perché il giornalista è colui che scrive notizie (sul processo di notiziabilità magari facciamo un approfondimento a parte, se lo ritenete opportuno, scrivetemelo nei commenti) e per trovare una notizia, ma anche capire qual è LA notizia all’interno di un convegno, o una conferenza, per esempio, è ciò che differenzia un giornalista dal “resto del mondo”.

    Tornando all’oggi, purtroppo, c’è un fattore che ha cambiato parecchio il lavoro del giornalista a meno che non si lavori per un mensile o un settimanale: il fattore tempo reale.

    Da un lato il lavoro è cambiato nei mezzi (avremo modo di parlare di strumenti, intelligenza artificiale compresa, con cui il giornalista può aiutarsi senza che si possa gridare a “ci rubano la professione”) e nel ritmo con cui si devono produrre articoli nella stragrande maggioranza dei casi.

    Una volta c’erano solo i giornali cartacei. Uscivano al mattino (alcuni avevano l’edizione pomeridiana, per la verità, come Il Corriere Mercantile a Genova) e quindi si aveva una scadenza più o meno fissa per la chiusura del pezzo.

    Oggi, con Internet, non è più così. Siamo in un costante tempo reale.

    Anche per chi lavora in tv, soprattutto in emittenti locali, un servizio al giorno non è più la norma, inoltre anche le tv stesse hanno i siti web da aggiornare con la stessa forza lavoro. A meno che non si collabori in esclusiva per un mensile o un settimanale regolarmente assunti, la quotidianità è spesso fatta di un tourbillon di notizie da scrivere con, purtroppo, il tempo come spada di Damocle.

    Nell’epoca di internet e dei social soprattutto nella cronaca chi esce prima vince, per cui il giornalista, oggi, soprattutto se lavora per una testata generalista (per le agenzie di stampa il discorso è sempre stato così), deve avere una rapidità di esecuzione notevole nel trasmettere la notizia. L’ho imparato lavorando per Matteo Rainisio, che è stato uno dei primi editori nativi digitali. C’è poi un discorso legato al come si esce (il titolo, spesso, è tutto, ma anche il seo) e anche di questo parleremo nelle prossime puntate.

    Attenzione, però, la fretta è spesso cattiva consigliera e il voler uscire a tutti i costi prima di avere tutte le verifiche del caso è uno dei fattori di autosabotaggio dei giornalisti stessi. Perché occorre tanto tempo per costruire la propria credibilità, mentre basta un errore per far crollare la fiducia dei lettori in un’epoca in cui è già ai minimi storici.

    Oggi ci sono collaboratori di varie testate generaliste che coprono anche tre o quattro conferenze stampa al giorno, se non di più. Fabrizio Cerignale docet.

    Il giornalista oggi deve essere dunque veloce, se si occupa soprattutto di cronaca, ma anche fotografo, a volte videomaker e pure esperto di social network se non creator. Chi lavora per siti di informazione locale, dove tutti fanno tutto, deve avere queste competenze nel proprio bagaglio. Oggi per esempio per ottenere attenzione su Facebook non basta più la condivisione del link perché l’algoritmo privilegia i contenuti che fanno restare il lettore dentro il social e così via all’utilizzo di grafiche Canva che contengono foto e titolo della notizia o comunque una caption accattivante nella speranza di suscitare interesse. Instagram invece ora privilegia i reel e comunque le storie, per cui sta cambiando anche il modo di stare sui social delle testate giornalistiche. TikTok è ancora terra quasi inesplorata nelle sue potenzialità (sugli account delle testate si riproducono brevi frame video con il titolo della notizia identici a quelli di Instagram). Non tutti gli editori possono permettersi un social media manager, così occorre che il giornalista sia avvezzo anche a questi strumenti (il fatto che non ci sia un adeguato riconoscimento per queste ulteriori competenze a livello economico è un altro discorso).

    Non pensate che la questione riguardi solo le piccole testate. Per esempio anche chi collabora con i grandi giornali a volte non ha il supporto del fotografo e dunque deve arrangiarsi. Non è questo il posto per fare una critica all’involuzione dell’editoria da questo punto di vista, mi limito soltanto a riportare fatti ed esperienze personali.

    E pensare che fino a poco tempo fa molti giornalisti del “cartaceo” vivevano la parte web della propria testata come una scocciatura o qualcosa di avulso dal resto del lavoro. E soprattutto gli editori in generale sfruttano poco le possibilità enormi che fornisce la multimedialità di Internet. Ricordo quello mi aveva raccontato Federica Seneghini quando le avevo fatto i complimenti per il suo reportage sulle Svalbard (davvero multimediale) per il Corriere della Sera che aveva avuto un successo pazzesco in termini di letture.

    “Per realizzarlo ci abbiamo messo un mese. I nostri pezzi online di solito sono fatti in 20 minuti”.

    Perché a differenza di ciò che si pensa, le persone hanno comunque sete di informazioni, di storie interessanti, cambiano solo i mezzi di fruizione. Tutto questo implica una riflessione che mi riservo per un’altra puntata della rubrica.

    A giudicare dagli ultimi dati del 2024 sulla vendita delle copie che allego qui sotto, editori e giornalisti abituati solo al cartaceo dovranno imparare in fretta a modificare le loro convinzioni.

    Fonte: primaonline.it

    Dove si impara tutto questo? Torniamo all’annosa questione della pratica e dell’accesso alla professione. Sulla formazione dei giornalisti già iscritti all’Ordine magari ci faccio un articolo ad hoc.

    Non esiste un corso di laurea che consente all’aspirante giornalista di ottenere in automatico l’agognato tesserino da pubblicista o da professionista per poter esercitare il mestiere senza essere abusivo. Esistono corsi di laurea che danno un’infarinatura delle competenze “culturali” che dovrebbero essere la base di ogni giornalista: diritto, storia, economia più qualche materia specifica come teoria e tecnica del linguaggio giornalistico, multimedialità eccetera. Qui, per fare un esempio, le materie del corso di laurea magistrale in Informazione ed editoria all’Università degli Studi di Genova. Se c’è qualcuno che ha fatto questi studi e vuole raccontarmi la sua esperienza la porta è apertissima nei commenti. Arricchiamo questo monologo con testimonianze che riporterò anche nelle prossime puntate.

    Una volta funzionava così: si aspirava a venire assunti come praticante in un giornale dove erano i colleghi più anziani a istruirti al mestiere. Il praticante poi poteva accedere all’esame di Stato per diventare professionista e proseguire la carriera da assunto. Oggi sono pochissimi a fare questo percorso, i giornali non assumono quasi più praticanti tanto che io stessa ho potuto accedere all’esame di Stato nel 2012 come praticante d’ufficio in quanto freelance con partita iva che ha dimostrato, dichiarazione dei redditi alla mano, di “vivere di giornalismo”.

    Il praticantato oggi viene garantito dalle scuole di giornalismo riconosciute dal consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che sono piuttosto care dal punto di vista economico (ci sono naturalmente possibilità di borse di studio). Sono dei master post laurea con una prova da superare per l’ingresso che in sostanza consentono di accedere all’esame anche grazie alla pratica in testate interne. Il problema è il dopo: non è mica scontato trovare un’occupazione fissa e retribuita il giusto pur essendo giornalisti professionisti. Collaboratori di testate prestigiose hanno dovuto attendere anni di contratti rinnovati annualmente e tanti sacrifici prima di ottenere la giusta e doverosa assunzione.

    La stragrande maggioranza dei giornalisti però arriva “dalla strada” ossia da un percorso che è fatto di gavetta all’interno di testate spesso locali o di settore.

    Il problema di oggi è che tante redazioni ormai sono parcellizzate e i collaboratori esterni (spesso si comincia così) non possono frequentare la redazione. Per cui è sempre più difficile per un giovane entrare proprio nel meccanismo del flusso di lavoro, essere seguito, corretto, consigliato. La testata vorrebbe un collaboratore già fatto e finito per ovvia comodità e così si crea un circolo vizioso molto difficile da scardinare. I vecchi “maestri” sono sempre più rari.

    Eppure, pur avendo parlato di competenze tecniche, i capisaldi del mestiere restano. Quelli sono immutabili, per fortuna, anche se c’è chi sembra averlo dimenticato: le 5W, capire il processo di notiziabilità, la deontologia professionale che ha nella verità, nella continenza e nella pertinenza il proprio faro.

  • Connessione a rischio al Le MusE Festival a Costarainera

    Connessione a rischio al Le MusE Festival a Costarainera

    Il 21 agosto sono stata ospite del Le MusE Festival al Femminile per presentare Connessione a Rischio.

    La giornata purtroppo è stata poco felice dal punto di vista meteorologico e all’ultimo momento le organizzatrici hanno saggiamente spostato la presentazione nella biblioteca di Costarainera, invece che in piazza come previsto.

    La situazione era dunque più raccolta, ha limitato le presenze, ma è stata comunque una piacevolissima serata.

    Costarainera, un borgo bellissimo

    Non ero mai stata a Costarainera (Imperia), il cui centro storico è un gioiellino. Il borgo è su un colle, a 200 metri sul livello del mare, la salita è famosa perché percorsa durante la Milano – Sanremo e vedere dal vivo il murales dedicato a Pantani smuove ricordi di quell’epoca in cui i corridori italiani e le squadre italiane erano alla ribalta del ciclismo mondiale. Con Giovanni, mio marito, arriviamo presto, due ore prima dell’orario fissato (le 18.30). Io ne approfitto per finire di lavorare per Liguria Business Journal.

    Il bagno chiama.

    Scopro che non c’è nessun bar nei dintorni, ma un negozio di alimentari e prodotti per la pulizia gestito dalla signora Ida che è collegato direttamente a casa sua. Ida è tanto gentile che mi consente l’uso del suo Wc e mi mostra con entusiasmo la vista dal suo balcone tra ulivi e il mare poco distante in linea d’aria.

    Senza Ida, Costarainera non avrebbe nessuna attività nel suo cuore, il centro storico, un vero peccato. Con Giovanni riflettiamo sulle differenze con la Slovenia, dove siamo stati a inizio agosto, uno Stato in cui i piccoli centri sono ancora organizzati bene, a partire dalla scuola. Qui in Italia e in Liguria i paesini faticano e vivono prevalentemente d’estate, grazie ai turisti.

    Il negozio di Ida, quello che parla sotto è mio marito

    Facciamo un po’ di spesa per sdebitarci e a malincuore salutiamo la piazzetta dove inizialmente avrebbe dovuto tenersi l’evento: nuvole minacciose si avvicinano.

    La biblioteca ha una piccola saletta all’ingresso adibita a sala conferenze per l’occasione. Finalmente conosco dal vivo Daniela Mencarelli Hofmann, padrona di casa del Festival e ritrovo Gabriella Benedetti, a cui devo dire grazie per aver apprezzato così tanto il mio romanzo da avermi segnalata come possibile ospite per il Festival, ed Elena Orsini, che in occasione della mia precedente “trasferta” a Imperia sempre per Connessione a Rischio, aveva impreziosito l’evento con le sue letture.

    La sala alla fine è piena e le persone si sono dimostrate interessatissime, facendo domande non solo sui temi del romanzo e la problematica della privacy dei dati personali, ma anche sulla scelta di come scrivere determinate cose.

    Ogni volta mi stupisco che qualcuno decida di venirmi ad ascoltare.

    Daniela alla fine ha acquistato una copia di Scintilla perché incuriosita, nonostante non ami il genere romance. Sono impaziente di sapere cosa ne pensa. Ho pure ricevuto il portachiavi di Costarainera dalle mani della vicesindaca!

  • Connessione a rischio al Le MusE Festival di Costarainera il 21 agosto

    Connessione a rischio al Le MusE Festival di Costarainera il 21 agosto

    Ogni volta mi stupisco. Non è scontato che un libro, uscito a febbraio 2021, susciti ancora così interesse.

    La privacy digitale, i nostri dati personali, l’esplosione dell’intelligenza artificiale basata sui big data. Connessione a rischio è un mystery che affronta tutto questo e anche se ormai certe situazioni tecnologiche sono persino superate, resta ancora molto attuale.

    E poi c’è Gloria, che è una protagonista che è rimasta impressa a chi l’ha letto. Io la definisco sempre una Lisbeth Salander meno sociopatica.

    La mia alter-ego e i suoi amici sono pronti ancora una volta a farsi conoscere. Ringrazio moltissimo le organizzatrici del Le MusE Festival Gabriella Benedetti e Daniela Mencarelli Hofmann per l’invito. Daniela mi ha anche intervistata qui.

    Spero di poter condividere le foto della presentazione al più presto. Vi aspetto il 21 agosto (domani) alle 18:30 in piazza Vittorio Emanuele II a Costarainera (Im).

  • Protetto: Scintilla Inaspettata – extra di San Valentino

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  • Scintilla Inaspettata in diretta Facebook con Sbapp!

    Scintilla Inaspettata in diretta Facebook con Sbapp!

    Grazie a una cara amica anche lei scrittrice, sono stata invitata a un evento di presentazione online di Scintilla Inaspettata.

    Cosa c’è di meglio di un romance come lettura estiva?

    Scintilla ha dei momenti caldi che vi aiuteranno ad affrontare meglio il sole di luglio e agosto.

    L’evento fa parte di un progetto molto interessante. Si chiama Sbapp! Il link per assistere ve lo scrivo in fondo all’articolo.

    Riporto dal loro sito web: l’acronimo sta per The Social Bookshop and The public Library riassunto nella nuova App “Sbapp”.

    Il progetto nasce come desiderio di riunire quei luoghi culturali e sociali che sono le librerie e le biblioteche, disseminate sul vasto territorio italiano. Librerie e biblioteche che, consce del loro ruolo di catalizzatori di cultura, di informazione e di libertà, si impegnano nella promozione e nell’organizzazione di progetti (presentazioni di autori, mostre, letture collettive, corsi, laboratori, eventi social…) in grado di mettere in contatto le persone, coinvolgere attivamente i cittadini nella vita delle comunità, valore primario della socialità. Librerie e biblioteche, per vocazione, sono luoghi in cui le relazioni avvengono naturalmente, non forzate da un passivo senso di passaggio unidirezionale di informazioni o merci, ma luoghi in cui si tessono trame, si creano dialoghi e si intrecciano fili della vita di ciascuno. Sono luoghi a ingresso libero, come d’altra parte lo è la piazza (rinascimentale).

    Il progetto The Social Bookshop and the Public Library nasce da una riflessione di Francesca Boragno, libraia storica di Busto Arsizio (provincia di Varese). Il progetto vuole essere un omaggio alla professionalità del libraio e a quella del bibliotecario, che svolgono un ruolo culturale e sociale, ben oltre l’aspetto prettamente economico del negozio o di mera conservazione e deposito degli oggetti-libri. Sono le persone che fanno i luoghi, e così succede anche in libreria e in biblioteca. Il progetto è stato presentato al festival BA Book 2021, durante il quale è stato proiettato un video-essay (24’) a cura di Paolo Castelli, docente del Politecnico di Milano.

    La app contiene consigli di lettura e si può scaricare qui per Android e qui per device Apple.

    Si parlerà non solo della trama di Scintilla, dei suoi personaggi così speciali, ma anche della scelta di proporre questo titolo come pubblicazione indipendente, in self publishing, del fatto che ci ho messo la faccia senza usare uno pseudonimo, di come ho pensato di dedicarmi al romance pur non essendo il mio genere preferito e molto altro.

    Qui il link per collegarsi in diretta. Gli eventi Sbapp hanno anche diffusione su YouTube.

  • Scintilla Inaspettata esce il 30 giugno

    Scintilla Inaspettata esce il 30 giugno

    Scintilla Inaspettata uscirà il 30 giugno. Dal maggio 2020, quando ho iniziato a scrivere questa storia leggera ma non troppo, ne è passato di tempo. Aver creato un romance, che ha tratti di commedia, è stata una sfida notevole, visto che il genere non è certo il mio preferito.

    Se con Connessione a rischio ho ricevuto tante domande su come abbia potuto dar vita a un personaggio come Gloria, non oso immaginare ciò che penserete di me dopo aver letto questo romanzo aahahahha. Questa volta ho voluto gestire tutto da sola e uscire in self publishing. Editing e copertina sono stati un investimento importante, l’impaginazione l’ho fatta io e incrocio davvero tutte le dita. Qui tutto il processo.

    La versione Kindle è già preordinabile, il cartaceo uscirà spero entro l’1 luglio su Amazon (se tutto andrà bene con i tempi tecnici indipendenti dalla sottoscritta) e sarà nei giorni successivi disponibile anche sulle altre piattaforme (Kobo compresa) oltre che ordinabile in libreria. Per chi tiene conto delle proprie letture su Goodreads la scheda dell’edizione digitale è già pronta. Chi è fuori dal mondo dell’editoria non lo sa, ma il passaparola social e le recensioni sono importantissimi per far conoscere un nuovo titolo. Non avendo alle spalle un editore stavolta sarà tutto sulle mie spalle e anche questa è una bella sfida.

    Per presentazioni ufficiali e altre amenità mi farò sentire più avanti.

  • Libri, vendite ancora in calo nel 2025. Per gli editori manca l’apporto della 18 App

    Libri, vendite ancora in calo nel 2025. Per gli editori manca l’apporto della 18 App

    Al Salone del Libro di Torino gli editori si sono confrontati sui dati Aie (Associazione italiana editori) relativi alle vendite dei primi quattro mesi del 2025. I numeri non sono confortanti: incassati quasi 16 milioni di euro in meno rispetto al 2024. Ho assistito, grazie al mio accredito stampa, alla conferenza molto partecipata e non sono buone notizie, visto che il prezzo medio del venduto in questo stesso arco di anni ha mostrato dinamiche notevolmente inferiori all’andamento dei prezzi al consumo. Una levitazione del prezzo di soli 23 centesimi in tre anni, addirittura in leggero calo (-0,3%) nei primi quattro mesi di quest’anno rispetto all’anno precedente. E questo quando l’indice dei prezzi al consumo ad aprile, stimato da Istat, ha fatto segnare un +2%. Diventa evidente come la filiera abbia recuperato solo in parte la spirale inflattiva di costi di materie prime e di trasporti degli anni 2022 e il 2023. Eppure, passando dal lato dei lettori, il libro è un prodotto che viene ritenuto costoso.

    Per Stefano Mauri (presidente del Gruppo editoriale Mauri Spagnol e anche presidente di Messaggerie Italiane spa) non è calata la propensione a leggere, ma venendo meno il sostegno governativo della 18app, è calata la domanda.

    Lorenzo Armando vicepresidente Aie e presidente del Gruppo Piccoli Editori, sottolinea: «La piccola editoria è presente in tanti settori e in situazioni diverse. Le aziende si danno molto da fare per trovare nuove fonti di reddito. Quello che sta succedendo indica un cambiamento strutturale del nostro mercato. Oggi sono richieste competenze manageriali e aziende sane. Dobbiamo immaginare l’editoria del futuro in cui alcune cose stanno cambiando. Tutta la filiera si metta attorno a un tavolo. Il pluralismo imprenditoriale è necessario come quello culturale. Chiediamo un rafforzamento del Centro per il libro e la lettura».

    Visto che il mercato della distribuzione nelle librerie di catena è in mano praticamente a due soggetti (Messaggerie e Distribuzione Mondadori) l’appello di Armando, che ho riassunto in modo stringato, mi sembra particolarmente calzante. È chiaro, e questa è una mia opinione, che un grande gruppo consente di avere maggiori certezze e organizzazione a livello distributivo, ma è anche vero che i sistemi informatici delle librerie non consentono, molto spesso, di fare ordini dai piccoli editori. Non una buona cosa per il settore, ecco. Per esempio Ubik vedeva il mio libro in catalogo, ma non poteva ordinarlo. Non tutti intendono servirsi degli acquisti sulle piattaforme online e quindi spesso l’unica strada è la rinuncia.

    Il presidente Aie Innocenzo Cipolletta chiede anche che le scuole abbiano «un bibliotecario vero che spinga alla conoscenza dei libri e leggere. Le scuole italiane hanno buoni professori, ma spesso la biblioteca è affidata a chi ha un altro lavoro».

    Il Bonus 18app (o Bonus Cultura), era una carta elettronica del valore di 500 euro istituita dal governo Renzi con la legge di Stabilità del 2016 per i ragazzi neo 18enni e le loro spese di natura culturale, come ad esempio l’acquisto di libri o di biglietti per accedere ad eventi musicali. La legge di Bilancio 2023 del governo Meloni l’ha abolita a decorrere dal 1° gennaio 2023 e l’ha sostituito con altre due “carte” culturali di diversa impostazione: la Carta della Cultura Giovani e la Carta del merito. Il vecchio Bonus 18app ha smesso di essere valido a partire dai ragazzi che hanno compiuto 18 anni nell’anno 2023.

    Per i ragazzi che hanno compiuto 18 anni nel 2022, i 500 euro del Bonus 18app sono stati spendibili fino al 30 aprile 2024.

    L’effetto di queste nuove misure di sostegno non si riflette sulla domanda nei primi quattro mesi dell’anno secondo i dati diffusi dall’Aie, mentre è ancora presto per misurare il ritorno prodotto dalle misure a sostegno degli acquisti da parte delle biblioteche. Nel 2023 la spesa generata dall’uso della 18 App dai nati nel 2004 e la coda di mancata spesa del 2022 valevano 58 milioni di euro. Rappresentava ben il 16% del valore del mercato.

    Nel 2024 la carta cultura e la carta del merito, 16 milioni e mezzo di spesa di libri a stampa, a cui dobbiamo aggiungere i 29 milioni di coda della 18 App dell’anno precedente, valevano quasi 46 milioni di euro. Era il 10% del valore del mercato dei primi quattro mesi dell’anno. Nel 2025 è vero che è cresciuto l’utilizzo della Carta Cultura e della Carta del Merito da parte di neo-diciottenni nati nel 2006, 18 milioni di euro con un +10% rispetto all’anno precedente, ma a farsi sentire è la scomparsa della coda della 18 App.

    La nuova misura delle due carte si riduce a rappresentare appena il 4% delle vendite dei primi quattro mesi di quest’anno, quando nel 2023 ne rappresentava ben il 16%.

    Come mai? Renata Gorgani, vicepresidente Aie e presidente del Gruppo Editoria di Varia, analizza: «In Italia imparare a leggere a scuola non fa diventare lettori. Dipende tutto dagli insegnanti di buona volontà. Una situazione che non possiamo continuare ad accettare. Mancano i presìdi della lettura: dove vanno a cercare i libri i ragazzi? La bolla TikTok vale un po’ meno di prima, è più diluita. Noi dobbiamo riportare la gente in libreria, perché il libro fisico è un attore importante. Serve uno scatto di orgoglio di tutte le menti migliori. Senza le istituzioni però è difficile».

    Gorgani ha ragione, il problema tocca in modo particolare l’Italia, Paese che è in fondo alla classifica Eurostat per lettura dei libri. Secondo i dati 2022 solo il 35,4% degli italiani di età pari o superiore a 16 anni ha dichiarato di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’indagine, posizionando l’Italia al terzultimo posto nell’Ue, davanti solo a Cipro (33,1%) e Romania (29,5%).

    Sono andata però a sbirciare un’altra classifica che forse il governo non ha controllato: “Persone che hanno letto libri negli ultimi 12 mesi per rischio di soglia di povertà, composizione del nucleo familiare, grado di urbanizzazione e numero di libri” e anche qui l’Italia è quart’ultima in questa classifica con il 64,6% delle persone a rischio che non ha letto nessun libro in un anno. Solo Romania, Cipro e Serbia restano dietro. In particolare chi vive in grandi città fa ancora peggio: l’Italia è penultima dietro a Cipro, mentre chi vive in piccoli centri o le periferie mantiene la stessa posizione al quart’ultimo posto, fanno meglio gli abitanti delle zone rurali (l’Italia è 24esima).

    L’altra statistica che il governo e gli editori dovrebbero guardare è questa: alla domanda perché non leggi? Queste persone a rischio povertà non rispondono “per ragioni economiche“, anche se in Italia è una delle percentuali più alte (2,4%), ma perché “Non interessate” (48,3%) e perché ritengono di “non avere tempo” (18,3%). Sta tutto qui. E pensate che comunque l’Italia non è piazzata malissimo in questa classifica, ma siccome i lettori sono già pochi in generale, ecco il patatrac. Capire il perché di questo non interesse dovrebbe essere una priorità. Mia opinione: vivere in un mondo di deprivazione sociale, non stimolati da una scuola che fa sempre più fatica, con modelli di riferimento che magari simulano ricchezze e soldi facili, fa sì che la lettura non sia neanche contemplata tra i passatempi.

    La statistica del “Non interessato” in Italia cambia in un contesto normale e non di rischio di povertà: addirittura l’Italia è decima in classifica se si considerano coloro che hanno un titolo di studio di secondo grado o una laurea. In questa categoria prevale il “non ho tempo”, che è comunque un aspetto a cui si può più facilmente rimediare.

    Il ragionamento logico mi porta a pensare che l’aver agganciato la Carta Cultura Giovani all’Isee, alla fine non spinga comunque i giovani a usufruire del bonus: alla povertà economica si unisce quella educativa e culturale.

    Tornando alla nostra ricerca Aie, il calo del mercato, sia a copie sia a valore, ha riguardato tutti i primi quattro mesi del 2025, con valori anche importanti, -6%, -7%, -5% a valore. C’è da chiedersi quanto i valori negativi a febbraio e marzo siano da ricondurre proprio alla minore efficace di carta cultura e carte del merito.

    Il calo del mercato non ha riguardato solo tutti i mesi dell’anno, ma anche tutti i generi, con un’eccezione importante. Il settore bambini e ragazzi fa segnare un +5,4% rispetto ai primi quattro mesi dell’anno precedente.

    Invece la narrativa sia italiana (-1,5%) sia straniera (-2%) è in territorio negativo.

    I fumetti pur negativi con un -1,4% sembrano far meglio rispetto al -10% dell’anno precedente. I manga registrano il calo perggiore (-5,8%), mentre colpisce l’incremento dei fumetti per bambini dai 6 ai 13 anni (+14,5%). Stiamo parlando di percentuali su un valore totale dei primi mesi 2025 di 25,9 milioni.

    La saggistica specialistica cala del 12%, al cui interno c’è sicuramente parte dell’editoria accademica. Un mercato che nei primi mesi del 2025 è sceso a 60,7 milioni. Maurizio Messina, vicepresidente Aie e presidente del Gruppo Accademico Professionale, spiega: «Intanto si registra un aumento dell’utilizzo di testi in lingua inglese, ma il libro universitario in generale sta perdendo centralità e studenti e professori tendono a usare materiali alternativi. Eppure l’istruzione sarebbe l’unico investimento che un Paese deve fare per il suo futuro».

    Il calo tocca tutte le classi dimensionali dell’impresa in base alle fasce di venduto generate nell’anno solare precedente. Il calo, secondo lo studio diffuso dall’Aie, lo si vede più accentuato tra le case editrici di media e piccola dimensione: l’andamento a copie registra un -6,7% per editori sino a un milione di venduto, un -13,4% da uno a 5 milioni e -1,4% gruppi e marchi oltre 5 milioni di venduto. L’andamento a valore è in linea, rispettivamente -7,3%, -13,1% e -1,3%.

    1. La catastrofica visita allo zoo, J. Dicker, La nave di Teseo (Marzo 2025)
    2. Spera, l’autobiografia, Francesco, Mondadori (Gennaio 2025)
    3. Tatà, V. Perrin, E/O (Novembre 2024)
    4. Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia, A. Cazzullo, HarperCollins
      (Settembre 2024)
    5. Socrate, Agata e il futuro. L’arte di invecchiare con filosofia, B. Severgnini, Rizzoli
      (Febbraio 2025)
    6. Elogio dell’ignoranza e dell’errore, G. Carofiglio, Einaudi (Gennaio 2025)
    7. Il canto dei cuori ribelli, T. Umrigar, Libreria Pienogiorno (Aprile 2024)
    8. Onesto, F. Vidotto, Bompiani (Gennaio 2025)
    9. Onyx Storm, R. Yarros, Sperling & Kupfer (Gennaio 2025)
    10. Game of Desire. Devozione, H. Riley, Sperling & Kupfer (Aprile 2025)

    Aie sottolinea che in questa classifica ci sono sette novità dell’anno e tre bestseller del 2024, ma solo due titoli di narrativa italiana, che per la prima volta dopo anni è in territorio negativo anche se la narrativa di genere ottiene risultati migliori rispetto a quella letteraria (+8,9% contro -11,2%).

    Il peso dei 100 titoli più venduti si riduce: 240 mila copie in meno acquistati, pari a 2,8 milioni di euro di spesa. Un fenomeno che ha riguardato soprattutto i titoli di punta (prime dieci novità -23,9%).

    Il romance è diventato un genere per autrici italiane che sottraggono quote di mercato a quelle straniere: nel 2025 i romance italiani guadagnano il 16,7% (dieci milioni di euro nei primi mesi del 2025), mentre gli esteri perdono ben il 22,1% (5,1 milioni). Nel 2023 i romance di autrici straniere erano a quota 9 milioni, i volumi di romance italiano fermi a 5,1 milioni.

    I dati dell’Aie però ci dicono anche che negli ultimi due anni il genere ha fatto un discreto salto in avanti con il 2024 anno magico (61,1 milioni rispetto ai 56,5 del 2023) e una lieve flessione nel 2025 (-1,5%).

    Il calo del valore delle vendite si riflette su tutti i canali a partire dagli store online che perdono il 5,2% su un mercato che in questi quattro mesi vale 172,5 milioni. Le librerie di catena e indipendenti perdono il 2,1% (240 milioni il valore 2025) e la Gdo perde il 6,6%. Le quote di mercato sono suddivise così: store online 40%, librerie 55,6% e gdo 4,5%.

    In particolare nelle librerie indipendenti si registrano ben 322 mila copie in meno comprate: -7,5%.

  • Scintilla inaspettata – Capitolo 5: di nomi veri e pseudonimi

    Scintilla inaspettata – Capitolo 5: di nomi veri e pseudonimi

    Avete notato che gli autori/le autrici romance raramente usano il loro vero nome quando pubblicano? Lo pseudonimo è sempre esistito, sia chiaro, nella letteratura. Sono moltissimi coloro che preferiscono non metterci la faccia (il caso Elena Ferrante è quello più eclatante degli ultimi anni). Ci possono essere diverse motivazioni alla base della scelta: utilizzare un nome “più facile” (pensate a Pablo Neruda che si chiamava Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto) oppure al voler associare l’autore a un unico genere (Agatha Christie scelse un nom de plume per pubblicare romanzi rosa: Mary Westmacott, J.K. Rowling lo ha fatto per scrivere dei gialli con lo pseudonimo di Robert Galbraith), in passato era anche un modo per non doversi giustificare di fronte alla propria famiglia quando i rapporti non erano proprio idilliaci (è il caso di Eric Arthur Blair, meglio conosciuto come George Orwell).

    Nel romance di oggi, a giudicare dal trend di mercato, vanno di moda i nomi inglesi e, non ho dati statistici a suffragarlo ma solo una certa esperienza leggendo commenti vari sui social e qualche articolo come questo, la cosa pare funzionare.

    Il nome straniero, inoltre, affascina le lettrici che a volte commentano quasi deluse il fatto che la loro beniamina di turno si scopre essere italianissima. Come se “foreigners do it better“.

    In più le storie uscite da Wattpad (se non sai cosa è Wattpad clicca qui per avere un’infarinatura) che hanno avuto grande successo, arrivano da autrici che si nascondono dietro pseudonimo sin dai primi passi sulla piattaforma ed è effettivamente poco sensato cambiare nome.

    Ci sono poi due tipi di autori/rici con nome fittizio: quelli che vogliono restare anonimi e quindi non fanno firmacopie, non partecipano a eventi eccetera (è stato il caso di Erin Doom fino a un certo punto, poi, credo anche per pressioni varie, si è rivelata anche se non conosciamo il suo cognome) e quelli il cui nom de plume in realtà nasconde solo le vere generalità e non il volto.

    Ho pubblicato Connessione a Rischio, un mystery, con il mio vero nome. Adesso, però, tocca a un romance, Scintilla Inaspettata.

    Il cervello e tutta la conoscenza del settore suggerirebbero di far uscire questo romanzo con uno pseudonimo e invece, come sempre, pur conoscendo la teoria (anche su come si dovrebbe crescere sui social, ma pure qui cerco di resistere all’omologazione che ormai spinge solo i video ovunque) ho deciso di andare in direzione ostinata e contraria. E provo a spiegare perché.

    • Ho un nome che, in qualche modo, vale qualcosa

    Emanuela Mortari, nonostante la mia tradizionale reticenza ad apparire e a sgomitare per emergere, è un nome che per tante persone significa qualcosa a Genova. Il mio lavoro mi ha fatto conoscere tanta gente e per fortuna qualcuno ha pure stima di me. Connessione a rischio è stato acquistato a scatola chiusa da persone che mi hanno una buona opinione della sottoscritta anche per il mio lavoro e per fortuna non ne sono rimaste deluse. Perché cambiare?

    • Su Wattpad chi aveva apprezzato Connessione a rischio mi ha seguita con entusiasmo anche in questa avventura in un genere diverso

    È così a compartimenti stagni la narrativa di genere? Io penso di no, spero di no. Posso comprendere che i gialli/noir/mystery/thriller e i romance siano praticamente agli antipodi. Però è vero che in diversi mi hanno scritto: “Io romance non ne leggo di solito, ma se l’hai scritto tu ho fiducia”. Spero che tutto questo possa ripetersi anche al di fuori della piattaforma.

    • Si parla tanto di genere romance ormai sdoganato e allora perché ancora tutte queste “paure” a essere associati a questi libri?

    Posso comprendere che una ragazza giovane magari non voglia mischiare la sua attività da scrittrice con il resto della sua vita, soprattutto se scrive “scene zozze” passatemi il termine. Tuttavia se oggi sbandieramo il fatto che il romance e tutte le sue declinazioni sono narrativa alla pari delle altre, sarebbe bello poterci appunto mettere nome e cognome senza aver paura di “scottarsi” o di doversi giustificare per scrivere un certo tipo di scene e di storie.

    • Perché, soprattutto in Scintilla, è importante metterci la faccia

    Io lo so che tutti, tutti mi guarderanno con occhi diversi quando leggeranno del protagonista della storia: un attore a luci rosse molto famoso. “Eh, come ti sei documentata?” e giù risatine. In realtà ho letto e guardato interviste a chi fa parte di quel mondo, ho capito quanto disagio c’è dentro, ho cercato di raccontarlo pur mantenendo un tono leggero per gran parte del libro e poi il messaggio che voglio far passare è importantissimo proprio contro i pregiudizi nei confronti di certi tipi di mestiere. Ritengo di avere le spalle abbastanza larghe per sopportare i preconcetti di chi approccia la storia senza averla letta. Ho avuto la prova che nell’evoluzione delle vicende di Samuel e Agnese le persone si ricredono e capiscono che c’è qualcosa di più lì dentro.