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    Libri, vendite ancora in calo nel 2025. Per gli editori manca l’apporto della 18 App

    Al Salone del Libro di Torino gli editori si sono confrontati sui dati Aie (Associazione italiana editori) relativi alle vendite dei primi quattro mesi del 2025. I numeri non sono confortanti: incassati quasi 16 milioni di euro in meno rispetto al 2024. Ho assistito, grazie al mio accredito stampa, alla conferenza molto partecipata e non sono buone notizie, visto che il prezzo medio del venduto in questo stesso arco di anni ha mostrato dinamiche notevolmente inferiori all’andamento dei prezzi al consumo. Una levitazione del prezzo di soli 23 centesimi in tre anni, addirittura in leggero calo (-0,3%) nei primi quattro mesi di quest’anno rispetto all’anno precedente. E questo quando l’indice dei prezzi al consumo ad aprile, stimato da Istat, ha fatto segnare un +2%. Diventa evidente come la filiera abbia recuperato solo in parte la spirale inflattiva di costi di materie prime e di trasporti degli anni 2022 e il 2023. Eppure, passando dal lato dei lettori, il libro è un prodotto che viene ritenuto costoso.

    Per Stefano Mauri (presidente del Gruppo editoriale Mauri Spagnol e anche presidente di Messaggerie Italiane spa) non è calata la propensione a leggere, ma venendo meno il sostegno governativo della 18app, è calata la domanda.

    Lorenzo Armando vicepresidente Aie e presidente del Gruppo Piccoli Editori, sottolinea: «La piccola editoria è presente in tanti settori e in situazioni diverse. Le aziende si danno molto da fare per trovare nuove fonti di reddito. Quello che sta succedendo indica un cambiamento strutturale del nostro mercato. Oggi sono richieste competenze manageriali e aziende sane. Dobbiamo immaginare l’editoria del futuro in cui alcune cose stanno cambiando. Tutta la filiera si metta attorno a un tavolo. Il pluralismo imprenditoriale è necessario come quello culturale. Chiediamo un rafforzamento del Centro per il libro e la lettura».

    Visto che il mercato della distribuzione nelle librerie di catena è in mano praticamente a due soggetti (Messaggerie e Distribuzione Mondadori) l’appello di Armando, che ho riassunto in modo stringato, mi sembra particolarmente calzante. È chiaro, e questa è una mia opinione, che un grande gruppo consente di avere maggiori certezze e organizzazione a livello distributivo, ma è anche vero che i sistemi informatici delle librerie non consentono, molto spesso, di fare ordini dai piccoli editori. Non una buona cosa per il settore, ecco. Per esempio Ubik vedeva il mio libro in catalogo, ma non poteva ordinarlo. Non tutti intendono servirsi degli acquisti sulle piattaforme online e quindi spesso l’unica strada è la rinuncia.

    Il presidente Aie Innocenzo Cipolletta chiede anche che le scuole abbiano «un bibliotecario vero che spinga alla conoscenza dei libri e leggere. Le scuole italiane hanno buoni professori, ma spesso la biblioteca è affidata a chi ha un altro lavoro».

    Il Bonus 18app (o Bonus Cultura), era una carta elettronica del valore di 500 euro istituita dal governo Renzi con la legge di Stabilità del 2016 per i ragazzi neo 18enni e le loro spese di natura culturale, come ad esempio l’acquisto di libri o di biglietti per accedere ad eventi musicali. La legge di Bilancio 2023 del governo Meloni l’ha abolita a decorrere dal 1° gennaio 2023 e l’ha sostituito con altre due “carte” culturali di diversa impostazione: la Carta della Cultura Giovani e la Carta del merito. Il vecchio Bonus 18app ha smesso di essere valido a partire dai ragazzi che hanno compiuto 18 anni nell’anno 2023.

    Per i ragazzi che hanno compiuto 18 anni nel 2022, i 500 euro del Bonus 18app sono stati spendibili fino al 30 aprile 2024.

    L’effetto di queste nuove misure di sostegno non si riflette sulla domanda nei primi quattro mesi dell’anno secondo i dati diffusi dall’Aie, mentre è ancora presto per misurare il ritorno prodotto dalle misure a sostegno degli acquisti da parte delle biblioteche. Nel 2023 la spesa generata dall’uso della 18 App dai nati nel 2004 e la coda di mancata spesa del 2022 valevano 58 milioni di euro. Rappresentava ben il 16% del valore del mercato.

    Nel 2024 la carta cultura e la carta del merito, 16 milioni e mezzo di spesa di libri a stampa, a cui dobbiamo aggiungere i 29 milioni di coda della 18 App dell’anno precedente, valevano quasi 46 milioni di euro. Era il 10% del valore del mercato dei primi quattro mesi dell’anno. Nel 2025 è vero che è cresciuto l’utilizzo della Carta Cultura e della Carta del Merito da parte di neo-diciottenni nati nel 2006, 18 milioni di euro con un +10% rispetto all’anno precedente, ma a farsi sentire è la scomparsa della coda della 18 App.

    La nuova misura delle due carte si riduce a rappresentare appena il 4% delle vendite dei primi quattro mesi di quest’anno, quando nel 2023 ne rappresentava ben il 16%.

    Come mai? Renata Gorgani, vicepresidente Aie e presidente del Gruppo Editoria di Varia, analizza: «In Italia imparare a leggere a scuola non fa diventare lettori. Dipende tutto dagli insegnanti di buona volontà. Una situazione che non possiamo continuare ad accettare. Mancano i presìdi della lettura: dove vanno a cercare i libri i ragazzi? La bolla TikTok vale un po’ meno di prima, è più diluita. Noi dobbiamo riportare la gente in libreria, perché il libro fisico è un attore importante. Serve uno scatto di orgoglio di tutte le menti migliori. Senza le istituzioni però è difficile».

    Gorgani ha ragione, il problema tocca in modo particolare l’Italia, Paese che è in fondo alla classifica Eurostat per lettura dei libri. Secondo i dati 2022 solo il 35,4% degli italiani di età pari o superiore a 16 anni ha dichiarato di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’indagine, posizionando l’Italia al terzultimo posto nell’Ue, davanti solo a Cipro (33,1%) e Romania (29,5%).

    Sono andata però a sbirciare un’altra classifica che forse il governo non ha controllato: “Persone che hanno letto libri negli ultimi 12 mesi per rischio di soglia di povertà, composizione del nucleo familiare, grado di urbanizzazione e numero di libri” e anche qui l’Italia è quart’ultima in questa classifica con il 64,6% delle persone a rischio che non ha letto nessun libro in un anno. Solo Romania, Cipro e Serbia restano dietro. In particolare chi vive in grandi città fa ancora peggio: l’Italia è penultima dietro a Cipro, mentre chi vive in piccoli centri o le periferie mantiene la stessa posizione al quart’ultimo posto, fanno meglio gli abitanti delle zone rurali (l’Italia è 24esima).

    L’altra statistica che il governo e gli editori dovrebbero guardare è questa: alla domanda perché non leggi? Queste persone a rischio povertà non rispondono “per ragioni economiche“, anche se in Italia è una delle percentuali più alte (2,4%), ma perché “Non interessate” (48,3%) e perché ritengono di “non avere tempo” (18,3%). Sta tutto qui. E pensate che comunque l’Italia non è piazzata malissimo in questa classifica, ma siccome i lettori sono già pochi in generale, ecco il patatrac. Capire il perché di questo non interesse dovrebbe essere una priorità. Mia opinione: vivere in un mondo di deprivazione sociale, non stimolati da una scuola che fa sempre più fatica, con modelli di riferimento che magari simulano ricchezze e soldi facili, fa sì che la lettura non sia neanche contemplata tra i passatempi.

    La statistica del “Non interessato” in Italia cambia in un contesto normale e non di rischio di povertà: addirittura l’Italia è decima in classifica se si considerano coloro che hanno un titolo di studio di secondo grado o una laurea. In questa categoria prevale il “non ho tempo”, che è comunque un aspetto a cui si può più facilmente rimediare.

    Il ragionamento logico mi porta a pensare che l’aver agganciato la Carta Cultura Giovani all’Isee, alla fine non spinga comunque i giovani a usufruire del bonus: alla povertà economica si unisce quella educativa e culturale.

    Tornando alla nostra ricerca Aie, il calo del mercato, sia a copie sia a valore, ha riguardato tutti i primi quattro mesi del 2025, con valori anche importanti, -6%, -7%, -5% a valore. C’è da chiedersi quanto i valori negativi a febbraio e marzo siano da ricondurre proprio alla minore efficace di carta cultura e carte del merito.

    Il calo del mercato non ha riguardato solo tutti i mesi dell’anno, ma anche tutti i generi, con un’eccezione importante. Il settore bambini e ragazzi fa segnare un +5,4% rispetto ai primi quattro mesi dell’anno precedente.

    Invece la narrativa sia italiana (-1,5%) sia straniera (-2%) è in territorio negativo.

    I fumetti pur negativi con un -1,4% sembrano far meglio rispetto al -10% dell’anno precedente. I manga registrano il calo perggiore (-5,8%), mentre colpisce l’incremento dei fumetti per bambini dai 6 ai 13 anni (+14,5%). Stiamo parlando di percentuali su un valore totale dei primi mesi 2025 di 25,9 milioni.

    La saggistica specialistica cala del 12%, al cui interno c’è sicuramente parte dell’editoria accademica. Un mercato che nei primi mesi del 2025 è sceso a 60,7 milioni. Maurizio Messina, vicepresidente Aie e presidente del Gruppo Accademico Professionale, spiega: «Intanto si registra un aumento dell’utilizzo di testi in lingua inglese, ma il libro universitario in generale sta perdendo centralità e studenti e professori tendono a usare materiali alternativi. Eppure l’istruzione sarebbe l’unico investimento che un Paese deve fare per il suo futuro».

    Il calo tocca tutte le classi dimensionali dell’impresa in base alle fasce di venduto generate nell’anno solare precedente. Il calo, secondo lo studio diffuso dall’Aie, lo si vede più accentuato tra le case editrici di media e piccola dimensione: l’andamento a copie registra un -6,7% per editori sino a un milione di venduto, un -13,4% da uno a 5 milioni e -1,4% gruppi e marchi oltre 5 milioni di venduto. L’andamento a valore è in linea, rispettivamente -7,3%, -13,1% e -1,3%.

    1. La catastrofica visita allo zoo, J. Dicker, La nave di Teseo (Marzo 2025)
    2. Spera, l’autobiografia, Francesco, Mondadori (Gennaio 2025)
    3. Tatà, V. Perrin, E/O (Novembre 2024)
    4. Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia, A. Cazzullo, HarperCollins
      (Settembre 2024)
    5. Socrate, Agata e il futuro. L’arte di invecchiare con filosofia, B. Severgnini, Rizzoli
      (Febbraio 2025)
    6. Elogio dell’ignoranza e dell’errore, G. Carofiglio, Einaudi (Gennaio 2025)
    7. Il canto dei cuori ribelli, T. Umrigar, Libreria Pienogiorno (Aprile 2024)
    8. Onesto, F. Vidotto, Bompiani (Gennaio 2025)
    9. Onyx Storm, R. Yarros, Sperling & Kupfer (Gennaio 2025)
    10. Game of Desire. Devozione, H. Riley, Sperling & Kupfer (Aprile 2025)

    Aie sottolinea che in questa classifica ci sono sette novità dell’anno e tre bestseller del 2024, ma solo due titoli di narrativa italiana, che per la prima volta dopo anni è in territorio negativo anche se la narrativa di genere ottiene risultati migliori rispetto a quella letteraria (+8,9% contro -11,2%).

    Il peso dei 100 titoli più venduti si riduce: 240 mila copie in meno acquistati, pari a 2,8 milioni di euro di spesa. Un fenomeno che ha riguardato soprattutto i titoli di punta (prime dieci novità -23,9%).

    Il romance è diventato un genere per autrici italiane che sottraggono quote di mercato a quelle straniere: nel 2025 i romance italiani guadagnano il 16,7% (dieci milioni di euro nei primi mesi del 2025), mentre gli esteri perdono ben il 22,1% (5,1 milioni). Nel 2023 i romance di autrici straniere erano a quota 9 milioni, i volumi di romance italiano fermi a 5,1 milioni.

    I dati dell’Aie però ci dicono anche che negli ultimi due anni il genere ha fatto un discreto salto in avanti con il 2024 anno magico (61,1 milioni rispetto ai 56,5 del 2023) e una lieve flessione nel 2025 (-1,5%).

    Il calo del valore delle vendite si riflette su tutti i canali a partire dagli store online che perdono il 5,2% su un mercato che in questi quattro mesi vale 172,5 milioni. Le librerie di catena e indipendenti perdono il 2,1% (240 milioni il valore 2025) e la Gdo perde il 6,6%. Le quote di mercato sono suddivise così: store online 40%, librerie 55,6% e gdo 4,5%.

    In particolare nelle librerie indipendenti si registrano ben 322 mila copie in meno comprate: -7,5%.

  • Scintilla inaspettata – Capitolo 5: di nomi veri e pseudonimi

    Scintilla inaspettata – Capitolo 5: di nomi veri e pseudonimi

    Avete notato che gli autori/le autrici romance raramente usano il loro vero nome quando pubblicano? Lo pseudonimo è sempre esistito, sia chiaro, nella letteratura. Sono moltissimi coloro che preferiscono non metterci la faccia (il caso Elena Ferrante è quello più eclatante degli ultimi anni). Ci possono essere diverse motivazioni alla base della scelta: utilizzare un nome “più facile” (pensate a Pablo Neruda che si chiamava Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto) oppure al voler associare l’autore a un unico genere (Agatha Christie scelse un nom de plume per pubblicare romanzi rosa: Mary Westmacott, J.K. Rowling lo ha fatto per scrivere dei gialli con lo pseudonimo di Robert Galbraith), in passato era anche un modo per non doversi giustificare di fronte alla propria famiglia quando i rapporti non erano proprio idilliaci (è il caso di Eric Arthur Blair, meglio conosciuto come George Orwell).

    Nel romance di oggi, a giudicare dal trend di mercato, vanno di moda i nomi inglesi e, non ho dati statistici a suffragarlo ma solo una certa esperienza leggendo commenti vari sui social e qualche articolo come questo, la cosa pare funzionare.

    Il nome straniero, inoltre, affascina le lettrici che a volte commentano quasi deluse il fatto che la loro beniamina di turno si scopre essere italianissima. Come se “foreigners do it better“.

    In più le storie uscite da Wattpad (se non sai cosa è Wattpad clicca qui per avere un’infarinatura) che hanno avuto grande successo, arrivano da autrici che si nascondono dietro pseudonimo sin dai primi passi sulla piattaforma ed è effettivamente poco sensato cambiare nome.

    Ci sono poi due tipi di autori/rici con nome fittizio: quelli che vogliono restare anonimi e quindi non fanno firmacopie, non partecipano a eventi eccetera (è stato il caso di Erin Doom fino a un certo punto, poi, credo anche per pressioni varie, si è rivelata anche se non conosciamo il suo cognome) e quelli il cui nom de plume in realtà nasconde solo le vere generalità e non il volto.

    Ho pubblicato Connessione a Rischio, un mystery, con il mio vero nome. Adesso, però, tocca a un romance, Scintilla Inaspettata.

    Il cervello e tutta la conoscenza del settore suggerirebbero di far uscire questo romanzo con uno pseudonimo e invece, come sempre, pur conoscendo la teoria (anche su come si dovrebbe crescere sui social, ma pure qui cerco di resistere all’omologazione che ormai spinge solo i video ovunque) ho deciso di andare in direzione ostinata e contraria. E provo a spiegare perché.

    • Ho un nome che, in qualche modo, vale qualcosa

    Emanuela Mortari, nonostante la mia tradizionale reticenza ad apparire e a sgomitare per emergere, è un nome che per tante persone significa qualcosa a Genova. Il mio lavoro mi ha fatto conoscere tanta gente e per fortuna qualcuno ha pure stima di me. Connessione a rischio è stato acquistato a scatola chiusa da persone che mi hanno una buona opinione della sottoscritta anche per il mio lavoro e per fortuna non ne sono rimaste deluse. Perché cambiare?

    • Su Wattpad chi aveva apprezzato Connessione a rischio mi ha seguita con entusiasmo anche in questa avventura in un genere diverso

    È così a compartimenti stagni la narrativa di genere? Io penso di no, spero di no. Posso comprendere che i gialli/noir/mystery/thriller e i romance siano praticamente agli antipodi. Però è vero che in diversi mi hanno scritto: “Io romance non ne leggo di solito, ma se l’hai scritto tu ho fiducia”. Spero che tutto questo possa ripetersi anche al di fuori della piattaforma.

    • Si parla tanto di genere romance ormai sdoganato e allora perché ancora tutte queste “paure” a essere associati a questi libri?

    Posso comprendere che una ragazza giovane magari non voglia mischiare la sua attività da scrittrice con il resto della sua vita, soprattutto se scrive “scene zozze” passatemi il termine. Tuttavia se oggi sbandieramo il fatto che il romance e tutte le sue declinazioni sono narrativa alla pari delle altre, sarebbe bello poterci appunto mettere nome e cognome senza aver paura di “scottarsi” o di doversi giustificare per scrivere un certo tipo di scene e di storie.

    • Perché, soprattutto in Scintilla, è importante metterci la faccia

    Io lo so che tutti, tutti mi guarderanno con occhi diversi quando leggeranno del protagonista della storia: un attore a luci rosse molto famoso. “Eh, come ti sei documentata?” e giù risatine. In realtà ho letto e guardato interviste a chi fa parte di quel mondo, ho capito quanto disagio c’è dentro, ho cercato di raccontarlo pur mantenendo un tono leggero per gran parte del libro e poi il messaggio che voglio far passare è importantissimo proprio contro i pregiudizi nei confronti di certi tipi di mestiere. Ritengo di avere le spalle abbastanza larghe per sopportare i preconcetti di chi approccia la storia senza averla letta. Ho avuto la prova che nell’evoluzione delle vicende di Samuel e Agnese le persone si ricredono e capiscono che c’è qualcosa di più lì dentro.

  • Diventare giornalista oggi – 1

    Diventare giornalista oggi – 1

    Una professione in forte mutamento, in cui le nuove tecnologie sono entrate di prepotenza, in cui occorre essere o ultraspecializzati o molto poliedrici. Come si diventa giornalista oggi? Che prospettive ci sono? Quali competenze bisogna avere? In questa prima puntata lo stato dell’arte, scoraggiante, di questo mestiere e il primo consiglio per chi vuole diventare giornalista.

    Rispetto ai primi anni Duemila, quando ho iniziato io, le opportunità di accesso per un aspirante giornalista si sono moltiplicate perché semplicemente si sono moltiplicate le testate grazie a Internet. Tuttavia chi aspira a fare del giornalismo la sua professione deve fare molta più attenzione a non cadere in trappole che sfruttano il fatto che in questo mestiere la passione fa accettare condizioni lavorative indegne dal punto di vista del compenso. Il quadro attuale non è il massimo per chi vuole aspirare a vivere di giornalismo, ma io tendo a incoraggiare comunque chi vuole intraprendere questa strada. Perché c’è costante bisogno di buoni giornalisti e, a differenza di quella che sembra un po’ l’opinione generale, le persone hanno voglia di informarsi, di sapere, sono solo cambiati i mezzi di fruizione e tanti editori non l’hanno ancora capito.

    Gli ultimi dati pubblicati da Prima Comunicazione evidenziano un ulteriore calo nella vendita del cartaceo, con qualche segnale positivo sulle edizioni digitali. Prima Comunicazione, però prende in considerazione una fetta ridotta dell’editoria giornalistica, ossia i quotidiani. Cercando in giro esce un dato in cui si cita l’Agenda del Giornalista, ma non si fa riferimento all’anno di rilevamento, in cui le testate giornalistiche ufficialmente registrate in Italia sono 3.207, di cui 94 agenzie di stampa, 96 quotidiani e 713 testate radiotelevisive specializzate e tecniche. C’è quindi tutta una realtà locale o specializzata che è in ascesa e approfondiremo nelle prossime puntate.

    Sempre meno giovani

    Non è un caso che, secondo l’ultimo report disponibile dell’AgCom risalente al 2020 e disponibile qui (https://shorturl.at/C4Wh2), si stia assistendo a un progressivo invecchiamento della professione giornalistica come si può vedere dal grafico riportato.

    Secondo il report

    Più di quattro giornalisti italiani su dieci rientrano nella categoria freelance (costituita da autonomi e parasubordinati) e i dati confermano inoltre le profonde e strutturali differenze in termini di reddito tra questi ultimi e i dipendenti, e quindi una condizione del mercato del lavoro “insider–outsider”, in cui i lavoratori dipendenti (gli insider) godono di maggiori tutele, mentre le rimanenti categorie di giornalisti (gli outsider) sono costretti a lavorare in condizioni di precarietà e basso reddito.

    Per capirci (e qui ci metto l’esperienza personale come testimonianza) dieci anni fa il quotidiano con cui collaboravo pagava anche 50 euro a pezzo se si trattava di un’apertura di pagina (una cifrà già bassa rispetto agli anni d’oro). Oggi la discriminante è solo rappresentata dal numero di battute: 15,50 euro per un articolo sopra le 1500, la metà se il conteggio è inferiore. Non importa se per l’articolo hai dovuto solo fare una telefonata, oppure assistere a un’assemblea pubblica di ore. Si tratta di cifre su cui non c’è possibilità di negoziato nonostante, nel mio caso, si tratti di un servizio fornito da un freelance.

    E non parliamo dei pezzi scritti solo per il sito web, come se il lavoro per pubblicare su carta od online fosse diverso.

    So, da altre testimonianze, che girano cifre ancora peggiori.

    Le dichiarazioni dei redditi non mentono.

    Il rischio qual è? Che solo chi è ricco di famiglia può permettersi di fare il giornalista a queste condizioni, oppure che quello del giornalista sia destinato a restare un “hobby” o un secondo lavoro, cosa che non fa bene a una professione così importante per la società.

    Il giornalista pubblicista, del resto, è colui che svolge la professione regolarmente iscritto all’albo, ma non in modo esclusivo a differenza del giornalista professionista che vive solo di questo mestiere. Per i dettagli di come si ottiene l’agognato tesserino rimando al sito web dell’ordine dei giornalisti. https://www.odg.it/faq-iscrizione-albo

    Sempre più persone a un certo punto mollano, magari passando dall’altro lato della barricata, ossia alla comunicazione politica, di enti pubblici o aziendale oppure cercando di tenere il piede nelle due scarpe occupandosi di argomenti diversi.

    Sempre secondo il report dell’AgCom di ormai cinque anni fa, su un totale di 109.805 giornalisti iscritti all’Ordine, solo 59.308 fanno parte della cassa previdenziale Inpgi. Di questo sottogruppo ben 23.659 dichiaravano reddito giornalistico zero. 7.239 i pensionati. 4.710 quelli sotto ammortizzatori sociali. In sostanza i giornalisti davvero attivi erano poco più di 35 mila, in calo, rispetto al 2010, del 10,7%.

    I dati sono comunque troppo datati, tenuto conto della rapidissima evoluzione del settore che si trova a fronteggiare la concorrenza di realtà non registrate in tribunale come testata giornalistica e quindi non soggette agli obblighi di legge che regolano l’editoria, ma che spopolano sui social.

    Se sei arrivato fino qui e non sei ancora scoraggiato, è un buon inizio.

    Da formatrice di diversi professionisti (alcuni hanno anche fatto una bella carriera) nell’agenzia editoriale in cui ho iniziato, ho notato un aspetto sottovalutato soprattutto di recente da tutti i giovani aspiranti giornalisti, ma che è davvero l’uovo di colombo per un corretto approccio alla professione: LEGGERE I GIORNALI, informarsi insomma.

    Mi è capitato diverse volte di fare colloqui conoscitivi con aspiranti tirocinanti dell’Università che raccontavano il sogno di diventare giornalista senza avere l’abitudine di leggere i giornali. Un controsenso.

    Leggere i giornali (è consigliabile non fossilizzarsi solo su una testata per avere un quadro più oggettivo possibile sulle notizie e sulle linee editoriali) consente intanto di assimilare lo stile giornalistico, che è diverso da quello accademico, per fare un esempio, oltre che di capire quali sono le notizie, come vengono titolate, conoscere i nomi e le cariche delle persone (anche questo purtroppo non è così scontato).

    Se poi c’è l’intenzione di aspirare a un giornalismo di settori specifici come per esempio lo sport, con la lettura dei giornali o delle riviste si assorbono terminologie che faranno per sempre parte della cassetta degli attrezzi di un giornalista.

    L’articolo è già troppo lungo. Questa prima puntata finisce qui. Alla prossima!

    La seconda puntata è qui

  • Kebabbari vs Alieni – Michele Borgogni

    Kebabbari vs Alieni – Michele Borgogni
    Kebabbari vs AlieniKebabbari vs Alieni by Michele Borgogni
    My rating: 4 of 5 stars

    Ho letto questo romanzo grazie all’iniziativa Libri Vaganti di Vivsfairycorner su Instagram ed è stato un piacevole intrattenimento.
    Alvaro, un giovane studente universitario che però di esami non ne ha dati neanche uno, è costretto a trovare un lavoro visto che i genitori non vogliono più sovvenzionarlo inutilmente. Trova un posto da apprendista kebabbaro da Ahmed perché il precedente dipendente è sparito nel nulla.
    Ahmed diventa un po’ il “padre putativo” di Alvaro e i due, insieme all’amico musicista ATA, alla massaggiatrice cinese Mei e alla misteriosa e bellissima Mary, si troveranno a cercare di salvare il mondo da un’invasione aliena.
    Ho riso tanto, il testo è demenziale e pieno di riferimenti nerd-pop più adatti forse a quelli un po’ più “datati” come la sottoscritta.
    Diciamo che Alvaro non è proprio il massimo come eroe, ma ci piace proprio per questo. Ahmed l’ho trovato più divertente.
    L’autore si ispira a quel capolavoro di Adams, Guida galattica per gli autostoppisti di cui troverete una citazione inconfondibile sparsa nel testo.
    La prima parte si svolge sulla Terra, la seconda è una sorta di viaggio con diverse prove da superare non vi dico dove. A quanto pare è solo il primo libro di questo filone. Molto bella la copertina.
  • Il Codice delle ossa – Kathy Reichs

    Il Codice delle ossa – Kathy Reichs
    Il codice delle ossa (The Bone Hacker)Il codice delle ossa by Kathy Reichs
    My rating: 3 of 5 stars

    Le premesse buone c’erano. Purtroppo non tutte sono state mantenute. Non lo boccio, ma sono rimasta comunque un po’ delusa.
    Kathy Reichs dà vita a uno dei finali più affrettati di tutta la serie di Temperance Brennan (ho letto tutti i libri, sì).

    Ha un potenziale momento di grande suspance e timore che coinvolge una persona a lei vicina e praticamente non ce la mostra. Abbiamo un prima e un dopo nel giro boh? Di un paio di pagine.

    Il romanzo non si svolge a Montreal, da cui la nostra vola via dopo un caso mollato a metà perché collegato alle isole caraibiche di Turks e Caicos. Però dimenticatevelo, perché in realtà Tempe sarà coinvolta in altre due indagini: un serial killer di bei ragazzi e una nave piena di cadaveri trovata alla deriva.

    La questione della nave l’ho risolta all’istante, per competenze personali. Sul serial killer avevo sospetti fondati.

    Suggerirei all’editore di non mettere “spaventoso” in copertina. Alla fine il modo di scrivere della Reichs, che amiamo sia chiaro, non si caratterizza per tensione e cupezza, ma stempera anche le parti più paurose attraverso il filtro del carattere di Tempe che fa sempre un po’ sorridere.

    Viene messa parecchia carne al fuoco. Forse troppa. Il detective “Monaco” è un po’ meno insopportabile di Claudel e potrebbe essere riutilizzato in altre situazioni, chissà?

    E comunque continuo a chiedermi perché Tempe si ostini a chiamare Ryan per cognome appunto. Insomma… ora vivono pure insieme.


  • La donna della domenica – Fruttero e Lucentini

    La donna della domenica – Fruttero e Lucentini
    La donna della domenicaLa donna della domenica by Carlo Fruttero
    My rating: 5 of 5 stars

    Più di un giallo.

    Un romanzo che racconta alla perfezione la Torino dei primi anni Settanta, con la società divisa tra torinesi e “terroni”, tra borghesia e “resto del mondo”. Grazie alla focalizzazione sui pensieri di ogni personaggio scopriamo un’umanità variegata, meschina, annoiata, un sottobosco nel mezzo di un’espansione anche edilizia che sta cambiando la città.

    L’odio della Dosio e della Tabusso nei confronti del loro parrucchiere che si è arricchito grazie alle clienti e dunque se ne andrà in vacanza, dice molto, moltissimo, come l’abitudine della Tabusso a farsi togliere le multe da un vigile urbano compiacente.

    C’è comunque una sottile ironia che rende piacevole il tutto. A partire dall’arma del delitto.

    Non è un giallo “di ritmo”, Fruttero e Lucentini si prendono il loro tempo per tratteggiare personaggi e scene. Tutto molto raffinato, lento e anche il movente è in sé legato a una critica sociale.

    E il commissario Santamaria è bravissimo a muoversi “nell’ambiente”, come viene definita appunto la Torino-Bene.

    Anna Carla Dosio è un personaggio magistrale, che vede l’essere sospettata e l’indagine in corso come semplicemente una fuga da una routine fatta di un rapporto famigliare di facciata e le vacanze.

    Dopo il libro ho rivisto il film su Raiplay e devo dire che, nonostante le differenze soprattutto sul finale, Comencini ha fatto un buon lavoro, supportato da un cast notevolissimo.
  • Soggetto cinematografico – Connessione a rischio

    Soggetto cinematografico – Connessione a rischio

    Connessione a rischio è un mystery ambientato a Genova che, a detta di chi lo ha letto, si presterebbe a una trasposizione cinematografica.

    Per ora ho creato una piccola scheda con la sinossi completa e il booktrailer. Non è naturalmente visibile a tutti. Chi fosse interessato può richiederla scrivendo nel form contatti del sito.

    Qui sotto vi metto invece le moodboard dei personaggi, dopo una breve introduzione.

    Abbiamo Gloria Ferrari, la protagonista, una programmatrice di videogame che ha nella sua Kawasaki Ninja il naturale prolungamento. Impulsiva, testarda, mangiauomini. Ha anche dei difetti.

    L’uomo misterioso, di cui Gloria si invaghisce e decide di aiutare (ho preso in prestito l’occhio di George Clooney, mi perdonerà) è un brizzolato elegantissimo che però nasconde parecchi segreti.

    Stefano è uno dei colleghi di Gloria alla Gold Games, il migliore. Occhio di ghiaccio, occhiali dalla montatura dorata, lavora con le immancabili enormi cuffie alle orecchie. Di poche parole, di una sincerità disarmante, non ama il contatto fisico e l’emotività.

    Serena è la migliore amica di Gloria. Appassionata di gialli, bionda, fumatrice, lavora nella videosorveglianza per conto dell’intelligence italiana. Ha una gatta di nome Nocciola.

    Davide Traverso, detto Dave. Ex compagno di letto di Gloria per qualche mese, ora collega e vicino di scrivania. Il loro rapporto è un continuo punzecchiarsi, ma anche di sostegno nonostante Gloria lo faccia ammattire.

  • Furore – John Steinbeck

    Furore – John Steinbeck
    FuroreFurore by John Steinbeck
    My rating: 5 of 5 stars

    L’ho preso in biblioteca e me ne dolgo, perché ho dovuto fotografare alcuni passaggi per poterli rileggere a distanza.
    Tra le migliaia di recensioni cosa posso aggiungere?
    Sono arrivata a Furore dopo La Perla, Uomini e Topi e La Valle dell’Eden. Quest’ultimo resta forse il mio preferito, ma al fotofinish.
    Qui abbiamo una forte critica sociale, attraverso l’odissea della famiglia contadina dei Joad alla ricerca di lavoro in California con un furgone scassato attraverso la Route 66, attirati, come decine di migliaia di persone, da una propaganda che si rivelerà fasulla. Del resto che possono fare? Le banche hanno deciso che i loro terreni in Oklahoma vanno spianati e lo fanno attraverso le trattrici, guidate da uomini che o eseguono o non mangiano. La colpa è comunque sempre di qualcun altro, non conviene ribellarsi visto che non ci si sente responsabili.
    Sembra scritto oggi.
    La migrazione economica è sempre esistita e ovunque i migranti vengono visti con timore e trattati nel modo peggiore possibile. Anche i Joad, che sono persone per bene e vogliono solo lavorare, dovranno affrontare pregiudizi e mille difficoltà. Gli Okies, come vengono chiamati i migranti, per i californiani sono “bestie”. E l’opinione che ne hanno è questa: “Forse sarebbero anche loro come noi, se conoscessero qualcosa di meglio, ma non hanno idea che possa esistere qualcosa di meglio di quello che hanno; è per questo che si adattano a tutto”.

    C’è una critica feroce del capitalismo, con i grandi proprietari che preferiscono lasciare i terreni incolti o la frutta marcire sugli alberi perché non conveniente, c’è l’evidenza delle difficoltà delle lotte sindacali, perché se qualcuno cede alla fine vince il padrone e come si fa quando c’è un esercito di disperati che accetta di lavorare per pochi spiccioli? Si preferisce comprare il necessario invece che produrlo. I soldi vengono spesi in armi per scacciare questi intrusi, perché “Credete di essere in casa vostra?, Ma guarda un po’, si credono padroni loro, questi Okies, sgombrate subito! E l’agente calpesta i verdi sprocchetti di carota e l’ortica non tarda a riprendere il sopravvento”.

    C’è la dimostrazione che la collaborazione collettiva funziona (il campeggio governativo) se tutti svolgono bene il loro compito e ovviamente la situazione è mal vista da chi invece deve tenere i lavoratori nella massima disperazione possibile per poterli sfruttare.

    “E le banche e le società si scavano la fossa con le proprie mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi e sulle strade circola l’umanità affamata. I granai sono pieni, e i bimbi dei poveri crescono rachitici e pieni di pustole. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizia e in liste nere”

    Ci sono capitoli più di scenario complessivo, che poi viviamo subito dopo attraverso le vicende capitate alla famiglia Joad. Si tratta di un romanzo che spiazza anche nel modo in cui fa entrare/uscire i personaggi. Si parte con il ritorno di Tom Joad dalla prigione, ma Tom non sarà strettamente il protagonista. Di alcuni personaggi, figure meno importanti della famiglia, non sapremo veramente nulla una volta usciti di scena. Altri restano indimenticabili, a partire dalla mamma, che è il vero collante di tutto e prende decisioni con grande polso.

    Il finale non risolve, ma è perfetto così. Da un lato è straziante, dall’altro è una sorta di messaggio di speranza, con un immancabile riferimento biblico.

  • La casa dei silenzi – Donato Carrisi

    La casa dei silenzi – Donato Carrisi
    La casa dei silenziLa casa dei silenzi by Donato Carrisi
    My rating: 3 of 5 stars

    2.5 stelle
    Carrisi ha il problema che non riesce (o forse non può) chiudere una saga.
    L’altro problema (mio) è che la componente sovrannaturale sembra crescere di opera in opera e questo non mi piace.
    Ultimo: l’evoluzione di Carrisi verso qualcosa che non è il thriller non so ancora giudicarla in modo distaccato.
    Apprezzo sempre molto la sua scrittura, la sua capacità di farti girare le pagine, ma è inevitabile: credo sia un po’ stanco di dover produrre un libro all’anno. Il resto dei pensieri me li tengo per evitarvi spoiler. Qualcosa di più lo trovate (occultato) sul mio profilo Goodreads. Questa è la trama, un po’ un inganno bisogna dire: “Mi chiamo Pietro Gerber ma qui a Firenze, dove vivo da quando sono nato, tutti mi conoscono come l’addormentatore di bambini. Sono un ipnotista, come lo era mio padre, e con l’ipnosi aiuto i bambini a elaborare traumi e a superare paure e fobie. Non sembrerebbe, ma il mio è un mestiere pericoloso. Perché la mente dei bambini è un labirinto ed è facile smarrirsi e non riuscire più a tornare. Forse è proprio questo che sta succedendo a Matias. Ha nove anni e da tempo ha un sogno ricorrente. Da troppo tempo. Ormai Matias ha paura di addormentarsi, perché in sogno gli fa visita qualcuno che non dovrebbe esistere. Una donna dall’aria triste e vestita sempre di scuro e che non parla mai. La signora silenziosa abita i suoi sogni come uno spettro, come una presenza inquietante che tracima nella realtà. Non dovrebbe essere nient’altro che un sogno, ma allora… Allora perché sento che la signora silenziosa è reale? Allora perché sento nel silenzio il ronzio di un immenso sciame di insetti? Allora perché sento che perfino la mia casa, vuota e solitaria, è infestata da fantasmi? E se la storia della signora silenziosa fosse ancora tutta da scrivere… Come la mia? Mi chiamo Pietro Gerber, sono l’addormentatore di bambini, e di colpo ho paura di dormire. E ho ancora più paura di stare sveglio.”
  • Scintilla Inaspettata – Capitolo 4: La data di uscita

    Scintilla Inaspettata – Capitolo 4: La data di uscita

    Non vi aggiorno da un po’ qui sopra, anche se su Instagram ho dato vita a un calendario dell’avvento tutto dedicato a Scintilla Inaspettata, un divertissement che mi ha creato qualche grattacapo a livello creativo, ma alla fine è stato un esperimento molto divertente perché mi ha consentito di postare tutti i giorni dall’1 al 25 dicembre.

    C’è un motivo ben preciso per cui non avete avuto notizie di me.

    Ho ricevuto l’editing di Beatrice Radi da qualche mese, ormai.

    nyx.g.nocturne a dicembre mi ha consegnato la sua proposta di copertina e mi è piaciuta subito molto.

    Abbiamo fatto solo qualche lieve modifica, perché sia i colori (diversi da quelli su cui ci eravamo accordate), sia il progetto generale dell’immagine mi hanno conquistata!

    Non ho ancora iniziato a lavorare sull’editing. Perché? Non ho tempo! E stavo andando in burnout.

    La mia vita, non è un mistero, è piena di lavoro (il giornalismo) pure serale poiché mi occupo anche di partite di Serie A e B e recensioni teatrali per genova24.it.

    Di giorno l’altra testata con cui collaboro, Liguria Business Journal, richiede impegno quasi costante.

    Inoltre faccio anche la volontaria in una comunità per minori un pomeriggio a settimana (di solito nel weekend). Nel tempo libero leggo e passo del tempo insieme a mio marito e soprattutto d’autunno sono impegnata con la preparazione di conserve e marmellate. Insomma, un disastro per il side project.

    In questi mesi sto anche portando a termine “Connessione 2”, come chiamo provvisoriamente il secondo episodio con Gloria Ferrari e i suoi amici protagonisti.

    Ho un impegno nei confronti dei lettori su Wattpad che attendono un capitolo ogni due settimane e come potete immaginare il poco tempo libero lo dedico a questo. In questo periodo, per quanto riguarda la scrittura, non riesco a essere multitasking.

    Per fortuna non mancano troppi capitoli prima dell’epilogo.

    Inizialmente avevo pensato di uscire con Scintilla Inaspettata a fine 2024, ma tutti mi avevano detto che dicembre non è un buon mese.

    Così avevo ipotizzato febbraio, visto che Connessione a rischio era uscito proprio a fine febbraio 2021. E poi febbraio è il mese degli innamorati, no?

    Invece non ce la farò e riflettendoci è anche meglio perché c’è un mese che per scintilla inaspettata è ancora più importante. Forse è proprio nel suo destino

    Ho iniziato a scrivere Scintilla inaspettata a maggio 2020 perché avevo bisogno di leggerezza in un momento difficile per tutta l’umanità. L’ho finito a maggio 2021, esattamente un anno dopo e l’epilogo l’ho pubblicato il giorno

    del mio compleanno: l’11 maggio.

    Se non sono segnali questi…