-
Diventare giornalista oggi – 1

Crisi uguale cambiamento
Una professione in forte mutamento, in cui le nuove tecnologie sono entrate di prepotenza, in cui occorre essere o ultraspecializzati o molto poliedrici. Come si diventa giornalista oggi? Che prospettive ci sono? Quali competenze bisogna avere? In questa prima puntata lo stato dell’arte, scoraggiante, di questo mestiere e il primo consiglio per chi vuole diventare giornalista.
Rispetto ai primi anni Duemila, quando ho iniziato io, le opportunità di accesso per un aspirante giornalista si sono moltiplicate perché semplicemente si sono moltiplicate le testate grazie a Internet. Tuttavia chi aspira a fare del giornalismo la sua professione deve fare molta più attenzione a non cadere in trappole che sfruttano il fatto che in questo mestiere la passione fa accettare condizioni lavorative indegne dal punto di vista del compenso. Il quadro attuale non è il massimo per chi vuole aspirare a vivere di giornalismo, ma io tendo a incoraggiare comunque chi vuole intraprendere questa strada. Perché c’è costante bisogno di buoni giornalisti e, a differenza di quella che sembra un po’ l’opinione generale, le persone hanno voglia di informarsi, di sapere, sono solo cambiati i mezzi di fruizione e tanti editori non l’hanno ancora capito.
Gli ultimi dati pubblicati da Prima Comunicazione evidenziano un ulteriore calo nella vendita del cartaceo, con qualche segnale positivo sulle edizioni digitali. Prima Comunicazione, però prende in considerazione una fetta ridotta dell’editoria giornalistica, ossia i quotidiani. Cercando in giro esce un dato in cui si cita l’Agenda del Giornalista, ma non si fa riferimento all’anno di rilevamento, in cui le testate giornalistiche ufficialmente registrate in Italia sono 3.207, di cui 94 agenzie di stampa, 96 quotidiani e 713 testate radiotelevisive specializzate e tecniche. C’è quindi tutta una realtà locale o specializzata che è in ascesa e approfondiremo nelle prossime puntate.
Sempre meno giovani
Non è un caso che, secondo l’ultimo report disponibile dell’AgCom risalente al 2020 e disponibile qui (https://shorturl.at/C4Wh2), si stia assistendo a un progressivo invecchiamento della professione giornalistica come si può vedere dal grafico riportato.

Secondo il report
Più di quattro giornalisti italiani su dieci rientrano nella categoria freelance (costituita da autonomi e parasubordinati) e i dati confermano inoltre le profonde e strutturali differenze in termini di reddito tra questi ultimi e i dipendenti, e quindi una condizione del mercato del lavoro “insider–outsider”, in cui i lavoratori dipendenti (gli insider) godono di maggiori tutele, mentre le rimanenti categorie di giornalisti (gli outsider) sono costretti a lavorare in condizioni di precarietà e basso reddito.
Sempre più poveri
Per capirci (e qui ci metto l’esperienza personale come testimonianza) dieci anni fa il quotidiano con cui collaboravo pagava anche 50 euro a pezzo se si trattava di un’apertura di pagina (una cifrà già bassa rispetto agli anni d’oro). Oggi la discriminante è solo rappresentata dal numero di battute: 15,50 euro per un articolo sopra le 1500, la metà se il conteggio è inferiore. Non importa se per l’articolo hai dovuto solo fare una telefonata, oppure assistere a un’assemblea pubblica di ore. Si tratta di cifre su cui non c’è possibilità di negoziato nonostante, nel mio caso, si tratti di un servizio fornito da un freelance.
E non parliamo dei pezzi scritti solo per il sito web, come se il lavoro per pubblicare su carta od online fosse diverso.
So, da altre testimonianze, che girano cifre ancora peggiori.
Le dichiarazioni dei redditi non mentono.

Il rischio qual è? Che solo chi è ricco di famiglia può permettersi di fare il giornalista a queste condizioni, oppure che quello del giornalista sia destinato a restare un “hobby” o un secondo lavoro, cosa che non fa bene a una professione così importante per la società.
Il giornalista pubblicista, del resto, è colui che svolge la professione regolarmente iscritto all’albo, ma non in modo esclusivo a differenza del giornalista professionista che vive solo di questo mestiere. Per i dettagli di come si ottiene l’agognato tesserino rimando al sito web dell’ordine dei giornalisti. https://www.odg.it/faq-iscrizione-albo
Sempre più persone a un certo punto mollano, magari passando dall’altro lato della barricata, ossia alla comunicazione politica, di enti pubblici o aziendale oppure cercando di tenere il piede nelle due scarpe occupandosi di argomenti diversi.
Sempre meno
Sempre secondo il report dell’AgCom di ormai cinque anni fa, su un totale di 109.805 giornalisti iscritti all’Ordine, solo 59.308 fanno parte della cassa previdenziale Inpgi. Di questo sottogruppo ben 23.659 dichiaravano reddito giornalistico zero. 7.239 i pensionati. 4.710 quelli sotto ammortizzatori sociali. In sostanza i giornalisti davvero attivi erano poco più di 35 mila, in calo, rispetto al 2010, del 10,7%.
I dati sono comunque troppo datati, tenuto conto della rapidissima evoluzione del settore che si trova a fronteggiare la concorrenza di realtà non registrate in tribunale come testata giornalistica e quindi non soggette agli obblighi di legge che regolano l’editoria, ma che spopolano sui social.
Come si diventa giornalista? Il primo consiglio, imprescindibile
Se sei arrivato fino qui e non sei ancora scoraggiato, è un buon inizio.
Da formatrice di diversi professionisti (alcuni hanno anche fatto una bella carriera) nell’agenzia editoriale in cui ho iniziato, ho notato un aspetto sottovalutato soprattutto di recente da tutti i giovani aspiranti giornalisti, ma che è davvero l’uovo di colombo per un corretto approccio alla professione: LEGGERE I GIORNALI, informarsi insomma.
Mi è capitato diverse volte di fare colloqui conoscitivi con aspiranti tirocinanti dell’Università che raccontavano il sogno di diventare giornalista senza avere l’abitudine di leggere i giornali. Un controsenso.
Leggere i giornali (è consigliabile non fossilizzarsi solo su una testata per avere un quadro più oggettivo possibile sulle notizie e sulle linee editoriali) consente intanto di assimilare lo stile giornalistico, che è diverso da quello accademico, per fare un esempio, oltre che di capire quali sono le notizie, come vengono titolate, conoscere i nomi e le cariche delle persone (anche questo purtroppo non è così scontato).
Se poi c’è l’intenzione di aspirare a un giornalismo di settori specifici come per esempio lo sport, con la lettura dei giornali o delle riviste si assorbono terminologie che faranno per sempre parte della cassetta degli attrezzi di un giornalista.
L’articolo è già troppo lungo. Questa prima puntata finisce qui. Alla prossima!
La seconda puntata è qui
-
Il Codice delle ossa – Kathy Reichs

Il codice delle ossa by Kathy Reichs
My rating: 3 of 5 stars
Le premesse buone c’erano. Purtroppo non tutte sono state mantenute. Non lo boccio, ma sono rimasta comunque un po’ delusa.
Kathy Reichs dà vita a uno dei finali più affrettati di tutta la serie di Temperance Brennan (ho letto tutti i libri, sì).
Ha un potenziale momento di grande suspance e timore che coinvolge una persona a lei vicina e praticamente non ce la mostra. Abbiamo un prima e un dopo nel giro boh? Di un paio di pagine.
Il romanzo non si svolge a Montreal, da cui la nostra vola via dopo un caso mollato a metà perché collegato alle isole caraibiche di Turks e Caicos. Però dimenticatevelo, perché in realtà Tempe sarà coinvolta in altre due indagini: un serial killer di bei ragazzi e una nave piena di cadaveri trovata alla deriva.
La questione della nave l’ho risolta all’istante, per competenze personali. Sul serial killer avevo sospetti fondati.
Suggerirei all’editore di non mettere “spaventoso” in copertina. Alla fine il modo di scrivere della Reichs, che amiamo sia chiaro, non si caratterizza per tensione e cupezza, ma stempera anche le parti più paurose attraverso il filtro del carattere di Tempe che fa sempre un po’ sorridere.
Viene messa parecchia carne al fuoco. Forse troppa. Il detective “Monaco” è un po’ meno insopportabile di Claudel e potrebbe essere riutilizzato in altre situazioni, chissà?
E comunque continuo a chiedermi perché Tempe si ostini a chiamare Ryan per cognome appunto. Insomma… ora vivono pure insieme.
-
La donna della domenica – Fruttero e Lucentini

La donna della domenica by Carlo Fruttero
My rating: 5 of 5 stars
Più di un giallo.
Un romanzo che racconta alla perfezione la Torino dei primi anni Settanta, con la società divisa tra torinesi e “terroni”, tra borghesia e “resto del mondo”. Grazie alla focalizzazione sui pensieri di ogni personaggio scopriamo un’umanità variegata, meschina, annoiata, un sottobosco nel mezzo di un’espansione anche edilizia che sta cambiando la città.
L’odio della Dosio e della Tabusso nei confronti del loro parrucchiere che si è arricchito grazie alle clienti e dunque se ne andrà in vacanza, dice molto, moltissimo, come l’abitudine della Tabusso a farsi togliere le multe da un vigile urbano compiacente.
C’è comunque una sottile ironia che rende piacevole il tutto. A partire dall’arma del delitto.
Non è un giallo “di ritmo”, Fruttero e Lucentini si prendono il loro tempo per tratteggiare personaggi e scene. Tutto molto raffinato, lento e anche il movente è in sé legato a una critica sociale.
E il commissario Santamaria è bravissimo a muoversi “nell’ambiente”, come viene definita appunto la Torino-Bene.
Anna Carla Dosio è un personaggio magistrale, che vede l’essere sospettata e l’indagine in corso come semplicemente una fuga da una routine fatta di un rapporto famigliare di facciata e le vacanze.
Dopo il libro ho rivisto il film su Raiplay e devo dire che, nonostante le differenze soprattutto sul finale, Comencini ha fatto un buon lavoro, supportato da un cast notevolissimo.
-
Soggetto cinematografico – Connessione a rischio

Connessione a rischio è un mystery ambientato a Genova che, a detta di chi lo ha letto, si presterebbe a una trasposizione cinematografica.
Per ora ho creato una piccola scheda con la sinossi completa e il booktrailer. Non è naturalmente visibile a tutti. Chi fosse interessato può richiederla scrivendo nel form contatti del sito.
Qui sotto vi metto invece le moodboard dei personaggi, dopo una breve introduzione.
Abbiamo Gloria Ferrari, la protagonista, una programmatrice di videogame che ha nella sua Kawasaki Ninja il naturale prolungamento. Impulsiva, testarda, mangiauomini. Ha anche dei difetti.
L’uomo misterioso, di cui Gloria si invaghisce e decide di aiutare (ho preso in prestito l’occhio di George Clooney, mi perdonerà) è un brizzolato elegantissimo che però nasconde parecchi segreti.
Stefano è uno dei colleghi di Gloria alla Gold Games, il migliore. Occhio di ghiaccio, occhiali dalla montatura dorata, lavora con le immancabili enormi cuffie alle orecchie. Di poche parole, di una sincerità disarmante, non ama il contatto fisico e l’emotività.
Serena è la migliore amica di Gloria. Appassionata di gialli, bionda, fumatrice, lavora nella videosorveglianza per conto dell’intelligence italiana. Ha una gatta di nome Nocciola.
Davide Traverso, detto Dave. Ex compagno di letto di Gloria per qualche mese, ora collega e vicino di scrivania. Il loro rapporto è un continuo punzecchiarsi, ma anche di sostegno nonostante Gloria lo faccia ammattire.





-
Furore – John Steinbeck

Furore by John Steinbeck
My rating: 5 of 5 stars
L’ho preso in biblioteca e me ne dolgo, perché ho dovuto fotografare alcuni passaggi per poterli rileggere a distanza.
Tra le migliaia di recensioni cosa posso aggiungere?
Sono arrivata a Furore dopo La Perla, Uomini e Topi e La Valle dell’Eden. Quest’ultimo resta forse il mio preferito, ma al fotofinish.
Qui abbiamo una forte critica sociale, attraverso l’odissea della famiglia contadina dei Joad alla ricerca di lavoro in California con un furgone scassato attraverso la Route 66, attirati, come decine di migliaia di persone, da una propaganda che si rivelerà fasulla. Del resto che possono fare? Le banche hanno deciso che i loro terreni in Oklahoma vanno spianati e lo fanno attraverso le trattrici, guidate da uomini che o eseguono o non mangiano. La colpa è comunque sempre di qualcun altro, non conviene ribellarsi visto che non ci si sente responsabili.
Sembra scritto oggi.
La migrazione economica è sempre esistita e ovunque i migranti vengono visti con timore e trattati nel modo peggiore possibile. Anche i Joad, che sono persone per bene e vogliono solo lavorare, dovranno affrontare pregiudizi e mille difficoltà. Gli Okies, come vengono chiamati i migranti, per i californiani sono “bestie”. E l’opinione che ne hanno è questa: “Forse sarebbero anche loro come noi, se conoscessero qualcosa di meglio, ma non hanno idea che possa esistere qualcosa di meglio di quello che hanno; è per questo che si adattano a tutto”.
C’è una critica feroce del capitalismo, con i grandi proprietari che preferiscono lasciare i terreni incolti o la frutta marcire sugli alberi perché non conveniente, c’è l’evidenza delle difficoltà delle lotte sindacali, perché se qualcuno cede alla fine vince il padrone e come si fa quando c’è un esercito di disperati che accetta di lavorare per pochi spiccioli? Si preferisce comprare il necessario invece che produrlo. I soldi vengono spesi in armi per scacciare questi intrusi, perché “Credete di essere in casa vostra?, Ma guarda un po’, si credono padroni loro, questi Okies, sgombrate subito! E l’agente calpesta i verdi sprocchetti di carota e l’ortica non tarda a riprendere il sopravvento”.
C’è la dimostrazione che la collaborazione collettiva funziona (il campeggio governativo) se tutti svolgono bene il loro compito e ovviamente la situazione è mal vista da chi invece deve tenere i lavoratori nella massima disperazione possibile per poterli sfruttare.
“E le banche e le società si scavano la fossa con le proprie mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi e sulle strade circola l’umanità affamata. I granai sono pieni, e i bimbi dei poveri crescono rachitici e pieni di pustole. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizia e in liste nere”
Ci sono capitoli più di scenario complessivo, che poi viviamo subito dopo attraverso le vicende capitate alla famiglia Joad. Si tratta di un romanzo che spiazza anche nel modo in cui fa entrare/uscire i personaggi. Si parte con il ritorno di Tom Joad dalla prigione, ma Tom non sarà strettamente il protagonista. Di alcuni personaggi, figure meno importanti della famiglia, non sapremo veramente nulla una volta usciti di scena. Altri restano indimenticabili, a partire dalla mamma, che è il vero collante di tutto e prende decisioni con grande polso.
Il finale non risolve, ma è perfetto così. Da un lato è straziante, dall’altro è una sorta di messaggio di speranza, con un immancabile riferimento biblico.
-
La casa dei silenzi – Donato Carrisi

La casa dei silenzi by Donato Carrisi
My rating: 3 of 5 stars
2.5 stelle
Carrisi ha il problema che non riesce (o forse non può) chiudere una saga.
L’altro problema (mio) è che la componente sovrannaturale sembra crescere di opera in opera e questo non mi piace.
Ultimo: l’evoluzione di Carrisi verso qualcosa che non è il thriller non so ancora giudicarla in modo distaccato.
Apprezzo sempre molto la sua scrittura, la sua capacità di farti girare le pagine, ma è inevitabile: credo sia un po’ stanco di dover produrre un libro all’anno. Il resto dei pensieri me li tengo per evitarvi spoiler. Qualcosa di più lo trovate (occultato) sul mio profilo Goodreads. Questa è la trama, un po’ un inganno bisogna dire: “Mi chiamo Pietro Gerber ma qui a Firenze, dove vivo da quando sono nato, tutti mi conoscono come l’addormentatore di bambini. Sono un ipnotista, come lo era mio padre, e con l’ipnosi aiuto i bambini a elaborare traumi e a superare paure e fobie. Non sembrerebbe, ma il mio è un mestiere pericoloso. Perché la mente dei bambini è un labirinto ed è facile smarrirsi e non riuscire più a tornare. Forse è proprio questo che sta succedendo a Matias. Ha nove anni e da tempo ha un sogno ricorrente. Da troppo tempo. Ormai Matias ha paura di addormentarsi, perché in sogno gli fa visita qualcuno che non dovrebbe esistere. Una donna dall’aria triste e vestita sempre di scuro e che non parla mai. La signora silenziosa abita i suoi sogni come uno spettro, come una presenza inquietante che tracima nella realtà. Non dovrebbe essere nient’altro che un sogno, ma allora… Allora perché sento che la signora silenziosa è reale? Allora perché sento nel silenzio il ronzio di un immenso sciame di insetti? Allora perché sento che perfino la mia casa, vuota e solitaria, è infestata da fantasmi? E se la storia della signora silenziosa fosse ancora tutta da scrivere… Come la mia? Mi chiamo Pietro Gerber, sono l’addormentatore di bambini, e di colpo ho paura di dormire. E ho ancora più paura di stare sveglio.” -
Scintilla Inaspettata – Capitolo 4: La data di uscita

Non vi aggiorno da un po’ qui sopra, anche se su Instagram ho dato vita a un calendario dell’avvento tutto dedicato a Scintilla Inaspettata, un divertissement che mi ha creato qualche grattacapo a livello creativo, ma alla fine è stato un esperimento molto divertente perché mi ha consentito di postare tutti i giorni dall’1 al 25 dicembre.
C’è un motivo ben preciso per cui non avete avuto notizie di me.
La situazione a fine 2024
Ho ricevuto l’editing di Beatrice Radi da qualche mese, ormai.
nyx.g.nocturne a dicembre mi ha consegnato la sua proposta di copertina e mi è piaciuta subito molto.
Abbiamo fatto solo qualche lieve modifica, perché sia i colori (diversi da quelli su cui ci eravamo accordate), sia il progetto generale dell’immagine mi hanno conquistata!
Il problema sono io
Non ho ancora iniziato a lavorare sull’editing. Perché? Non ho tempo! E stavo andando in burnout.
La mia vita, non è un mistero, è piena di lavoro (il giornalismo) pure serale poiché mi occupo anche di partite di Serie A e B e recensioni teatrali per genova24.it.
Di giorno l’altra testata con cui collaboro, Liguria Business Journal, richiede impegno quasi costante.
Inoltre faccio anche la volontaria in una comunità per minori un pomeriggio a settimana (di solito nel weekend). Nel tempo libero leggo e passo del tempo insieme a mio marito e soprattutto d’autunno sono impegnata con la preparazione di conserve e marmellate. Insomma, un disastro per il side project.
Una “piccola” questione ulteriore in ballo: Connessione 2
In questi mesi sto anche portando a termine “Connessione 2”, come chiamo provvisoriamente il secondo episodio con Gloria Ferrari e i suoi amici protagonisti.
Ho un impegno nei confronti dei lettori su Wattpad che attendono un capitolo ogni due settimane e come potete immaginare il poco tempo libero lo dedico a questo. In questo periodo, per quanto riguarda la scrittura, non riesco a essere multitasking.
Per fortuna non mancano troppi capitoli prima dell’epilogo.
Non tutto il ritardo viene per nuocere – nuova data
Inizialmente avevo pensato di uscire con Scintilla Inaspettata a fine 2024, ma tutti mi avevano detto che dicembre non è un buon mese.
Così avevo ipotizzato febbraio, visto che Connessione a rischio era uscito proprio a fine febbraio 2021. E poi febbraio è il mese degli innamorati, no?
Invece non ce la farò e riflettendoci è anche meglio perché c’è un mese che per scintilla inaspettata è ancora più importante. Forse è proprio nel suo destino
Ho iniziato a scrivere Scintilla inaspettata a maggio 2020 perché avevo bisogno di leggerezza in un momento difficile per tutta l’umanità. L’ho finito a maggio 2021, esattamente un anno dopo e l’epilogo l’ho pubblicato il giorno
del mio compleanno: l’11 maggio.
Se non sono segnali questi…
-
La valle dell’Eden – John Steinbeck

La Valle dell’Eden by John Steinbeck
My rating: 5 of 5 stars
Tu puoi. Timshel.
Se dovessi riassumere in una frase questo romanzo grandioso userei solo queste parole, fatte dire, non a caso, da uno dei personaggi secondari più interessanti e profondi che io abbia incontrato nella mia “carriera” da lettrice, il domestico tuttofare cinese Lee, a cui spettano, insieme a un altro personaggio eccezionale, Samuel Hamilton, poliedrico inventore e vero collante della sua famiglia, le maggiori riflessioni filosofiche sull’uomo e il libero arbitrio di questo romanzo indimenticabile.
Un romanzo di grande respiro visto che abbraccia tre generazioni e fa intuire i cambiamenti in atto negli Stati Uniti tra progresso tecnologico e le brutture della Prima Guerra Mondiale. La narrazione si concentra principalmente su due famiglie: gli Hamilton, ricchi di ingegno, ma poveri e i Trask, diventati ricchissimi non si sa bene se per un furto o altro, ma che di quei soldi non sanno bene che farsene.
I riferimenti biblici sono molteplici: la storia di Caino e Abele viene riproposta sia all’inizio, nel rapporto tra Adam Trask e il fratello Charles, sia più avanti, in modo ancora più marcato, nel rapporto tra i gemelli figli di Adam (view spoiler) e della cattivissima Cathy, altro personaggio indimenticabile per l’ostinata malvagità che la caratterizza.
Gli altri temi enormi sono la ricerca di sé, la ricerca dell’amore altrui anche attraverso strade tortuose e poco comprensibili e il fatto che il vulnus della colpa dei genitori non deve essere giustificazione per le proprie cattiverie.
Non fatevi intimorire dalla mole, io ci ho messo un po’ a finirlo perché volevo gustarmi ogni parola, ma la prosa è davvero scorrevole narrata con la tecnica del narratore onnisciente.
-
Resolution – Irvine Welsh

Resolution by Irvine Welsh
My rating: 4 of 5 stars
È sempre un piacere tornare a leggere Irvine Welsh. Qui siamo alla resa dei conti emotiva e “concreta” per Ray Lennox. Lo troviamo ripulito nella sua nuova vita a Brighton: niente alcol, niente coca, con una nuova ragazza ben più giovane e attento alla forma fisica. Un incontro inaspettato lo riporta però al famoso tunnel da cui non è mai uscito metaforicamente parlando.
Ecco allora che Ray piomba di nuovo in quell’inferno, che lo trascina di nuovo a fondo. Anzi, forse di più perché la questione riguarda anche la sua famiglia. Avrà a che fare con l’uomo che tutti apprezzano e che in realtà lui riconosce come uno dei tre membri del gruppo del tunnel. È lui o non è lui? Ecco allora che Ray ritorna in modalità sbirro, anche se non ha più l’autorità per fare certi tipi di ricerche. Così prova a cercare sponde inattese agendo però in preda al sospetto che chi gli è più vicino in realtà voglia tradirlo o lo abbia già tradito.
Adoro come nei libri di Welsh per sua attitudine, si usino le maiuscole, corsivi, grafiche, ci siano pov misteriosi che a poco a poco si svelino.
Qui arriviamo a una resa dei conti da film, con tanti, tantissimi (forse troppi) colpi di scena che riguardano persone che hanno fatto parte in qualche modo della vita di Ray, ma anche la stessa città di Brighton, davvero in balia di una certa spietata malavita collegata a casi di sparizioni di bambini. Non sai mai cosa aspettarti dai finali dei libri di Welsh. L’incertezza è praticamente fino all’ultimo e aiuti arrivano da personaggi insperati. Sono rimasta comunque soddisfatta anche se mi domando se questa sarà davvero l’ultima avventura di Ray.
Purtroppo nella versione italiana non ci possiamo godere alcune finezze sulla pronuncia di alcune parole-chiave che riguardano proprio uno degli uomini del tunnel.


