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  • Il silenzio è d’oro, ma a volte bisogna parlare

    Il silenzio è d’oro, ma a volte bisogna parlare

    Facendo gli auguri a un neodiciottenne la settimana scorsa, tra le prime cose che gli ho detto c’era anche: «Ehi, puoi andare a votare per le regionali!». In Liguria si rinnova il consiglio dopo i fatti giudiziari che hanno portato alle dimissioni del presidente Giovanni Toti.
    «Non ci vado a votare» è stata la sua risposta. «Non mi interessa. E poi dovrei informarmi».

    Nelle parole di quel ragazzo c’è tutto il fallimento della politica di oggi. Un fallimento a cascata che coinvolge la nostra società, dalla famiglia alla scuola.

    In queste settimane di campagna elettorale le redazioni giornalistiche sono state sommerse da una quantità spropositata di comunicati stampa (da entrambe le parti, sia chiaro), alcuni praticamente identici, che prendevano di mira l’avversario politico e sfociavano in un imbarazzante botta e risposta a distanza dai toni che non erano certo di dialettica politica, ma un becero tentativo di screditare “l’altro”. A chi interessa questa roba? Ve lo dico da amica: a nessuno se non alle claque già convinte del proprio voto che si esaltano con poco. La comunicazione politica, oggi, è rivolta a chi già mastica questa roba tutti i giorni. In sostanza il linguaggio da social, quello da boomer incattiviti per capirci, è stato trasferito nelle comunicazioni ufficiali di esponenti e gruppi politici in una corsa estenuante (per chi ci lavora) a chi ha l’ultima parola.

    Non è così che si convincono gli indecisi. Non è così che si inverte l’astensionismo, ma in una società in cui conta solo l’io, l’individuo, e in cui ormai si pensa che “i politici sono tutti uguali” e che non si possa cambiare nulla con il proprio voto, servirebbe ben altro: giganti nella visione e nella retorica, che non pensino prima alle alleanze che lo sono solo sulla carta e poi a tutto il resto.

    Per il cittadino comune la parola “fare politica” è diventata sinonimo di qualcosa di sporco. «No, non parlo di politica». «Non mi interesso di politica». «Io non faccio politica, eh». Invece ogni nostra azione è un atto politico. Persino l’astensionismo lo è: l’atto politico più preoccupante per tutta la nostra società, ossia il disinteresse totale. Stiamo comunque troppo bene per pensare che le cose possano cambiare in molto peggio e chi sta male e fatica perché ormai è ai margini della società è talmente disilluso che non riesce più a pensare che qualcuno possa davvero rappresentare un’alternativa all’andazzo generale.

    Per tornare ai giovani credo che chi si appassiona all’attivismo lo faccia ormai al di fuori dei partiti e dei sindacati, ma tutto questo non si traduce in voti probabilmente. Sarò curiosa di vedere le statistiche sull’affluenza per età.

    Ma come si fa ad appassionarsi a qualcosa che ormai sembra essere al di sopra di ciò che il cittadino tocca quotidianamente? Con leggi scritte in modo astruso e incomprensibile anche per un laureato, dove in un’unico documento vengono racchiuse le tematiche più diverse da far passare tutte insieme? Dove le dichiarazioni spesso cambiano a seconda del contesto, delle alleanze e del pubblico che il politico di turno si trova davanti?

    E anche sulle battaglie andrebbe fatta una riflessione (qui mi rivolgo soprattutto al centrosinistra).
    Perché i diritti civili senza diritti sociali restano diritti individuali diceva Willie Peyote. Come dargli torto?

    In una situazione come questa basta che le “truppe” si muovano al minimo indispensabile (vedi Imperia dove comunque c’è stato un crollo del voto) per orientare i risultati.

    Infine una riflessione: in quest’epoca iperconnessa hanno ancora senso le regole che vietano agli enti pubblici di citare il nome e cognome dei vari assessori e dei sindaci quando ognuno ha il suo addetto stampa che manda da indirizzi privati la bella dichiarazione collegata a impegni istituzionali? E il silenzio elettorale? I candidati si sono organizzati via WhatsApp. C’è chi è meno invasivo e chi invece paventa, in base forse a exit poll che in teoria non dovrebbero essere comunicati a urne aperte, orde di elettori della parte avversa alle urne (il candidato è di centrodestra) e invita a diffondere ai propri contatti il messaggio per farli correre a votare.

    • Questo post è stato pubblicato un minuto dopo la chiusura delle urne

     

  • La Fattoria dei Serpenti di Claudio Trezzani

    La Fattoria dei Serpenti di Claudio Trezzani
    La fattoria dei serpenti (Italian Edition)La fattoria dei serpenti by Claudio Trezzani
    My rating: 4 of 5 stars

    3.5
    Un serpente molto velenoso è il responsabile della morte di un pezzo grosso della società petrolifera JJJ Oil: Roger Jones. L’apparenza, però, inganna e il mocassino d’acqua sarà quello che ha meno responsabilità di tutti in questa vicenda.

    A indagare su una morte che fa oggettivamente rumore è la squadra investigativa della polizia di New Braunfels, Texas, formata dal consulente speciale Cody Myers, dal detective Ward Bayliss e dal capo della scientifica Veronica Raye.

    Non sarà l’unico grattacapo: sette anni dopo gli omicidi del “Mostro del River Walk” ecco il serial killer che torna a colpire. Ciò che per Cody Myers era rimasto in sospeso ora è di nuovo una minaccia tangibile.

    La storia non è il classico giallo o il classico thriller. Intanto ci sono due indagini parallele: quella sulla morte di Roger Jones e quella sul Mostro del River Walk.
    Non posso spoilerare molto, ma il coinvolgimento nel primo caso riguarderà organizzazioni internazionali legate a determinati paesi, affari loschi del governo Usa (quindi si va pure sullo spionaggio) ma anche più ordinarie questioni sentimentali e lo sfondo non sarà solo il Texas.

    Il vero filo rosso che collega tutti i personaggi è la musica, country soprattutto, ma non solo. In fondo al libro troverete una playlist di Spotify che l’autore, Claudio Trezzani, ha creato. Nel romanzo emerge forte la passione per la musica del suo competente autore (che gestisce rubriche ad hoc, andate a curiosare sul suo profilo). Claudio si è anche preso la libertà di far comparire in un cameo colui che vedete in foto.

    Consiglio la storia a chi ama gli intrighi su più livelli e a chi vuole scoprire un’ambientazione diversa dal solito.
    Lo stile è scorrevole e adeguato rispetto allo scenario nordamericano.

  • Scintilla Inaspettata – Capitolo 3: La scelta del grafico

    Scintilla Inaspettata – Capitolo 3: La scelta del grafico

    Sono in un ritardo clamoroso rispetto alla tabella di marcia nella mia testa. Questo aggiornamento doveva uscire almeno tre settimane fa, ma sono stata sovrastata da lavoro, salse/marmellate da preparare (l’autunno, grazie al cambiamento climatico, è il periodo più intenso, con le coltivazioni che ormai sono in piena produzione) ogni sera per circa un mese, Connessione 2 da scrivere, letture da fare (dovrei anche aggiornarvi sul fatto che il 12 ottobre ho presentato Iridescente di Andelon Curse a Camogli e il 27 ottobre alle 16 sarò la padrona di casa ai Giardini Luzzati di Genova per Chemical Hearts di Ribes Halley).

    Un libro si giudica dalla copertina

    Nell’epoca dei social avere una bella copertina fa una differenza enorme. è innegabile, inoltre, che quando andiamo in libreria siamo inevitabilmente attirati dalle copertine che incontrano il nostro gusto nel caso l’autore sia a noi ignoto (per un nome affermato questo problema non si pone, ma non è il mio caso). Ho scartato a priori delle case editrici perché non investono nel grafico e nelle copertine.

    Alcuni editori, per risparmiare, stanno puntando sull’intelligenza artificiale come grafico. Cari, Le copertine fatte solo dall’i.a. sono oggettivamente brutte nel 99% dei casi. qualcuno doveva dirvelo. Comunque non ho mai preso in considerazione l’opzione anche per sostenere la creatività e il lavoro dell’uomo, su cui, tra l’altro, si basa l’i.a.

    Chi scegliere?

    Ad agosto è arrivato il momento di scegliere il grafico per fare le cose con calma e, come per l’editor, ero parecchio indecisa. Inizialmente mi sono rivolta a Mila and the pencils, ma con molta onestà mi ha detto che ha deciso di concentrare la sua attività principalmente sulle illustrazioni per bambini, tenendo le copertine romance solo per la collaborazione con un editore, Always.

    Ho la fortuna di avere tra i migliori amici una persona che lavora in ambito fumettistico: Luca Blengino è una delle poche persone in italia che vive di scrittura. Scrive soggetto e sceneggiatura di fumetti, libri per bambini, videogiochi eccetera eccetera. Chi meglio di lui poteva darmi un consiglio sull’argomento e suggerirmi un nome? Ad agosto, cascasse il mondo, ci si vede a Frabosa Soprana (Cn), dove ci siamo conosciuti.

    Lui ha pure letto Scintilla in anteprima (e lo ha apprezzato) per cui sa tutto.

    La soluzione sotto gli occhi

    Gli ho mostrato la copertina di Scintilla Inaspettata su Wattpad (rivelandogli involontariamente anche il mio nickname, arghhhh) dicendogli che l’avrei voluta simile. Anche a lui piaceva molto soprattutto la scelta di giocare sui figurini con le ombre in modo da dare la possibilità al lettore di immaginare i suoi protagonisti.

    Così ho contattato l’autrice: Giada, alias nyx.g.nocturne e lei era entusiasta di darmi una mano, di nuovo.

    Domenica 29 settembre ci siamo accordate per una call e abbiamo discusso in brainstorming di quello che mi piacerebbe venisse inserito nella copertina. Nessuna modifica trascendentale: i figurini rispecchieranno meglio Samuel e Agnese. Lui non sarà in giacca e cravatta (e neanche nudo come state pensando, malandrini!). Cambieremo il font del titolo, il corsivo non lo trovo adattissimo a un libro e con tutta probabilità l’aereo resterà, ma non nella posizione attuale. I colori resteranno caldi, ma neanche esageratamente pastellati.

    Ci sarà anche un separatore, semplice.

    Non vedo l’ora di vedere le sue proposte.

  • La fine di tutto – Katie Mack

    La fine di tutto – Katie Mack
    La fine di tutto: I cinque modi in cui l'universo può finireLa fine di tutto: I cinque modi in cui l’universo può finire by Katie Mack
    My rating: 4 of 5 stars

    Sappiamo come finirà la Terra, ma come finirà l’Universo?

    È una domanda enorme per la mia piccola mente, che la associa alla filosofia speculativa. In realtà ci sono dei fisici (astrofisici) specializzati in cosmologia che stanno cercando davvero di capire come potrebbe succedere grazie all’esperienza dell’osservazione del cielo (che ci ha fatto capire che l’universo è in espansione), ad alcune teorie diventate capisaldi della fisica (relatività generale eccetera), alle ultime prove empiriche nel campo della fisica delle particelle (la scoperta del bosone di Higgs).

    Katie Mack è una di questi e dopo una rapida infarinatura sull’origine dell’universo, ci presenta cinque ipotesi:
    1 – Il big crunch (la gravità a un certo punto farà invertire l’espansione dell’Universo)
    2 – La morte termica (che non è morte per calore, ma per dissolvenza quando ogni cosa sarà troppo distante dalle altre a causa dell’entropia)
    3 – ll big rip (un bello strappo con un ruolo importante dell’energia oscura)
    4- Il decadimento del vuoto (ossia la caduta dal vuoto attuale verso il vuoto vero)
    5 – Il rimbalzo (una sorta di contrazione verso una specie di nuovo Big Bang per poi ripartire).

    La numero 4, a quanto spiegato, potrebbe accadere in qualsiasi momento, ma non ce ne accorgeremmo neanche.

    È un titolo facile da leggere? Sì e no. Io ho una scarsissima preparazione scientifica ma me lo sono comunque goduto senza soffermarmi troppo su ciò che non riuscivo a capire appieno.

    Il libro è scritto bene, scorre per quanto possibile, ci sono anche delle battute che fanno sorridere. È chiaro che non vola via come un romanzo.

    Ne sono uscita arricchita e ammirata dal fatto che comunque potrebbe esserci un tipo di fisica che ancora non abbiamo scoperto e che potrebbe mettere tutto in discussione e dal fatto che per capire l’infinitamente grande occorre conoscere l’infinitamente piccolo.

    Nei prossimi anni l’evoluzione tecnologica dei telescopi potrebbe comunque aiutare a elaborare teorie più precise. L’ultimo capitolo è quello più filosofico di tutti con la riflessione che nulla potrebbe sopravvivere alla fine dell’universo.

    Su Amazon avevo trovato recensioni contrastanti perché nella prima edizione, credo, non si vedevano i grafici previsti. In quella in mio possesso invece era tutto a posto.

  • Scintilla Inaspettata – Capitolo 2: Revisioni

    Scintilla Inaspettata – Capitolo 2: Revisioni

    Scintilla Inaspettata è stato facile da scrivere. Avevo lasciato sedimentare le idee per un tempo sufficiente a mettere un seme nella mia testa che è germogliato senza bisogno di ulteriori stimoli. Ha dato buoni frutti.

    L’ispirazione non è mai mancata durante tutto l’anno in cui ogni settimana ho dato vita a un capitolo. Ho persino scritto diversi passaggi sul telefono durante i miei viaggi in treno.

    La sfida di pubblicare un capitolo a settimana su Wattpad è stata vinta, anche se verso la fine ero davvero esausta. Del resto la scrittura creativa non è il mio lavoro e quindi posso dedicarle solo ritagli di tempo e tenendo conto che io lavoro anche nel weekend e a volte di sera, non è che ho molto margine. In effetti, dopo la prima stesura, sono dovuta tornare indietro per non rendere la parte finale del romanzo troppo affrettata. Ho aggiunto un capitolo (oddio, adesso non ricordo bene se uno o due).

    Cinque revisioni

    Le revisioni, alla fine, sono state ben cinque! E solo in quest’ultima, appena terminata, posso dirmi soddisfatta di consegnare un testo dignitoso alla mia editor Beatrice Radi. Avrei potuto fare di meglio, ne sono consapevole, ma va bene così.

    Per le prime modifiche devo ringraziare Wattpad: ho avuto i primi riscontri da lettori che si sono dimostrati ottimi beta reader. Così ho iniziato a sistemare quella che era la prima bozza uscita dalla mia testa.

    I servizi come Le Origini e alcune recensioni di persone fidate mi hanno dato una grande mano. Wattpad non è tutta “spazzatura”, sappiatelo. Mi sgolerò a raccontarlo a chi liquida la piattaforma solo come una fucina di storie con la “Hope” di turno (qualche anno fa) e dark romance (quello che ora va per la maggiore). Presto vi farò un articolo con tutte le storie che secondo me meriterebbero molto, molto di più.

    Grazie ai commenti di questi beta reader ho potuto capire se la storia funzionava, ma anche sistemare la punteggiatura e ridurre le ripetizioni.

    Qualcuno (grazie Elyza Haynes) mi ha fatto notare l’eccesso di alternanza di pov anche a distanza di una sola frase: una certa schizofrenia in alcuni capitoli non faceva bene a far capire al volo su che spalla stesse la telecamera (un modo di dire per spiegare che Scintilla Inaspettata è raccontato in terza persona a focalizzazione variabile).

    La seconda e la terza revisione sono collegate a tutte le osservazioni ricevute dai lettori che ho ritenuto utili nell’economia della storia.

    Durante la quarta correzione ho provato a separare i pov in modo più netto all’interno dello stesso capitolo, anche se avevo cercato di eliminare il più possibile i fraintendimenti. Poi ho sposato i criteri della scrittura immersiva togliendo verbi ed espressioni che allontanano il lettore dal personaggio: tipo i verbi sentire, vedere, percepire, notare e così via (non tutti, eh). Su questo aspetto i video di Clarissaquestionedilibri sono stati utili.

    Ho impiegato poco più di un mese (agosto e inizio settembre) a rivedere tutto per la quinta volta dopo la decisione di affidare il testo a un editor. Per non andare in burnout ho dovuto interrompere momentaneamente la stesura di Connessione 2, che è più o meno a due terzi del suo cammino.

    Mi sono accorta che i pov non erano mica così netti nella separazione! Li ho ridotti a due, massimo tre nello stesso capitolo, sacrificando qualche sfumatura soprattutto nei personaggi minori.

    Ho aggiunto ancora qualche momento introspettivo nelle fasi-chiave del romanzo e corretto gli ultimi refusi.

    Martedì 10 settembre ho così consegnato il testo revisionato a Beatrice, con già le modifiche che mi aveva suggerito nella prova di editing che aveva fatto e con cui mi aveva convinta.

    Adesso la palla è nelle sue mani e non vedo l’ora di ricevere il testo con i suoi consigli.

    Nel frattempo ho preso contatti per la copertina, ma di questo vi racconterò nel prossimo capitolo.

  • Arrivare alla grande editoria non significa vendere, ma chi deve fare promozione?

    Arrivare alla grande editoria non significa vendere, ma chi deve fare promozione?

    Prendo spunto dal video sincero di Andrea Viscusi, alias The Story Doctor, scrittore ed editor con un notevole seguito soprattutto su TikTok (mi perdonerà la semplificazione), in cui comunica che non ci sarà il seguito di Missing Words, pubblicato da Sperling & Kupfer un anno fa.

    Vendite insufficienti, la motivazione.

    Nel video, Andrea prova ad analizzare con grande onestà ciò che non ha funzionato in questo anno di pubblicazione di quello che non è certo il suo primo romanzo: uno young adult distopico. Vi lascio il filmato integrale perché merita. In sostanza, nonostante Andrea sia un autore già conosciuto soprattutto nella nicchia della fantascienza e abbia una certa notorietà grazie ai social network (soprattutto TikTok, come detto, ma è attivo anche su Youtube e Instagram), tutto ciò non si è tradotto in vendite. Perché? Eppure Sperling ha una notevole capacità distributiva.

    Non basta.

    Promozione non automatica

    Finire su uno scaffale in mezzo a mille altri libri non ti dà la certezza delle vendite. Inoltre l’editore che pubblica il libro di un autore che ha tanti follower, senza analizzare di che follower si tratti pensando che andrà comunque bene, compie un errore di fondo (ma del resto spesso gli editori inviano libri da recensire a “bookinfluencer” che hanno tanti follower fasulli e una community poco attiva). Andrea ha tanti autori nel suo seguito, per esempio, perché fornisce pillole molto utili per chi si diletta con la scrittura creativa. Come scrittore è conosciuto in ambito fantascienza, settore di nicchia in Italia, di cui è una voce autorevole anche come booktoker.

    L’idea che un grande editore investa su tutti i suoi autori è, ahimé, sbagliata. Anzi, sono pochissimi coloro che vengono spinti attraverso campagne social od organizzazione di eventi (fatevi un giro sui profili instagram dei vari big), ancor meno gli autori che hanno l’onore di una vetrina, un richiamo o comunque un’esposizione “speciale” in libreria.

    Lo stesso Andrea ha evidenziato come dalla casa editrice non ci sia stato nessun tipo di appoggio, al di là della promozione-base nelle prime due settimane post uscita. Niente aiuti anche nel tentativo di raggiungere le scuole, in pieno target del libro, per un piccolo tour di presentazione. È chiaro che se a scrivere/telefonare agli istituti è una casa editrice e non l’autore pinco pallino, si parte già con un vantaggio. Poi, come sempre accade, dipende anche dagli interlocutori. È capitato anche a me in terra genovese, dove sono comunque un minimo conosciuta, provare a organizzare presentazioni ed essere rimbalzata. In più, ha aggiunto Andrea, la persona che aveva iniziato a seguire il libro nella casa editrice se n’è andata e chi l’ha sostituita non aveva idea di che volume fosse Missing Words. Un autogol ulteriore.

    L’editore si prende il rischio d’impresa stampando il libro e poi quasi lo abbandona. Sembra incredibile, ma è la realtà. Di solito da un grande editore ci si aspetterebbe una struttura più completa anche a livello di marketing, ufficio stampa eccetera. Il caso di Andrea ci dimostra che non è così. Anche su TikTok, dove Sperling ha un account eloquente (Casa editrice del booktok) ho contato solo due video dedicati a Missing Words (ho dato uno sguardo rapido, pronta a essere smentita per eventualmente aggiornare).

    Alcuni piccoli editori ormai inseriscono l’assenza di promozione nel contratto stesso, almeno sono sinceri. Altri invece illudono e basta.

    L’impressione è che la grande editoria in realtà lo sia solo ormai perché appunto forte di una tiratura importante e una distribuzione capillare. Non su tutto il resto.

    La piccola editoria annaspa, case editrici nascono e muoiono in continuazione, ma c’è qualche esempio di cura totale del prodotto anche a livello promozionale (sarà un caso che Lumien Edizioni, molto attiva sui social e con un’identità chiara nella sua linea, ha finito tutte le copie portate al Salone del Libro di Torino in due giorni e ha dovuto fare rifornimento in corso d’opera?).

    Sempre Sperling & Kupfer ha interrotto le pubblicazioni di mini-saghe romance di un paio di altre autrici uscite da Wattpad, per esempio l’ultimo volume di Doctor Dream di Claudia Castiello non uscirà. Il seguito che l’autrice ha sulla piattaforma (22.800 follower e milioni di visualizzazioni) evidentemente non è servito. Si tratta di una storia nata nel 2016, se non sbaglio, quindi un po’ datata, come del resto parecchie di quelle che sono uscite in collaborazione con Wattpad.

    Vi lascio un estratto da un articolo del 2020 che ha come titolo Ruolo della promozione e della distribuzione nella filiera del libro: orientarsi nel dedalo dell’editoria italiana che vi linko qui (quanto è importante una cedola accattivante? A mio parere moltissimo) e che fa capire un po’ come funziona il mercato editoriale e le sue storture, dando forse una risposta alla mia domanda.

    Dai dati osservati e soprattutto dalle interviste agli attori della filiera del libro, sono emerse in maniera preponderante due criticità interconnesse tra di loro e legate al processo distributivo.
    La prima è quella che è stata definita ‘l’illusione del sell in’. Gli editori facendo distribuire grandi quantità di copie di un libro, confidano nel fatto che una maggiore diffusione e visibilità legata a un assortimento più profondo, corrispondano a una vendita più rilevante. Teoria non del tutto priva di fondamento, ma che non può essere applicata in maniera indiscriminata a tutte le tipologie di libri e a ogni contesto commerciale.
    Qui si innesca il secondo grande problema: il meccanismo di rimbalzo delle rese (che superano in media il 30%). Quando l’editore immette titoli sul mercato e i libri, usciti in libreria, vengono fatturati, registra un momentaneo segno positivo; quando le copie tornano indietro il flusso finanziario subisce un segno negativo. Per compensare l’effetto negativo della resa gli editori immettono più titoli nel mercato, che rimanendo invenduti genereranno nuove rese. Questo meccanismo rischia di far indebitare l’editore, che è costretto a chiudere o a essere acquisito da un competitor più forte.
    Questi due aspetti ci mostrano, ancora una volta, il ruolo centrale che il processo distributivo riveste nella filiera del libro e in particolare quello della promozione che, soprattutto in una fase così critica per la filiera del libro, dovrebbe saper mettere in atto strategie nuove e efficaci, che non inneschino circoli viziosi (come quello appena descritto) ma virtuosi, cercando di ridurre i costi (ottimizzazione), senza dimenticare un profitto che, per quanto riguarda il prodotto libro, non ha margini così ampi”.

    In sostanza gli editori dovrebbero andare a scuola di promozione o avere un team molto forte su questo aspetto fondamentale del loro business. L’editore invece sembra essere ancora questa figura “romantica” di colui che sceglie i migliori testi (non solo per qualità, ma anche per appeal commerciale) tra quelli che gli arrivano.

    L’incapacità di promuovere la grandissima quantità di volumi editati in un’annata è causa involontaria di flop che magari non sarebbero tali solo se la gente sapesse che alcuni titoli esistono?

    Da booktoker/bookstagrammer per hobby ho notato per esempio che le grandi case editrici non rilanciano quasi mai contenuti di lettori che non siano gli influencer con cui hanno una collaborazione. Perché? Mi è capitato diverse volte di postare delle storie su Instagram taggando gli editori in questione: non sono quasi mai stata ripresa. Eppure erano sempre contenuti positivi.

    L’autopromozione

    Al di là del fatto che in Italia si stampano troppi libri (e forse il motivo l’abbiamo scoperto poco sopra), la soluzione suggerita in quest’epoca di contenuti veicolabili attraverso i social è l’autopromozione. In sostanza si chiede all’autore di sopperire alla carenza dell’editore facendo un lavoro che non è certo il suo, ma sfruttando il fatto che lo scrittore ha bisogno di farsi conoscere, di vendere, per avere la possibilità di pubblicare altri libri.

    In un reel jennag2408, che su Instagram sta veicolando molto bene il suo dark romance Priceless, dice la sua sull’autopromozione. C’è da dire, appunto, che è molto favorita dalla tematica del suo romanzo, al momento leggibile su Wattpad.

    Andrea Viscusi stesso ha fatto anche un po’ mea culpa sul non aver insistito in chiave autopromozionale, in quanto da utente non apprezza chi si fa pubblicità. Confesso che anche io ho lo stesso pensiero: quanto annoia da 1 a 10 martellare i follower con i contenuti del proprio romanzo? (Anche qui sono pronta a essere smentita nei commenti). E poi, a giudicare dai risultati, funziona nella maggioranza dei casi solo se si veicolano un certo tipo di temi: romance, spicy e le varie declinazioni. È molto più efficace il passaparola, a mio parere, ma è chiaro che per avere successo deve innescarsi una certa viralità, le recensioni devono essere tante e così via. La scintilla va accesa da qualcuno, insomma, e le micce ben distribuite.

    L’opposto di questa attitudine l’ho riscontrata in Elyza Haynes, che su Wattpad ha scritto First, una storia d’amore molto molto bella e originale, poi pubblicata dalla Another Coffee Stories (qui l’unica recensione su Amazon, la mia).

    Elyza non ha neanche Instagram e ostinatamente ritiene che sia l’editore a dover sobbarcarsi la promozione. Dovrebbe funzionare così nel mondo ideale e l’attività dell’autore sarebbe solo un “di più” che può esserci come non esserci. A giudicare dall’invisibilità di questo titolo, che meriterebbe davvero molta più fortuna, sembra proprio che l’autopromozione sia ormai imprescindibile.

    Allora, però, ecco la mia provocazione che sembra una rivendicazione sindacale e forse lo è: sarebbe utile, allora, rivedere al rialzo le irrisorie percentuali di royalties che spettano a un autore proprio perché deve fare gli straordinari da creator non solo di storie per i lettori, ma anche di contenuti che lo rendano appetibile al pubblico. Una presenza costante sui social costa molto tempo, sottratto al lavoro e alla scrittura.

    E se a me, autore, non viene garantita un’adeguata promozione e nella stragrande maggioranza dei casi neanche la giusta visibilità in libreria, perché dovrei di pubblicare con una casa editrice? Chiedo a voi la risposta.

  • Il deserto dei Tartari – Dino Buzzati

    Il deserto dei Tartari – Dino Buzzati
    Il deserto dei TartariIl deserto dei Tartari by Dino Buzzati
    My rating: 5 of 5 stars

    Di Buzzati ho apprezzato molto i racconti e finalmente ho trovato il coraggio di affrontare la sua opera più celebre, senza rimanerne delusa, anzi.
    Io me lo immagino la notte, nella redazione del Corriere, che guarda i colleghi ingabbiati da anni nello stesso ruolo e inizia a pensare a un romanzo che parli proprio dell’incapacità di vivere il presente in attesa di un futuro che non arriverà mai. Temeva anche lui di finire così.
    Il fatto che sia stato scritto nel 1940, poi, è ancora più eclatante.
    Con parole semplici Buzzati è capace di trasmettere angoscia, inquietudine, senso di inadeguatezza, ma anche una comoda apatia. Dice tutto, pur raccontando nulla di eclatante. Non si è mai sereni quando si affrontano i suoi libri.
    Drogo lo stiamo stati un po’ tutti, prima o poi, ma abbiamo anche avuto a che fare anche con gli altri personaggi nel corso della nostra vita. Le sue storie distopiche sono tra le più realistiche che io abbia mai letto. L’universalità della condizione narrata rende Il deserto dei Tartari un classico davvero intramontabile perché sempreverde.
    La nuova edizione Mondadori è impreziosita da materiale inedito legato alla realizzazione del film, con gli scritti autografi dello stesso Buzzati, ma anche a finali diversi immaginati prima di decidere quello definitivo. Il libro l’ho in ebook e purtroppo quest’ultima parte mi è risultata più ostica da leggere.

  • Scintilla Inaspettata – Capitolo 1: La scelta dell’editor

    Scintilla Inaspettata – Capitolo 1: La scelta dell’editor

    Ogni opera prodotta da uno scrittore, dall’esordiente sino a quello che vende milioni di copie, prima di essere pubblicata ha bisogno di diverse revisioni. Lo scrittore può essere anche il più bravo del mondo, ma non può sistemare la sua opera al meglio senza affidarsi a un occhio esterno.

    Parliamo dell’editing, un lavoro delicatissimo che consente alla storia di essere presentata al meglio al pubblico. L’editing, secondo la Treccani, è: in editoria, cura redazionale di un testo per la pubblicazione, cioè lettura attenta intesa a verificare la correttezza di ortografia, grammatica, sintassi, l’organizzazione strutturale del testo e la sua coerenza interna, l’adeguatezza dello stile, l’esattezza e la rispondenza alla realtà delle asserzioni scientifiche, storiche, ecc.

    Il pregiudizio nei confronti dell’autopubblicazione ci fa pensare che un testo in self sia qualitativamente inferiore rispetto a un testo pubblicato da casa editrice (vi rimando al prologo di questo filone dedicato a Scintilla per motivare il perché alla fine ho scelto questa strada) e purtroppo tanti autori vanno allo sbaraglio pubblicando opere piene di errori e senza neanche un minimo di revisione: durano poco perché il mercato li massacra. In realtà, come ho potuto vedere dall’esperienza di altri autori, chi sceglie il self dedica grande attenzione a tutti i passaggi prima e dopo la pubblicazione, avendo in mano l’intero mazzo di carte.

    Fun fact: spesso anche grandi case editrici ormai danno alle stampe libri poco editati, ho letto recensioni di fuoco soprattutto su quelli che arrivano direttamente da Wattpad, piattaforma di scrittura da cui sono uscite Erin Doom, Rokia, Ellie B. Luin eccetera, in cui la fanbase è talmente solida che basta pubblicare lo stesso titolo per ottenere vendite. Tradotto: risparmiamo un po’ e otterremo ugualmente successo.

    Scegliere l’editor giusto

    Quando è arrivato il momento di scegliere l’editor mi sono detta. E ora?

    Non esiste una laurea in editing, esiste qualche corso di formazione realizzato da altri editor. Questo tipo di professionalità è dunque una figura quasi mitologica: ci sono scrittori che fanno anche gli editor, ci sono sempre più freelance che si fanno pubblicità con video molto interessanti sui social, ci sono agenzie che fanno solo quello.

    Un editor può essere adattissimo per uno scrittore e pessimo per un altro, dipende da tanti aspetti: la sensibilità dell’approccio, il rispetto dell’opera, il genere del romanzo (ci sono alcuni che si definiscono editor romance e anche se Scintilla lo è, un romance, sento che non fanno per me). E poi ci sono diversi tipi di editing. Il blog Ultima pagina ha dedicato diversi articoli al tema (li trovate nella sezione approfondimenti).

    Il mio amico, mentore e scrittore a tempo pieno Luca Blengino mi avrebbe fatto volentieri da editor, in cambio di una serie di bevute offerte in quel di Frabosa Soprana, ma ha talmente tanto lavoro da non garantirmi la tempistica per l’ipotetica uscita fine 2024-inizio 2025.

    Ho chiesto così un po’ in giro a qualche amica/collega/conoscenza e mi sono annotata una rosa di nomi. Alla fine della scrematura ne sono rimasti tre: Sara Rattaro, che ho conosciuto personalmente per questioni di lavoro e di cui ho grande stima non solo a livello professionale; Beatrice Radi, che è autrice Another Coffee Stories e si occupa anche di traduzioni; l’agenzia Crudo Studio, una realtà davvero interessante che tra l’altro spesso segnala i testi migliori alle case editrici con cui collabora.

    Ho inviato una email a tutti e le loro risposte mi hanno mandato nella confusione più totale, Crudo Studio ha anche fatto una valutazione delle prime trenta cartelle ammettendo il testo alla fase di editing (non è sempre scontato) e facendo qualche osservazione già dalla sinossi (di cui ho capito il punto debole). Ero indecisa da morire!
    In “finale” sono arrivate Sara e Beatrice perché il preventivo di Crudo Studio era purtroppo mooolto fuori budget (la prossima volta imparo a scrivere meno!): Scintilla ahimé è poco più di 500 cartelle editoriali (per calcolare le cartelle editoriali occorre dividere per 1800 il numero delle battute spazi inclusi del vostro romanzo). Basta farvi un giro sui vari siti per capire i costi medi di un editing.

    Sia Sara sia Beatrice mi hanno offerto un macro-editing, un primo giro comunque abbastanza approfondito che è quello che fa al caso mio per quanto riguarda Scintilla. Nella sua prima versione è stato già sezionato diverse volte da beta reader volontari su Wattpad.

    Beatrice mi ha anche mandato una prova sui primi capitoli ed è questo che mi ha fatto propendere per affidarle il lavoro. Mi ha conquistata, nonostante Sara sia indubbiamente più esperta, ma alla fine ho pensato: se ai giovani non si fa fare esperienza non usciranno mai dal circolo vizioso di un curriculum tutto da riempire! Mi sono consultata con un paio di persone fidate, tra cui Luca stesso, e anche loro erano d’accordo con la mia scelta. Beatrice è apparsa un occhio giovane, femminile, rispettoso.

    L’ultima revisione prima di consegnare il testo

    In attesa dei primi di settembre sto compiendo la quarta e ultima revisione e mi sto accorgendo ora di quanto lavoro ci fosse ancora da fare.

    Scintilla Inaspettata è scritto in terza persona con narratore a focalizzazione variabile, però in certe parti il punto di vista era davvero a rimbalzo esagerato, come da tempo mi aveva suggerito Elyza Haynes, di cui vi consiglio spassionatamente First. Sto togliendo questi saltelli, ma sto anche ampliando alcune parti, quelle più importanti, dove in effetti occorreva più introspezione, ed evidenziando le differenze di abitudini tra Usa e Italia. Per esempio negli Usa usano ancora molto gli sms a differenza nostra. E poi ho inserito alcune frasi che lasciano intuire qualcosa di più su Samuel, il protagonista, che si scoprirà nel corso del romanzo.

    Al 22 agosto sono a pagina 88 di 285, capitolo 27. Vorrei terminare per il primo settembre e tutto questo sta rallentando la stesura del nuovo romanzo. Come mi è stato detto proprio stamattina “a volte non si riesce a far tutto”, per cui proverò a concentrarmi solo su Scintilla in questi giorni.

  • Il Sentiero delle Formichelle – Alessia Castellini

    Il Sentiero delle Formichelle – Alessia Castellini
    Il sentiero delle formichelleIl sentiero delle formichelle by Alessia Castellini
    My rating: 5 of 5 stars

    Sgomberiamo subito i dubbi: Alessia Castellini è una scrittrice. Non dovrebbe fare altro nella vita.

    L’abilità con cui dipinge paesaggi, emozioni, persone, usando parole semplici è ciò che io chiamo con una parola sola: letteratura.

    Il fatto che con questo libro porti alla luce una storia sin troppo dimenticata, quella delle donne che trasportavano ceste da 60kg di limoni sulla schiena in Costiera Amalfitana è un’ulteriore prova di come la sua sensibilità sia stata applicata nel modo migliore possibile: al servizio di donne che nella vita hanno faticato e spesso pagato un prezzo molto alto.

    E il fatto che per affrescare un’epoca ormai lontana utilizzi lo stratagemma di due sorelle “tipicamente contemporanee”, una ventenne e una bambina, rimaste improvvisamente orfane, alla ricerca di un qualcosa che neanche loro sanno quando partono alla volta di Tramonti (un luogo che scopriranno legato alla nonna) è un valore aggiunto.

    Ci sarebbero tante cose da dire: la commozione che sale più si va avanti con la lettura per poi sciogliersi nel finale, la cura con cui gli eserghi di ogni capitolo dedicati alle piante si colleghino a quanto raccontato nel testo, l’amore per la terra nel senso più materiale del termine.

    Un libro consigliatissimo a chi non ha ancora trovato la propria strada nella vita, a chi aspira a qualcosa di più, a chi pensa che l’immobilità sia il modo migliore per continuare a vivere, a chi ha deluso qualcuno e non ha più modo di rimediare.

    Il plot twist finale mi ha sorpresa, avevo ipotizzato un altro colpo di scena e ne sono rimasta piacevolmente colpita.

    La trama

    La storia vera delle formichelle della Costiera Amalfitana. Donne e ragazze che per secoli percorsero il sentiero dei limoni portando pesantissime ceste sulla schiena. Costiera Amalfitana, anni Quaranta. Rachele e Nannina attraversano la montagna ogni giorno come laboriose formichelle, trasportando pesanti sporte di limoni fino alla costa di Maiori, là dove il mare si estende a perdifiato. È il destino di tutte le donne di Tramonti. Rachele crede che il mondo abbia delle regole dure e invariabili ed è fiera delle tradizioni del suo paese, mentre Nannina sogna fin da bambina terre lontane dal ripido sentiero che dovranno percorrere per una vita, fino a spezzarsi la schiena e le ginocchia. Diverse sotto ogni aspetto, non possono però pensare di dividersi. Da quando sono venute al mondo, a distanza di una manciata di minuti, non hanno passato un giorno lontane l’una dall’altra. È sulle loro tracce che ottant’anni dopo arrivano in paese due sorelle, Ninfa e Alelì, convinte che questa storia sia solo il frutto della fantasia della loro nonna scrittrice, scomparsa da poco. Scopriranno invece che Rachele e Nannina sono esistite per davvero, e che il sentiero delle formichelle custodisce un segreto che la loro famiglia ha dimenticato per decenni. Ci sono vuoti che ti inghiottono e vuoti che ti abbracciano. Nei primi si precipita, nei secondi si volteggia. Alessia Castellini, con una grazia di scrittura unica, si immerge in un mondo antico e suggestivo, popolato di donne instancabili, e racconta una profonda e commovente storia di sorellanza che insegna come i legami, di sangue e di terra, siano indissolubili anche quando paiono fiori recisi, senza più forza e radici.

  • Festival – Carlo Denei

    Festival – Carlo Denei
    FestivalFestival by Carlo Denei
    My rating: 3 of 5 stars

    Dopo le lacrime versate sul libro Il ritorno di Marco Vichi, avevo bisogno di leggerezza.

    A una presentazione collettiva a cui sono stata invitata come autrice c’era anche Marco Denei. Ho comprato il suo ultimo libro: Festival.

    Denei è un autore, comico, cantante, chi più ne ha più ne metta. Ha fatto parte dei Cavalli Marci (se non sapete chi sono googlate) e per anni è stato autore a Striscia la notizia.
    Denei ha pure vinto Tra moglie e marito tanto tanto tempo fa.
    Denei sta nello stesso palazzo dove abitava mio marito e ogni tanto allieta i condomini con dei piccoli show.

    Festival non è certo un capolavoro letterario, ma ve lo segnalo per due cose:
    1 – Denei mi ha sorpreso nelle parti non comiche
    2 – È un libro multimediale.

    Riguardo al punto 2, come potete vedere nel carosello, ci sono dei qrcode da scansionare per ascoltare e vedere cose extra. L’app che ti consente di farlo si chiama Vesepia ed è stata sviluppata da Erga Edizioni, che dei libri consultabili in modo polisensoriale ha un corposo elenco.