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Scintilla Inaspettata – Road to self publishing (prologo)

Nel maggio 2020, in pieno Covid, ho iniziato a scrivere e a pubblicare su Wattpad un romance, che soprattutto nei primi capitoli si sviluppa come una commedia romantica.
Io.
Che i romance fondamentalmente li detesto (e non li leggo neppure, salvo rarissimi casi). Il mio genere di intrattenimento è il thriller o il giallo.Eppure questa storia non poteva essere raccontata in modo differente: quante volte giudichiamo aspetti privati di una persona come la sessualità, per esempio, a seconda del tipo di mestiere che fa? Lo spunto, come sempre accade a causa del mio lavoro, arriva dall’attualità: donne licenziate perché gli uomini con cui stavano hanno diffuso foto o video intimi. Tanto per citare un fatto realmente accaduto, che colpa ha una maestra di asilo se uno stronzo ha fatto girare un suo video durante un rapporto sessuale? Come se amare il sesso, farlo anche in modo libero, impedisse alla maestra di svolgere bene il suo lavoro.
Ecco allora che in questa storia ho voluto portare all’estremo questo pregiudizio che abbiamo tutti, nessuno escluso: una scrittrice di libri per bambini milanese e un attore a luci rosse americano tra i più famosi del mondo. Vi siete fatti una risata, vero? Perché avete subito pensato al protagonista maschile non riuscendo a scindere il personaggio dalla persona.
Non ho badato molto alla struttura tipica del romance e non conoscendone i meccanismi mi sono lanciata in qualcosa che forse è un po’ un unicum nel panorama settoriale e può anche essere un limite.
All’inizio mi sono detta che la differenza tra un dilettante e un professionista sta proprio nel saper scrivere tutto, anche generi che non ama. Tuttavia, se all’inizio l’ho vissuto con l’obiettivo di cercare di fare un buon lavoro in ogni caso, alla fine invece ne sono stata travolta in modo enormemente positivo. Sì, c’è un inizio frivolo e con qualche cliché di troppo (anche se rielaborato) ma l’evoluzione, pur restando nei canoni della commedia romantica con qualche dramma, affronta alcune questioni sociali molto attuali che si possono intuire tra le righe dei primi capitoli e che, proseguendo con le pagine, saranno anche preponderanti. La sfida, nel corso dei mesi, si è trasformata nel riuscire a mantenere il più possibile il tono leggero nonostante tematiche mature. In ogni caso alla fine mi sono affezionata a questi personaggi come una romanticona e non sono l’unica, a quanto pare. Samuel, Agnese e tutti gli altri sono diventati di carne e ossa per tanti lettori sulla piattaforma. Nel frattempo sono arrivati diversi premi che mi hanno reso particolarmente contenta: in primis i Wattys 2022, ossia il premio ufficiale di Wattpad (che, nonostante i difetti resta la principale piattaforma social di scrittura online gratuita) nell’affollata categoria storie d’amore. Nei top 5 di quell’anno su una sterminata platea di pretendenti.
Dopo i Wattys, nessuna pubblicità dalla piattaforma
Purtroppo i Wattys hanno portato qualche lettore in più, ma non come mi aspettavo perché i vincitori del 2022 non sono stati per nulla pubblicizzati sulla piattaforma. O andavi a vedere l’elenco di lettura sul profilo Wattys (ma eravamo in 50 tra tutte le categorie e Scintilla parecchio in fondo) o nulla. Mai un passaggio in home page. Solo qualche iniziativa sui social degli allora Ambassador. Addirittura avevo raggiunto le 100 mila visualizzazioni poco prima di finire in shortlist nel giro di poco tempo, mentre le 200 mila sono arrivate con più fatica dopo la vittoria.
Inoltre, mentre ad alcuni vincitori è stato proposto di entrare nel programma Webtoon Studios (firmare una sorta di contratto di rappresentanza che avrebbe consentito a Wattpad di rappresentare l’autore nella trattativa con i partner editoriali e cinematografici), Scintilla non è stato per nulla considerato. Con il senno di poi posso dire “per fortuna!” visto che i Webtoon Studios praticamente non esistono più per il mercato italiano.
Ho deciso comunque di tenere sottotraccia la storia sui social, perché l’intento era di iniziare a spingerla solo con certezza di pubblicazione. Un’arma a doppio taglio, perché di solito l’attività sui social porta pubblico sulla storia, che sale di views e può essere notata dagli editori.
Terminato l’obbligo di mantenere sulla piattaforma per un altro anno, a fine 2023 era arrivato il momento di capire cosa fare di questo titolo.
Casa editrice cercasi?
Ho pubblicato Connessione a Rischio con la Another Coffee Stories nel 2021, ma la strada da far percorrere a Scintilla Inaspettata è apparsa sin da subito diversa.
La Acs non è a mio parere adatta per catalogo a un romance del genere. Inoltre ho pensato in primis di provare a fare un salto verso una casa editrice un po’ più grande e meglio distribuita. Il problema però si è posto quasi subito: quale editore? Sono stata contattata da una piattaforma “emergente” a pagamento anche per i lettori che ha iniziato or ora a pubblicare libri, ma siamo sempre nell’ambito dell’editoria indipendente e appena nata. Senza troppe certezze. Scartata.
Sentirsi “a casa” per me è un aspetto molto importante e mi sono presto accorta che gli editori specializzati in romance non fanno per me! Nonostante più di un pensierino alla Always Publishing l’abbia fatto (ritenendola meritevole di attenzione anche per la cura nelle copertine e per una lodevole parsimonia nelle uscite): durante una chiacchierata informale con l’addetta stampa al Bookpride di Genova ho inviato a lei il manoscritto, ma non ho mai avuto riscontro.
Poi ho pensato a Newton Compton, che è una generalista ma con una cospicua produzione “rosa”, anche se qui siamo su un fronte commerciale che commerciale più non si può. Una strategia che paga parecchio. Anche qui ho avuto la possibilità di inviare, ma nessuno si è fatto sentire da circa dieci mesi, quindi ho pensato che come io in fondo in fondo non vedevo Scintilla con il loro vestito, loro non vedessero Scintilla nel loro Grande Magazzino.
Il mio vero obiettivo sarebbe stata Editrice Nord proprio perché la collana dedicata alle storie romantiche non è così prevalente. Sì, lì mi sarei sentita a casa. Piena di speranza ho provato l’invio a inizio anno, ma partecipando a una conferenza al Salone del Libro di Torino in cui era presente la direttrice editoriale Grazia Rusticali mi sono accorta dalle sue parole che quello che cercano ora non è sicuramente una storia come Scintilla. L’ho fermata chiedendo se i sei mesi di risposta indicati sul sito potevano essere considerati veritieri e me lo ha confermato, per cui sono stata scartata.
Ho anche chiesto una valutazione gratuita all’agenzia letteraria Lorem Ipsum e la risposta di Jacopo Viganò è stata:
Gentile Emanuela,
siamo davvero felici per aver potuto leggere il tuo manoscritto.
Ne abbiamo apprezzato alcuni aspetti, altri meno; ma complessivamente non ci ha convinto del tutto e non ci sentiamo quindi in grado di poterti offrire un contratto di rappresentanza con l’Agenzia.
Ti invitiamo però a non demordere e ti auguriamo le migliori fortune editoriali e non solo.La scelta del Self Publishing
Mi sono resa conto, a poco a poco, che una casa in cui sentirmi a mio agio, con Scintilla, probabilmente non l’avrei mai avuta. Perché non sono una scrittrice che farà del romance il genere delle prossime opere (sto scrivendo il seguito di Connessione a rischio, ora) e soprattutto non sarei scesa a patti con suggerimenti per rendere la storia più spicy (come si usa dire adesso per descrivere i romanzi con scene erotiche esplicite) come per esempio è accaduto a un’amica che ha pubblicato con un grande editore (anche se in maniera lieve).
Leggendo un articolo di Daniela Barisone sul Self Publishing mi ha colpito questa frase: “non c’era nessun editore che avrebbe pubblicato quello che io scrivevo” e l’ho sentita proprio mia.
Ne ho parlato pure con uno psicologo che mi ha suggerito quanto mi avrebbe fatto bene avere in gestione tutto, io che conosco già, avendo lavorato in una mini-casa editrice, gli aspetti della creazione di un libro, ma anche la promozione diventerebbe una sfida con una totale libertà di sperimentare (il problema è solo capire quale momento della giornata dedicare a tutto questo, visto che la mia quotidianità è veramente incasinata anche nel weekend e ho pure un romanzo da terminare).
Sono consapevole che occorra un investimento iniziale notevole. La copertina deve essere favolosa, in più sto seriamente valutando di affidarmi a qualcuno di fidato per un editing leggero, pur avendo la presunzione di aver già fatto un discreto lavoro essendo alla terza revisione. È però assodato che l’occhio esterno di un professionista è sempre meglio che quello dello scrittore. Sarà un salasso economico perché Scintilla Inaspettata è circa 500 cartelle editoriali e basta farsi un giro tra le varie agenzie per capire più o meno quanto sarà la spesa. Poi ci sarà la correzione di bozze. Invece l’impaginazione è qualcosa che posso gestire da sola, visto che lo facevo già per lavoro. I guadagni, almeno, saranno tutti miei.
Ed eccomi qui, dunque, con agosto alle porte che mi terrò per finalizzare l’ultimissima revisione, mandare qualche richiesta di preventivo e poi partire sul serio a settembre.
VI aggiornerò su questo sito e sui vari social che dedico a questo mio lato a metà tra la professione e l’hobby, visti gli esigui guadagni. La struttura di questo racconto sarà proprio come un libro: a capitoli. Oggi era il prologo, spero che mi seguiate in questa avventura in cui non ometterò nulla: intoppi, gioie, pentimenti e così via. Il supporto e il passaparola prima e dopo l’uscita diventano essenziali.
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Il ritorno – Marco Vichi

Il ritorno by Marco Vichi
My rating: 4 of 5 stars
Raramente ho pianto così tanto e sono stata così disturbata dalle violenze descritte leggendo un libro.
Non conoscevo Vichi e questo è il suo primo romanzo che affronto. Mi è stato regalato.
Vichi è un giallista che stavolta si è misurato con un genere diverso. Ecco, genere. Difficilissimo da catalogare e non facile da leggere: un muro di testo, quasi un flusso di coscienza, pochi dialoghi, tantissimi pensieri che terminano con puntini di sospensione, un continuo rimando tra presente e passato alternando un narratore a focalizzazione variabile a un raro tu narrativo.
Il ritorno ti colpisce come un pugno, anzi è una coltellata al cuore che si ripete come un supplizio. Perché nella guerra non c’è lieto fine, le ultime 70 pagine sono un calvario emotivo e il racconto minuzioso di ciò che è realmente accaduto alle donne bosniache è qualcosa che non si dimentica. È la verità, anche se contenuta in un romanzo. A mio parere doveroso scriverne per tramandare la memoria di quelle atrocità.
La guerra quasi casa per casa, vista dall’occhio di un gruppetto di persone, assume un tono di tragedia ancora più grande rispetto a quello che può essere un racconto corale.
Tutto questo si interseca in una storia già drammatica, quella di Mario/Maria e del suo percorso tortuoso verso il sentirsi veramente se stessa dopo una vita in cui non ha mai conosciuto l’amore e ricevuto solo schiaffi.
Un libro che divide parecchio, non per tutti, ma che forse tutti dovrebbero leggere. (la trama ve la lascio in fondo)
Nel corso delle guerre jugoslave, lo stupro è stato utilizzato come strumento di pulizia etnica e arma biologica, tanto che si stima che le vittime di stupro si aggirino tra le 25.000 e le 60.000, leggo su Estranei.org.
Apprendo da corriere.it (riporto alcune parti dell’articolo) che delle decine di migliaia di crimini di violenza sessuale commessi contro le donne e le ragazze durante la guerra della Bosnia Erzegovina, dal 1995 i casi giudicati dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, dalle corti nazionali o da quelle locali sono meno di 40. Per le autorità della Republika Srpska, una delle due entità in cui lo stato balcanico venne diviso a seguito degli accordi di Dayton, non è successo niente. Un rapporto pubblicato oggi da Amnesty International, intitolato “Quando ognuno resta in silenzio” realizzato nell’ambito della campagna dell’organizzazione per i diritti umani per far sì che le sopravvissute agli stupri di guerra ottengano giustizia e riparazione, racconta la lotta per la sopravvivenza di queste ultime nell’entità serba della Bosnia Erzegovina. La realtà ignorata è che molte sopravvissute stanno ancora combattendo i postumi sul piano fisico, emotivo e sociale dei crimini commessi ai loro danni. Lo fanno isolate, in silenzio, dimenticate. A seguito degli stupri e di altre violazioni dei diritti umani, molte sopravvissute hanno sviluppato disordini da stress post-traumatico e altre sindromi, quali insicurezza, vergogna, autocolpevolizzazione, depressione, perdite di memoria, assenza di concentrazione, incubi, flashback, ansia e sfiducia negli altri.
In questo romanzo incontrerete una donna nata bambino che per non rinunciare alla propria identità più autentica dovrà attraversare l’inferno, quello costruito dagli uomini sulla terra. Sarà costretta a fuggire da molte gabbie, liberandosi da pregiudizi, malignità, umiliazioni, violenza. Sopporterà i tradimenti più dolorosi e la solitudine più estrema. Lontana da casa, sprofonderà nell’orrore e nello strazio della guerra dei Balcani, simile a una delle tante guerre che ammorbano questi decenni di pace apparente. Nella sua storia senza respiro, ogni affermazione e ogni negazione vengono rivoltate, amplificate, distrutte e poi sognate, nel tentativo folle di arrivare a un punto che sia almeno un po’ veritiero. Un luogo dove chi è generoso e sa amare abbia ancora diritto all’esistenza. Questa donna che non cede, che non si corrompe, che sa vedere, persino sorridere, e giocare, ha un nome semplice, si chiama Maria. Non è frequente, ma a volte succede che ci siano persone come lei e storie come la sua, nelle quali gli archetipi si manifestano e parlano delle vite di tutti. -
Ho ucciso Enrico Mattei – Federico Mosso

Ho ucciso Enrico Mattei by Federico Mosso
My rating: 4 of 5 stars
Il nome Enrico Mattei ha aleggiato nella mia esistenza per un bel pezzo come una figura nebulosa (troppo giovane per aver vissuto quei tempi) ma apprezzata da tanta gente. Quando ero un’universitaria usufruivo di una “biblioteca multimediale”, una sorta di spazio dedicato a internet quando ancora non era così diffuso in Italia, messo a disposizione dalla Fondazione Enrico Mattei.
I misteri sulla sua morte li ho compresi poco dopo. Avendo apprezzato altri libri di Gog Edizioni non mi sono persa questo titolo, acquistato al Salone del Libro.
Mosso ispira il suo romanzo sull’inchiesta del sostituto procuratore di Pavia, Vincenzo Calia, che negli anni Novanta ha finalmente chiarito che l’aereo privato su cui viaggiava Mattei è caduto a causa di un’esplosione provocata da una carica montata probabilmente nel carrello del velivolo. L’inchiesta è stata archiviata perché sui mandanti era impossibile fare chiarezza.
E così l’autore inventa un fantomatico “agente Joe” e gli fa attraversare quasi 40 anni di storia oscura del nostro Paese. Un italiano che lavora per gli americani nella lotta contro “i comunisti”, ma non solo. Ciò che fa Mattei è giudicato pericoloso per le Sette Sorelle del petrolio. Rendere l’Italia indipendente dal punto di vista energetico, concedere ai Paesi estrattori una percentuale maggiore rispetto al 50-50 e così via.
Mosso fa ulteriori passi: collega altri due omicidi alla questione Mattei. Il giornalista Mauro De Mauro che stava indagando in Sicilia proprio su e Pier Paolo Pasolini, che stava scrivendo Petrolio quando è stato ucciso.
Il libro è densissimo, forse troppo (per questo una stella sotto le cinque) con alcuni excursus molto spiegati (mi sarei limitata al punto di vista stretto su Joe). Sia chiaro, mi è piaciuto perché appunto consente di rinfrescare la memoria su alcuni aspetti della storia italiana recente. Ho ucciso Enrico Mattei non fa sconti: Joe è un personaggio orribile perché è un perfetto esecutore. Non si fa troppe domande e solo a fine carriera capisce tante cose. Mosso è pure bravo nella descrizione dei vari omicidi con alcuni momenti splatter godibili. Un appunto che forse posso fare è un io narrante un po’ schiacciato, come linguaggio, sui giorni nostri anche quando stiamo parlando degli anni Cinquanta. Il narratore intervalla la parte focalizzata sul protagonista con una sorta di excursus onirico dedicato a Mattei e al cane a sei zampe ispirato al drago Tarantasio.
Altro plus di questo libro è la postfazione in cui l’autore racconta le fonti da cui ha attinto per scrivere il romanzo.
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Ho sempre scritto d’amore. Stavolta ho scritto di te – Andrea Shaw

Ho sempre scritto d’amore. Stavolta ho scritto di te: La vera storia dietro a un caso mediatico italiano by Andrea Shaw
My rating: 4 of 5 stars
Un libro necessario, che mostra lo squallore dei commentatori da tastiera, che sputano sentenze senza conoscere la verità, ma soprattutto la totale assenza di deontologia professionale da parte di certi giornalisti e avvocati, che pur di avere “la storia romantica” da raccontare, rischiano di mettere a repentaglio l’esistenza non solo della diretta interessata, ma anche dei suoi parenti.
“Bice, la nonnina che è scappata dalla rsa per vedere il mare”. È stata dipinta in questo modo la donna trovata nei pressi dell’hotel di Bellaria dopo essersi allontanata dalla rsa di Faenza. L’abbiamo conosciuta così grazie al can can mediatico scatenato da alcune trasmissioni del pomeriggio televisivo a cui poi sono andate dietro diverse testate.
Purtroppo, dietro a questa facciata, che i giornali non hanno mai provato a scalfire, c’è una storia drammatica in cui Bice, purtroppo, non è la cara nonnina che cerca l’indipendenza dalle figlie cattive che l’hanno abbandonata al suo destino e affidata a un amministratore di sostegno perché volevano liberarsene.
Tutt’altro.
La vera storia di Bice è un’altra e vi invito a scoprirla leggendo questo libro che è una sorta di narrative-journalism con la vicenda raccontata in prima persona dalla figlia minore di Bice con grande coraggio, visto quello che ha dovuto subire per tutta la vita proprio a causa della madre.
Un esempio di come, pur di “venderci” una storia, media e legali passino sopra a situazioni complesse e delicate, rischiando di fare parecchi danni.
Oggi Bice è morta e nel dare la notizia tanti giornali hanno ancora ripreso quella definizione: “La nonnina che è scappata dalla rsa per vedere il mare”
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Senza Traccia, di Giuseppe Viscardi

Senza Traccia by GIUSEPPE VISCARDI
My rating: 3 of 5 stars
La foto iniziale non è la solita che riservo alle recensioni. Giuseppe, che incrocio allo stadio quando mi occupo di Sampdoria, mi ha regalato il suo romanzo. Senza Traccia è la sua prima esperienza nel genere thriller. Jacopo, avvocato marittimista genovese trapiantato a Milano si trova a New York per il viaggio di nozze con Erika, la moglie e figlia del capo dello studio in cui lavora. All’improvviso il dramma: Erika decide di andare in bagno in un locale e sparisce nel nulla. Le ricerche sono inutili e per anni Jacopo dovrà convivere con questo capitolo della vita che non sembra chiudersi mai. I famigliari della moglie lo accusano e non lo perdonano, facendogli terra bruciata attorno. Solo dopo anni proverà a risollevarsi, grazie all’hobby di allenare una squadra di calcio di ragazzini, ma nuove tragedie sono dietro l’angolo: un misterioso serial killer, che fa sparire le persone nel nulla, sembra averlo preso di mira. Si parte subito forte, con la sparizione della moglie Erika nelle prime pagine. L’autore, però, ti porta in una direzione inattesa in cui quella disgrazia aleggerà nella vita di Jacopo, il protagonista, che ne farà le spese emotive e lavorative.
Lo stile migliora più si va avanti con le pagine e quando entra in scena il serial killer le cose si fanno decisamente interessanti. Realistici i dialoghi.
Sono parecchi gli omicidi in questo libro e anche la crudeltà dell’assassino, di cui abbiamo diversi pov, è ben congeniata. Non sono riuscita a trovare il colpevole, quindi un ottimo lavoro da parte di Giuseppe Viscardi.
Se posso fare una critica ho trovato forse troppo dettagliate le cronache della squadra allenata da Jacopo perché in qualche modo interrompono la tensione del filo narrativo principale.
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L’Europa e l’eredità del Manifesto di Ventotene

Si vota per le elezioni europee e dopo il primo giorno l’affluenza in Italia è poco sotto il 15%. Le elezioni europee, dal 1979 a oggi, hanno sofferto nel nostro Paese un calo quasi costante della partecipazione al voto. Ci sono Paesi, che fanno peggio, come si vede dallo specchietto che ho trovato sul sito ufficiale del Parlamento europeo, come se l’Europa non scaldasse gli animi. La politica italiana vede, con la miopia che da tempo la caratterizza, queste elezioni come un banco di prova per il governo, così come le recenti elezioni regionali (dimenticando, in quest’ultimo caso che nelle amministrative contano molto altri fattori).

Eppure le elezioni europee dovrebbero essere al primo posto dell’interesse dei cittadini, visto che è dall’Ue che arrivano direttive, regolamenti, pareri eccetera (clicca qui per sapere come funziona), che influiscono molto sulla nostra vita.
C’è da dire che l’Europa non ha fatto molto per farsi amare in certi frangenti, anche se occorre precisare che spesso sono gli stessi media a ingigantire l’aspetto “da burocrate” delle istituzioni di Strasburgo e Bruxelles, mentre tantissime opere materiali e immateriali sono finanziate grazie a essa. La creazione dell’euro ha creato una divisione all’interno della stessa Ue, tra chi usa la moneta unica e chi no. La discriminante sono parametri economici di un certo tipo, che hanno visto la Germania come Paese trainante su questi aspetti (dimenticando quanti occhi sono stati chiusi nei suoi confronti a livello economico dopo le macerie della Seconda Guerra Mondiale). Nel 2012 addirittura il pareggio di bilancio è stato scritto sulla nostra Costituzione.
L’unione monetaria si è realizzata e l’Italia ne ha beneficiato parecchio, ma l’Unione Europea è ancora oggi un’incompiuta. Ha tradito uno dei testi che ne rappresenta il fondamento e che in poche pagine racchiudeva un ideale ampiamente condivisibile: il Manifesto di Ventotene.
Ventotene, piccola isola di confino e di grandi idee
A Ventotene ci sono stata per una settimana. Nell’unica mezza giornata di pioggia morivo di noia (ero poco più che ventenne). L’isola si gira in venti minuti a piedi, essendo poco meno di 1,9 kmq. Provate a immaginare cosa poteva significare essere confinati lì, come accadde nel 1941 ad Altiero Spinelli e a decine e decine di altre persone solo perché di idee politiche contrarie al regime di Mussolini. Sorveglianza stretta, possibilità di camminare solo in determinate zone e orari erano solo alcune delle restrizioni subite dai “dissidenti”, che comunque riuscirono a far uscire dall’isola la prima edizione del Manifesto di Ventotene, il testo che ispirò coloro che istituirono la Comunità Europea.
Consiglio di trascorrerci almeno un fine settimana, a Ventotene (in fondo all’articolo qualche foto). Lì tutto ricorda quegli anni e la bellissima libreria Ultima Spiaggia sulla piazza del Paese ha una fornitissima bibliografia sui temi dell’epoca. Di fronte a Ventotene, tra l’altro, c’è l’Isola di Santo Stefano, con il carcere borbonico trasformato in prigione per gli oppositori politici. Anche Sandro Pertini fu incarcerato lì. La guida è eccezionale e spiega la storia e i prigionieri illustri di quel posto.
Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con la collaborazione di Eugenio Colorni avevano capito che gli Stati nazionali hanno rappresentato uno dei grandi problemi dell’epoca e della crisi della società. Ne è scaturito il totalitarismo che a cascata si è diffuso in diversi Paesi. La critica non era solo nei confronti della Germania e dell’Italia, ma anche della Russia. Una realtà sovranazionale era vista come la possibilità di stemperare questo individualismo dei singoli Stati che influenza anche gli stessi partiti e i sindacati. Si parlava già di un esercito europeo, per esempio, ma anche di come questa realtà federale avrebbe potuto far stare meglio tutti i cittadini anche livello socio-economico.
Come sappiamo la vera svolta in questa direzione è stata stoppata dalla mancata entrata in vigore del Progetto di trattato che adotta una Costituzione per l’Europa (non ratificato), che nel 2005 è stato respinto da due referendum popolari in Francia e Olanda.
Il successivo Trattato di Lisbona del 2007 aveva rimesso in moto l’Ue, dando anche maggior importanza allo stesso Parlamento Europeo nei confronti degli altri organi, ma le crisi economiche che si sono susseguite negli anni hanno evidenziato come ancora l’Europa abbia una certa influenza a livello economico (il meccanismo degli aiuti, ultimo il Pnrr, è efficiente), mentre sulle crisi internazionali (Ucraina e Palestina) e altre situazioni come gli aspetti della gestione dell’arrivo di persone dall’Africa attraverso il mare, l’Europa mostra ancora tutti i suoi limiti se non una sconcertante immobilità.
Tornando al visionario Spinelli: quanto c’è bisogno di persone del genere anche oggi? Che non guardino al loro orticello, ma si spingano davvero nel futuro? Però mi rendo conto anche che l’informazione attuale, coi titoli sparati e il giorno dopo smentiti o dimenticati, fagocita chi invece ha delle idee che potrebbero essere di largo respiro.
E probabilmente oggi, una persona così, non riuscirebbe a fare politica: in un partito sarebbe affossato dalle lotte tra uomini/donne piccoli che tagliano le possibili correnti interne perché non hanno sostenuto il leader di turno.Dove leggere il Manifesto
Sul sito dell’Istituto Spinelli potete trovare il Manifesto in tutte le lingue europee.
Carico qui sotto il pdf dell’edizione italiana. Al di là delle varie prefazioni leggetevi le frasi limpide scritte da questi uomini che avevano una visione non fatta di vendetta su chi li aveva imprigionati, non di rivendicazioni individuali o di categoria.








Sullo sfondo l’Isola di Santo Stefano 
La lapide sull’Isola di Santo Stefano 
Cella del Carcere di Santo Stefano 
Dentro il carcere, a forma di panopticon 
Nel cimitero del carcere 41 corpi non reclamati -
Connessione alla Biblioteca Benzi, ultima uscita?

Ho chiuso il mio mini-tour di Connessione a rischio nelle biblioteche genovesi a conclusione di Genova Capitale del Libro alla Biblioteca Benzi di Voltri, un posto meraviglioso con affaccio invidiabile direttamente sulla spiaggia.

La visuale dalla finestra della biblioteca La bellissima giornata e l’orario, le 16, non hanno aiutato, in più chi mi aveva assicurato presenza ha avuto dei problemi, ma alla fine la platea di sole donne (e ringrazio anche la direttrice della Biblioteca e l’addetta alla comunicazione per essersi gentilmente fermate per tutta la presentazione) era attenta e interessata. Sono nate anche alcune domande e considerazioni personali da parte del pubblico, un aspetto che mi fa sempre piacere perché la presentazione non rimane ingessata.
Daniela Domenici è una forza della natura ed è stata un’ottima presentatrice.
Questa, credo, potrebbe essere l’ultima uscita pubblica di Connessione, che ormai ha compiuto tre anni. Va bene che il libro è nato nel 2021 in pieno Covid e quindi non ho potuto presentarlo a dovere all’uscita, va bene che un libro (e soprattutto le sue tematiche) non invecchiano, ma forse è il momento di andare avanti. A meno che qualche località turistica o qualche circolo di lettori non decida di organizzare qualcosa con la sottoscritta.
Connessione continuerà a vivere qui sopra e sui social con contenuti ad hoc. Ho preparato una scheda nella speranza di riuscire a proporlo a qualche casa di produzione cinematografica. La caricherò qui sopra, anche se non sarà visibile a tutti, ma sarà disponibile solo per gli addetti ai lavori. Dentro ci sono il soggetto e le moodboard.
Devo concentrarmi su Scintilla inaspettata e la sua uscita (vi racconterò tutto a breve) e sulla stesura del secondo episodio di Connessione.
Vi lascio le foto (scattate da Elena Guidetti e dal personale della Biblioteca) e qualche video della giornata che si è chiusa con un tuffo in mare, il primo della stagione.








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Il 5 giugno presentazione alla Biblioteca Benzi di Genova Voltri

Avrò il piacere di presentare Connessione a Rischio alla Biblioteca Benzi di Voltri. L’appuntamento è per le 16 di mercoledì 5 giugno. Credo che sia una delle ultime uscite pubbliche di Connessione a meno che non arrivino inviti da realtà interessanti.
Completo così il mio mini-tour tra le biblioteche genovesi in occasione di Genova Capitale del Libro dopo la Berio in centro città e la Cervetto di Rivarolo.
A fare da moderatrice la vulcanica Daniela Domenici, che aveva recensito Connessione tempo fa dedicandole questa recensione entusiasmante.
La Biblioteca è in un posto bellissimo, si affaccia sul mare e quindi io mi metterò il costume se il tempo sarà bello, per fare un tuffo alla fine della presentazione.
Questo è il comunicato che la Biblioteca ha fatto per promuovere l’evento:
Si parla sempre più spesso di cybersecurity, ossia “sicurezza informatica”: al giorno d’oggi siamo circondati da tecnologie di ogni tipo e occorre essere informati e consapevoli dei rischi che si possono incontrare nel mondo digitale, soprattutto se riguarda la nostra privacy.
Il romanzo “Connessione a rischio” di Emanuela Mortari fa luce su questa tematica, raccontandoci la storia di Gloria Ferrari, programmatrice di videogiochi appassionata di thriller. Come quei videogiochi che iniziano in un modo e cambiano all’improvviso durante la partita, Gloria farà un incontro che le cambierà la vita. Utilizzando le sue competenze informatiche e con l’aiuto di amici altrettanto esperti, andrà alla ricerca di un uomo affascinante, Alberto, per sapere tutto di lui e conquistarlo, ma in questa “caccia” affronterà diverse insidie rischiando di mettere in pericolo la sua vita…
La storia è ambientata durante il periodo buio di una Genova ferita dalla tragedia del Ponte Morandi, un giorno indimenticabile e un dolore che durerà per sempre.𝐈𝐧𝐟𝐨 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢:
010 5578896
benzieventi@comune.genova.it
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Wattpad, siamo alla fine dell’epoca d’oro?

Quando il 21 maggio Wattpad ha annunciato l’edizione 2024 dei premi Wattys escludendo l’italiano (oltre che tedesco, francese, turco, portoghese e un’altra lingua che al momento non ricordo), ho avuto la certezza che l’epoca d’oro della piattaforma di scrittura è terminata. Da utente, sia come scrittrice sia come lettrice, ne sono davvero dispiaciuta, ma i segnali erano presenti da mesi.
Per farvi capire cos’è Wattpad vi basti che Naver Corporation, colosso coreano del webtoon (e non solo), ne aveva formalizzato l’acquisizione il 10 maggio 2021 dopo l’annuncio a gennaio 2020, per la cifra da capogiro di 600 milioni di dollari. L’effetto si era visto anche sulle azioni della compagnia, che a partire dal 2020 hanno incrementato parecchio il loro valore, per poi intraprendere un’inesorabile discesa.
Naver in Corea del Sud è un tale colosso da sostituire Google come motore di ricerca e l’acquisizione della piattaforma arancione annunciata in pompa magna qui, in cui si diceva che Wattpad “avrebbe aumentato il suo team di quasi il 50% nel 2021, aggiungendo quasi 100 nuovi ruoli in ingegneria, marketing, contenuti e altre parti dell’azienda per continuare a realizzare la sua visione di intrattenere e connettere il mondo attraverso le storie”, apriva possibilità inimmaginabili per gli scrittori sulla piattaforma: la possibilità di essere scelti per la pubblicazione di libri, fumetti, trasformazione delle storie in screenplay per cinema o serie tv.
Flashback: Wattpad è nato dall’idea di Allen Lau e Ivan Yuen in Canada nel 2006 ed è una piattaforma gratuita disponibile sia sul web sia via app, di condivisione di contenuti scritti (le storie) caricati dagli stessi utenti. Possono essere racconti, romanzi, fanfiction, poesie, one-shot (un unico capitolo). Oggi è senza dubbio la principale piattaforma online di scrittura: una comunità globale di 94 milioni di persone, tra cui cinque milioni di scrittori, che hanno caricato più di un miliardo di capitoli sulla piattaforma. Il fatto che Wattpad sia stato strutturato all’inizio come un social network ne ha decretato il successo: i lettori possono commentare le storie riga per riga, instaurando un rapporto con gli scrittori che è davvero unico. Tutto questo spiega perché una fanbase nata su Wattpad sia così solida anche quando gli autori fanno il salto al di fuori e sono pubblicati da case editrici. In Italia il caso del Fabbricante di Lacrime è stato emblematico: un successo clamoroso nato proprio sulla piattaforma, poi autopubblicato da Erin Doom e adocchiato da Magazzini Salani.
Le storie che piacciono a milioni di utenti fanno gola e Wattpad in questi anni ha aperto una divisione Studios che è, per chi viene selezionato, una sorta di agenzia di rappresentanza nei confronti dei partner nei vari Stati.
Gli editori fiutano il business, anche quelli italiani: Sperling & Kupfer stipula una partnership e sono diverse le “Storie Wattpad”, così recita il marchio in copertina, uscite per la casa editrice.
Con l’acquisizione di Naver nasce Wattpad Webtoon Studios che produce essa stessa opere tratte dalla piattaforma, mentre nel mercato inglese (in italiano non ha preso piede) vengono proposti i Wattpad Originals, ossia storie leggibili solo a pagamento.
Sembra che vada tutto bene, ma da diverso tempo Wattpad sta depauperando la piattaforma e vi spiegherò a breve perché.
Inoltre, c’è da dire che il successo di Wattpad nei vari paesi si basa sul volontariato. I cosiddetti Ambassador, ossia coloro che si occupano delle segnalazioni di storie che non rispettano le linee guida, che rispondono alle domande degli utenti, che animano la piattaforma con i concorsi, gli elenchi di lettura e che appunto gestivano i rapporti con i partner, sono tutti volontari. Una fonte interna ormai uscita da un po’ dagli Ambassador mi ha spiegato che a essere pagati erano solo coloro che leggevano le storie per decretare i vincitori dei premi Wattys, i premi ufficiali della piattaforma.Oggi la limitazione dei Wattys alle storie scritte in inglese, filippino e spagnolo taglia praticamente fuori mezza Europa dalla possibilità di competere nell’unico concorso ufficiale. Si tratta di un segnale che ha gettato nello scoramento centinaia di migliaia di scrittori e che fa sospettare che le cose, per Wattpad e Naver, non stiano andando così bene. Oppure, ancora, che il mercato su cui puntare davvero per loro sia ormai solo quello americano, sudamericano e filippino, a giudicare da numeri e risultati. Il fatto è che a richiesta di delucidazioni su questo disimpegno non viene motivata la decisione, ma solo chiamata “evoluzione”.
I premi Wattys rappresentano un’occasione di visibilità unica per uno scrittore, che quando approccia la piattaforma non ha idea di come farsi notare in mezzo a un mare magnum di storie. Gli scambi di lettura (io leggo la tua storia, tu la mia), i concorsi interni creati dagli utenti con 10, 20, 30 partecipanti al massimo non sono per nulla paragonabili.
In più, Wattpad ha distrutto a poco a poco, nel corso degli ultimi anni, i mezzi “social” con cui si riuscivano a scoprire nuove storie e nuovi utenti: i forum (per l’utenza inglese), il feed (in cui potevi vedere i commenti e i mi piace di chi seguivi su storie altrui) e, dai primi di maggio, i messaggi privati. Se aggiungiamo a questo disastro – ipotizzo motivato per questioni di privacy (il feed) e di possibili problematiche predatorie (i messaggi privati) – la totale inutilità della home page, che propone sempre le stesse storie e anche non di gradimento di chi accede, e delle classifiche per tag (non è mai stato chiarito con che criterio siano redatte), stupisce in effetti come Wattpad sia arrivato a essere ciò che è. Sarebbe bastato, per mantenere ciò che era un punto di forza, una moderazione e uno sviluppo software serio, come ci si attenderebbe da una piattaforma di successo globale.
Di sicuro nell’ultimo anno i Wattpad Webtoon Studios hanno sofferto parecchio, come si legge qui, anche se è davvero molto difficile trovare notizie ufficiali.Che Wattpad stesse abbandonando l’Italia era però già chiaro a gennaio, quando la referente degli Studios ha dichiarato pubblicamente di non collaborare più la piattaforma. Ci ho fatto diversi video su TikTok (sospetti, conferme, l’accorpamento degli Studios italiani a quelli spagnoli, il nuovo tool Ai con la cancellazione automatica delle storie non conformi alle linee guida, la cancellazione dei messaggi privati, i Wattys) Risultato? Studios fermi, pagina Wattpad Italia ferma, pagine social italiane ufficiali di Wattpad trasformate nelle pagine personali della stessa ragazza. Poco dopo anche gli Ambassador italiani che animavano Instagram e TikTok hanno abbandonato la nave e rinominato le pagine social. Anche questo un segno del poco controllo che la piattaforma ha sui suoi “rami locali”: sarebbe saggio che le chiavi delle pagine ufficiali siano in capo a Wattpad e poi assegnate al responsabile di turno.
Nel frattempo alcune saghe uscite da Wattpad e pubblicate da Sperling & Kupfer non vedranno la fine. Recente l’annuncio di alcune autrici come per esempio Claudia Castiello e il suo Doctor Dream. Non ho idea se ciò sia legato a una specie di dismissione della partnership tra Sperling e Wattpad o per pura scelta editoriale. Sono a disposizione per chiarimenti.
Vista la situazione, tanti scrittori stanno già cercando le alternative. Di questo ho già parlato su TikTok, ma vorrei dedicarvi spazio anche qui nei prossimi giorni.
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Diga di Genova, il fattoide del primo cassone

Prende forma, al largo del porto di Genova, la nuova diga foranea. Nel cantiere marittimo al largo dell’attuale diga, è stato posato oggi a 25 metri di profondità il primo degli oltre 90 cassoni che comporranno i primi 4 km dei 6 km complessivi dell’opera, i cui lavori vanno avanti senza sosta.
Inizia così il comunicato stampa inviato ai giornalisti ieri pomeriggio al termine dell’evento che avrebbe dovuto mostrare l’inizio delle operazioni per l’affondamento del primo cassone. Una nota rilanciata da tantissimi media (basta cercare su Google posato primo cassone diga) che in realtà è un esempio tipico di fattoide ossia una “Notizia priva di fondamento, ma diffusa e amplificata dai mezzi di comunicazione di massa al punto da essere percepita come vera“. Solo chi c’era ha capito che questo cassone in realtà non è stato ancora posato.
E nel giorno in cui il mio maestro Mario Bottaro, scomparso lo scorso giugno, avrebbe compiuto gli anni, non posso stare zitta, anche se da giornalista con esperienza ormai ventennale non esprimo mai le mie opinioni negli articoli, basti pensare che quando parlo di sport c’è chi mi reputa genoana o sampdoriana a seconda di ciò che scrivo. Se andate a guardare il pezzo scritto per Liguria Business Journal, qualcosa si poteva intuire.
Si è toccato il fondo ieri, mentre avrebbe dovuto farlo il cassone secondo quanto annunciato. Le espressioni smarrite di qualche collega mi hanno rassicurata sul fatto che non avevo capito male io quando, in fretta e furia, l’evento è stato chiuso con l’applauso della platea fatta di istituzioni e imprenditori del settore marittimo sulle riprese del cassone galleggiante in un punto imprecisato del Ponente genovese.
Flashback per chi non conosce l’opera più costosa del nostro Pnrr: la nuova Diga di Genova, costruita dal consorzio PerGenova Breakwater, è la più ambiziosa costruzione di ingegneria marittima perché posizionata su un fondale profondo 50 metri. La Diga serve per accogliere le giganti portacontainer all’interno del porto cittadino genovese senza problemi di sicurezza (nel porto di Pra’, sempre a Genova ma gestito da altro terminalista, questo è già possibile). Il costo del primo lotto di 900 milioni sale a 1,3 miliardi con il secondo e l’Anac, l’Autorità anticorruzione, ha messo in guardia su “anomalie procedurali” e “criticità” sul mancato rispetto dei principi di concorrenza, parità di trattamento e trasparenza con un ulteriore rischio riportato qui. C’è poi un altro rischio, quello geologico, che ha caratterizzato l’avvicinamento alla giornata di ieri e che compare anche nei dialoghi intercettati nell’ambito della mega-inchiesta che ha portato all’arresto di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, di Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e di Aldo Spinelli, il terminalista che avrebbe beneficiato di più della costruzione della Diga e che ha anche provocato le dimissioni del project manager Piero Silva. Vi lascio un altro link dell’articolo scritto da Andrea Moizo, il collega che più di altri si è interessato delle problematiche di questo mega-appalto.
La Diga entra dunque nel filone dell’inchiesta e di domande da fare, ieri, ce ne sarebbero state. Invece no. Non è stato previsto un momento stampa, ma solo la passerella con la presenza del ministro Salvini.
- Nessuno ci ha spiegato perché le operazioni di affondamento non sono state fatte ieri;
- Qualcuno ha pure mentito sui tempi di costruzione del primo cassone nelle dichiarazioni ufficiali, perché dal 2 aprile alla metà di maggio non sono passati 20 giorni, ma 45 e non ha spiegato come riusciranno a costruire gli altri 94 al ritmo di uno ogni 15 giorni;
- Nessuno ha spiegato come intendono recuperare i ritardi che sono già, secondo i bene informati, di oltre 200 giorni
Dichiarare che a causa delle condizioni proibitive del mare non sarebbe stato possibile affondare il cassone e raccontare che per adagiare il cassone sul fondo occorrono almeno 18 ore non è una sconfitta, ma un dovere di trasparenza soprattutto alla luce di quanto è emerso negli ultimi giorni e dell’enorme costo dell’opera.
Il voler fare a tutti i costi è un po’ il leit motiv di queste ultimi amministrazioni, anche a scapito delle procedure e delle legittime riflessioni. Riflessioni che non sono un no alle grandi opere e io stessa non sono contraria, ma c’è modo e modo. L’inaugurazione per dire “ecco, noi ci siamo riusciti” è frequente, salvo poi dover attendere altre settimane per la fruizione vera e propria. I genovesi del Ponente sanno quante volte la nuova rampa che dalla sopraelevata porta direttamente in lungomare Canepa è chiusa per manutenzione.
Quindi credo che l’evento di ieri sia stato un altro clamoroso autogol di chi voleva dimostrare di voler andare avanti a tutti i costi e nonostante tutto e invece ha fatto solo la figura dell’ottuso rullo compressore, oltre che mal consigliato dal punto di vista della comunicazione.
Un altro bravo collega come Alberto Quarati ha mostrato il re nudo con questo articolo. Ancora Andrea Moizo è stato bravo a farsi spiegare perché non è stato possibile concludere ieri la procedura.
AGGIORNAMENTO: Domenica 26 maggio le operazioni di posa si sono concluse visto che il cassone non è più visibile al largo. Il Tgr della Liguria ha annunciato la fine delle operazioni. Al momento (lunedì 27) non è arrivata nessuna comunicazione per informarci.
AGGIORNAMENTO/2: A quanto riferito da una fonte attendibile il cassone è ancora in fase di immersione (lunedì 27 maggio ore 15).

