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Bonnie Parker di Arianna Destito Maffeo

Bonnie Parker: Un destino chiamato Clyde (Femminile singolare) by Arianna Destito Maffeo
My rating: 5 of 5 stars
La celebre coppia di rapinatori la cui fama è arrivata sino ai giorni nostri, raccontata da Bonnie e dalla madre della ragazza.
Arianna Destito Maffeo ha fatto un lavoro pregevole, documentato, mettendoci una sensibilità che ha fatto capire davvero cosa poteva passare per la testa di una giovane che in fondo cercava solo amore dopo che il marito se ne andava in giro a fare chissà cosa.
Una Bonnie che sa benissimo cosa comporterà stare accanto a un uomo come Clyde. Prima, ingenua, sembra essere convinta che chiedergli di non mettersi nei guai basti a tenerlo lontano da essi, poi, sempre più consapevole che per loro la fine della corsa arriverà solo con la morte.
Dall’altro lato la madre, che si strugge per non essersi accorta subito di come si sarebbero evolute le cose, comunque figura da cui Bonnie fatica a staccarsi, tanto da rischiare la vita per vederla.
Un libro che ti fa venire voglia di approfondire le vicende di quell’epoca, in cui i due ricercati venivano quasi esaltati dalla gente come dei novelli Robin Hood contro le banche “cattive”, a cui venivano attribuiti delitti che magari non avevano neanche commesso, un libro che colpisce al cuore per la chiarezza dei sentimenti e delle emozioni di Bonnie e della consapevolezza dell’ineluttabilità delle cose.
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Un altro ballo ancora degli Scrittori Pigri

Un altro ballo ancora by Scrittori Pigri
My rating: 4 of 5 stars
Un romanzo scritto da 28 persone, un capitolo a testa, seguendo una traccia, ma senza sapere bene cosa avrebbe scritto chi precedeva.
Credo che possa entrare nel Guinness dei Primati questo “Un altro ballo ancora” degli Scrittori Pigri, pseudonimo di un gruppo legato a un laboratorio online di scrittura coordinato da Barbara Fiorio e Alice Basso.
Li ho conosciuti a una presentazione comune di libri a Pegli.
Qui il lavoro di editing è stato pazzesco, perché davvero non si percepisce la costruzione così frammentata.
Il romanzo è leggero, classica lettura estiva da sotto l’ombrellone, piacevole: due famiglie vicine di campeggio in Sardegna non potrebbero essere più agli antipodi. I Castelli: vegani amanti dello yoga e della tranquillità versus gli Zanetto: grigliatori professionisti di carne e caciaroni. Quest’anno ci sono anche Lena, nonna Zanetto, e Fiorenzo, nonno Castelli. Entrambi vedovi. Colpo di scena: Lena e Fiorenzo sono stati innamorati in passato, anzi il loro era stato il primo amore. E ora?
I due anziani non perderanno tempo e mostreranno che per amare non importa l’età.
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Il bacio freddo della polvere di Antonella Grandicelli

Il bacio freddo della polvere: Un orribile delitto a Genova per Vassallo e Martines by Antonella Grandicelli
My rating: 4 of 5 stars
Non ho letto i libri precedenti di quella che ormai sta diventando una bella saga. Una coppia originale e sui generis quella del commissario Vassallo e del poeta Martines. I due in questo libro compiono le loro personali indagini: il primo su un omicidio il cui colpevole sembra davvero scontato, il secondo su un probabile figlio di cui era all’oscuro.
Devo complimentarmi con l’autrice perché è riuscita a nascondere molto bene il colpevole e anche tutta la questione legata al movente. Questa doppia indagine scorre via bene. Ci ho messo un giorno o poco più a finire il libro.
Ho notato grande cura in tutto, anche nel tratteggiare i personaggi secondari e soprattutto un’attenzione a temi sociali, ma anche ai pericoli dei pregiudizi, che permea tutto il romanzo.
Ambientazione genovese con alcuni luoghi davvero non scontati.
Antonella Grandicelli nasce poetessa e si vede! Uno stile davvero originale per un noir, con frasi che sono dei piccoli capolavori letterari, una gioia. Se proprio devo fare una piccola critica questa poeticità si vede non solo nelle parti di Martines, ma anche in quelle di Vassallo. Per me una sorpresa.
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Perché un sito web

Di Emanuela Mortari ce ne sono tante, spezzettate in tutte le mie identità social, ma non solo, anche professionali.
Ho deciso perciò di realizzare un sito mio pur odiando essere autoreferenziale e l’autopromozione stessa, per raggruppare qui tutti gli aspetti della mia identità pubblica, cercando di raccontarvi sia il mio lavoro, sia un po’ di vita, sia quella che da una passione si sta tramutando in qualcosa di più ovvero la scrittura di racconti e romanzi.
Siccome le recensioni, non solo di libri, sono il mio pane, trovete qui anche questo aspetto.
Ecco dunque spiegato questo sito, sperando che vi piaccia.
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La tana del bianconiglio – one shot horror

«Ehi, manca ancora molto?»
L’ansimare di Paolo le fa compagnia da ormai una decina di minuti, da quando il sentiero ha aumentato la pendenza.Daniela si volta. L’amico è ormai distanziato di una decina di metri e arranca con la schiena curva in avanti e tutto il peso appoggiato sui bastoni che dovrebbero alleviare la fatica dell’ascesa sulle sue articolazioni.
«No. Dovremmo esserci». Alza la testa e con lo sguardo percorre quello che rimane del sentiero prima della vetta. Il bosco si è interrotto come tagliato da una scure, lasciando spazio a un prato punteggiato di fiori bianchi e rosa. Vecchie case di pietra in rovina, poco distanti, sono l’unica testimonianza di una presenza umana in un remoto passato.
Daniela chiude gli occhi, godendosi il costante frinire dei grilli e il tepore dei raggi del sole sul viso. Dura poco.
Un’ombra la costringe a riaprire le palpebre. Nuvole grigie stanno valicando rapide la cresta della montagna.
«La prossima volta col cavolo che mi fido del tuo “tranquillo, è un sentiero che fanno anche i bambini”» dice Paolo con voce più stridula del solito per imitare la sua.
L’ha raggiunta, ma Daniela non riesce a sorridergli e a ribattere con ironia come farebbe di solito.
«Potrebbe piovere. Quella roba non mi piace».
Il suo migliore amico segue l’invito del lieve movimento della testa e guarda le nubi che ormai hanno quasi del tutto coperto l’azzurro del cielo.
«Meglio, torniamo indietro». Le volta la schiena e fa un passo in discesa quando un rombo di un tuono in lontananza lo blocca subito.«Forse è meglio se ci rifugiamo in quelle case lassù» propone la ragazza, «com’è arrivato in fretta, passerà presto».
Accelerano il passo e arrivano a un centinaio di metri dal villaggio abbandonato quando rade gocce cominciano a scendere dal cielo.
«Speriamo che qualcuna di quelle case abbia ancora un tetto» mormora Daniela, concentrata sulla loro meta.
«Ehi, guarda qui!»
La voce eccitata di Paolo la riscuote dai suoi timori. È uscito dal sentiero e si è fermato a guardare qualcosa sul terreno. Il temporale è incombente, ma pochi secondi di distrazione non cambieranno le cose.
Si avvicina rapida e quando posa lo sguardo accanto ai piedi del suo amico, scuote la testa. «Non hai mai visto una tana?»
«Sì, ma questa è diversa dalle altre».Impiega qualche secondo per assimilare le sue parole. Ha ragione.
Mancano le tracce delle zampe che avrebbero dovuto scavare, manca il classico cumulo di terra all’ingresso. Il cerchio poi è perfetto e troppo ampio per ospitare un piccolo animale come una marmotta o una volpe, sembra quasi un pozzo non terminato. Ci si può quasi saltare dentro.
«Io la tana del Bianconiglio me la sono sempre immaginata così» confessa Paolo. Si china verso l’apertura e tira un urlo, rialzandosi deluso. «Niente eco».«Andiamo, o ci bagneremo sul serio». La pioggia comincia a punteggiare di toni più scuri i loro abiti e Daniela si gira per riprendere il cammino, ma un altro urlo di Paolo la obbliga a fermarsi. Un urlo che le ghiaccia il sangue nelle vene e la fa voltare di scatto.
«Che cazz…»
Lui non c’è più. A terra solo i suoi bastoni«Paolo» grida correndo verso la tana. Una parte di terreno è franata proprio dove prima c’era il ragazzo. L’istinto viene dominato dalla razionalità e Daniela si sdraia sul prato umido e striscia verso il bordo. Quando fa sporgere la faccia sul buco viene investita da un odore di marcio e da un calore inatteso. Gli occhi non riescono a vedere nulla in quell’oscurità impenetrabile.
«Paolo» singhiozza, incurante della pioggia che ora sta cominciando a cadere copiosa.«Sono… sono… vivo».
La voce sottile di colui che conosce da circa dieci anni è un balsamo rigenerante.
«Stai bene? Sei ferito?». Prova a infilare un braccio nell’oscurità, tastando le pareti di terra compatta.
«Più o meno… è stato un bel volo. Ho preso una culata».
«Vedi qualcosa? L’apertura?»
«No. Qui è tutto buio. Accendo la torcia del telefono».
Passa qualche secondo, per Daniela interminabile.
«Sono in una specie di grotta, l’apertura da cui sono caduto è poco più in alto, ma non riesco a raggiungerla neanche in punta di piedi».
«Ok, provo a cercare una corda. Magari nelle case qui sopra è rimasto qualcosa». Senza aspettare risposta, Daniela si alza e corre verso il gruppo di edifici diroccati. Ha la maglietta ormai fradicia e sporca di terra sul davanti, ma non sente freddo ancora con l’adrenalina a mille.La prima casa non ha la porta, del tetto è rimasto solo il moncone di quella che era la trave portante, pezzi di losa ricoprono quello che doveva essere il pavimento. Nessun oggetto utile.
Con un sospiro Daniela si toglie i capelli appiccicati dalla faccia e passa alla seconda abitazione. È messa peggio della prima, perché la parete che dà sul sentiero è franata quasi completamente. Delle scritte rosse all’interno catalizzano la sua attenzione. Una in particolare, Achtung, la riporta immediatamente alla seconda guerra mondiale e all’invasione tedesca che hanno subito quelle valli piemontesi, pagando un altissimo tributo di vite.
«Cazzo!». Un fulmine, immediatamente seguito dal crac di un tuono, la fa gridare.Si affretta verso la terza casa. Questa volta l’abitazione sembra quasi integra. Ha il tetto di lamiera e persino l’uscio di legno è in buone condizioni, ancora sui cardini. Spinge la porta con mano tremante e trovarsi all’asciutto le dà sollievo. Il vento sibila dall’apertura di quella che doveva essere un finestra e fa sbattere un pezzo di tessuto di una tenda ormai a brandelli. Con gli occhi che si abituano a poco a poco alla penombra, Daniela avanza al centro dell’unica stanza. In un angolo ci sono degli utensili e la ragazza si catapulta speranzosa sugli oggetti. Tra le mani si trova una zappa, un rastrello e una pala arrugginita. A terra una cintura e anche un tipo di coltello che non ha mai visto. Si allunga per afferrarlo e si stupisce di quanto sia pesante. La lama è lunga e molto grande: in parte è seghettata, mentre sulla cima torna a essere appuntita. Solo quando se lo passa dalla sinistra alla destra nota che il manico sembra impregnato di qualcosa di scuro che le sporca il palmo. Un brivido le fa gettare d’istinto l’arma nell’angolo dov’era nascosta.
Frustrata dalla ricerca infruttuosa, torna sul bordo dalla tana mentre il temporale sembra allontanarsi.
«Paolo!»
«Sì?»
«Non c’è nulla in quelle case. Qui il telefono non prende. Torno a valle e chiamo aiuto, ok?»
Il silenzio inaspettato dell’amico la sorprende.
«Paolo?»
«Sento un rumore».
«Come?»
«Una specie di lamento».
Daniela rivede la scritta Achtung sulla parete. Scrolla la testa.
«Sarà qualche animale. Io vado, così veniamo a tirarti fuori prima che venga notte».
«Ti prego, non andare. Si sta avvicinando. Qui c’è qualcosa, sembra…»
“Sangue” pensa Daniela.
«Sangue» dice Paolo.
«Devo andare, o rischi di passare la notte qui».
«Ti prego non lasciarmi da solo» la implora. Sembra che stia piangendo.
«Arriverò prima di quanto pensi».
Si alza e corre via, senza voltarsi. Le orecchie le fanno brutti scherzi, perché la voce di Paolo che urla non potrebbe arrivare sin lì.Il terreno è scivoloso e nel punto più ripido non riesce a evitare di cadere. Si rialza a fatica e le lacrime scendono senza che se ne accorga. Tira fuori il telefono dalla tasca, lo schermo è venato e del campo non c’è traccia. Il temporale potrebbe aver fatto danni alla centralina.
Dopo un’ora arriva in paese e si catapulta nel primo bar aperto. Lo sguardo atterrito che le restituiscono gli avventori la stupisce, ma non può biasimarli: è sporca dalla testa ai piedi e completamente fradicia.In poco tempo il soccorso alpino la raggiunge con dei vestiti di ricambio. Il tè caldo offerto dal barista la rigenera. Risalgono il bosco di buon passo. Daniela guarda fisso il movimento delle gambe dell’uomo che la precede cercando di non pensare a quel «Ti prego non lasciarmi da solo» che le martella la testa da quando ha iniziato la salita.
«Ci siamo!» grida, quando vede le case poco sopra di loro. Il sole è tornato, anche se ormai è pomeriggio inoltrato e non scalda più come la prima volta che si era fermata in quel punto.
Senza attendere gli altri si avvicina a grandi passi nel punto dove Paolo è scivolato.
«Non è possibile».
La tana del Bianconiglio non c’è. Un piccolo cerchio di terra smossa e i bastoni dell’amico le confermano che non può essersi sbagliata.
«No, no, no» mormora come in una litania.
Si inginocchia e comincia a scavare a mani nude, spezzandosi le unghie per la foga.
Qualcuno la prende per un braccio e la forza ad alzarsi. Ci vogliono due persone per bloccare il tentativo di divincolarsi.
«Era qui, era qui!».«Ahhhh… Porca troia!» Una voce più lontana penetra la confusione della sua mente. Proviene dalle case.
Approfitta del momento di distrazione di chi la tiene e scappa verso il piccolo gruppo di edifici.
L’uomo con la divisa rossa esce barcollando dalla terza abitazione, quella con la porta, e si piega per vomitare.
Daniela spalanca il battente e Paolo la guarda con occhi sbarrati, ormai privi di vita. La bocca fissata in un urlo muto e definitivo. La testa è impalata sul manico del coltello seghettato piantato al centro del petto.
Qualcuno la prende di peso, ma ormai Daniela non fa più resistenza.
«Ti prego, non lasciarmi da solo» sussurra. L’unica frase che riesce a dire prima di sprofondare nella follia. -
Freddo nelle ossa – Kathy Reichs

Freddo nelle ossa by Kathy Reichs
My rating: 3 of 5 stars
3.5
Ci sono quegli autori che scopri ai loro inizi e non li molli più, vuoi per affezione, vuoi perché comunque la lettura è sempre piacevole, pur con alti e bassi. Di Kathy Reichs ho tutti i libri della serie Temperance Brennan, che è diventata anche ispirazione per la serie tv Bones.
Quando uscì il primo libro di Kathy Reichs nel 1998, “Corpi freddi”, ero già in palla con Patricia Cornwell che aveva rivoluzionato il modo di rappresentare le indagini in un thriller rendendo protagonista l’analisi scientifica dei corpi delle vittime.
A differenza di Kay Scarpetta (anatomopatologa forense), Temperance Brennan è un’antropologa forense e svolge la stessa professione della sua autrice. Si occupa di ossa, in sostanza, e qui siamo a oltre 20 volumi della serie che si alternano tra Charlotte (nella foto innevata come nel romanzo) e il Canada (Montreal), dove la nostra protagonista presta servizio e insegna per sei mesi all’anno.
In questo “Freddo nelle ossa” Tempe ha a che fare con qualcuno che le recapita a casa un bulbo oculare, ma ha anche problemi con la figlia Katy, che dopo una carriera militare in prima linea ha deciso di lasciare l’esercito e soffre di sindrome da stress post traumatico. Quando Katy sparisce senza lasciare traccia la situazione si complica e quel bulbo è solo l’inizio di una serie di messaggi inquietanti che sembrano avere come destinatario proprio Tempe.
Il thriller è scorrevole, la tensione cresce quando a poco a poco il cappio sembra stringersi sul collo della nostra protagonista (l’occhio della copertina sembra proprio un mirino), anche se devo dire che il colpevole non è impossibile da scoprire e forse qui la nostra Temperance si dimostra poco sveglia in alcuni frangenti. Di contorno il solito detective (ora privato) Andrew Ryan con cui ormai Tempe sembra aver trovato una certa stabilità sentimentale e il burbero, politicamente scorretto, ma efficace Skinny Slidell anche lui uscito dalla polizia. Su Ryan non mi esprimo, ma ormai son più le volte che non risponde al telefono perché in missione chissà dove, salvo poi comparire a sorpresa e ri-sparire a random.
Lo stile è sempre molto colloquiale, a tratti fa sorridere nelle parti di vita quotidiana e non scientifiche e con questa prima persona Tempe sembra quasi parlare al lettore. Forse un filo troppo raccontato.
L’ideale sarebbe leggerlo con già un’infarinatura delle avventure e dei rapporti tra i personaggi. Insomma, non lo consiglierei come primo libro della Reichs anche se, come tutti, è autoconclusivo
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Non leggo i romance, ma ne ho scritto uno

Non ho mai comprato libri che avessero una storia romantica come tema principale. Il genere non l’ho mai frequentato insomma. Su Wattpad, invece, ho visto che andava per la maggiore.
La differenza tra un dilettante e un professionista sta proprio nel saper scrivere tutto. Anche generi che non ama. In fondo è come adattarsi a un paio di scarpe strette, no? Così è nata questa idea stramba (almeno per me) di scrivere una storia romantica proprio perché quello che volevo raccontare prendendo ispirazione dall’attualità non avrei potuto narrarlo se non in questo modo. L’ho vissuta all’inizio con l’obiettivo di cercare di fare un buon lavoro in ogni caso e alla fine invece ne sono stata travolta in modo enormemente positivo.
Un inizio frivolo e con qualche cliché di troppo (anche se rielaborato) lascia spazio a un’evoluzione che, pur restando nei canoni della commedia romantica, affronta alcune questioni sociali molto attuali che potrete intuire tra le righe dei capitoli e che, proseguendo con le pagine, saranno anche preponderanti. La sfida si è trasformata nel riuscire a mantenere il più possibile il tono leggero nonostante tematiche mature. In ogni caso alla fine mi sono affezionata a questi personaggi come una romanticona e non sono l’unica, a quanto pare. Samuel, Agnese e tutti gli altri sono diventati di carne e ossa per tanti lettori. Nel frattempo sono arrivati diversi premi sulla piattaforma che mi hanno reso particolarmente contenta Wattys in primis (il concorso ufficiale di Wattpad).
La speranza è di mostrarvelo anche su un supporto non solo digitale.
Nella sezione dedicata trovate altre informazioni e il booktrailer.
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Connessione 2 – Prime news

Al momento abbiamo un titolo provvisorio, che è Omicidio Virtuale. Rispetto al primo connessione l’interesse principale è proprio sull’ambientazione originale.
Siamo sempre a Genova, ma stavolta andiamo sottoterra.
Sì, la Genova sotterranea è un inedito, mi pare, in un romanzo.
Mi sono documentata parecchio e al momento sono soddisfatta di come stanno andando le cose. Vi racconterò strada facendo di tutte le ricerche fatte e di come le idee sono arrivate, anche questa volta, grazie al mio lavoro.
Come in Connessione a rischio ho avuto la fortuna di incontrare diverse persone che mi hanno dato un aiuto fondamentale.
(nella foto la scalinata “glassata” di calcare del rifugio antiaereo di Campi)



