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  • Perché un sito web

    Perché un sito web

    Di Emanuela Mortari ce ne sono tante, spezzettate in tutte le mie identità social, ma non solo, anche professionali.

    Ho deciso perciò di realizzare un sito mio pur odiando essere autoreferenziale e l’autopromozione stessa, per raggruppare qui tutti gli aspetti della mia identità pubblica, cercando di raccontarvi sia il mio lavoro, sia un po’ di vita, sia quella che da una passione si sta tramutando in qualcosa di più ovvero la scrittura di racconti e romanzi.

    Siccome le recensioni, non solo di libri, sono il mio pane, trovete qui anche questo aspetto.

    Ecco dunque spiegato questo sito, sperando che vi piaccia.

  • La tana del bianconiglio – one shot horror

    La tana del bianconiglio – one shot horror

    «Ehi, manca ancora molto?»
    L’ansimare di Paolo le fa compagnia da ormai una decina di minuti, da quando il sentiero ha aumentato la pendenza.

    Daniela si volta. L’amico è ormai distanziato di una decina di metri e arranca con la schiena curva in avanti e tutto il peso appoggiato sui bastoni che dovrebbero alleviare la fatica dell’ascesa sulle sue articolazioni.

    «No. Dovremmo esserci». Alza la testa e con lo sguardo percorre quello che rimane del sentiero prima della vetta. Il bosco si è interrotto come tagliato da una scure, lasciando spazio a un prato punteggiato di fiori bianchi e rosa. Vecchie case di pietra in rovina, poco distanti, sono l’unica testimonianza di una presenza umana in un remoto passato.

    Daniela chiude gli occhi, godendosi il costante frinire dei grilli e il tepore dei raggi del sole sul viso. Dura poco.
    Un’ombra la costringe a riaprire le palpebre. Nuvole grigie stanno valicando rapide la cresta della montagna.

    «La prossima volta col cavolo che mi fido del tuo “tranquillo, è un sentiero che fanno anche i bambini”» dice Paolo con voce più stridula del solito per imitare la sua.
    L’ha raggiunta, ma Daniela non riesce a sorridergli e a ribattere con ironia come farebbe di solito.
    «Potrebbe piovere. Quella roba non mi piace».
    Il suo migliore amico segue l’invito del lieve movimento della testa e guarda le nubi che ormai hanno quasi del tutto coperto l’azzurro del cielo.
    «Meglio, torniamo indietro». Le volta la schiena e fa un passo in discesa quando un rombo di un tuono in lontananza lo blocca subito.

    «Forse è meglio se ci rifugiamo in quelle case lassù» propone la ragazza, «com’è arrivato in fretta, passerà presto».
    Accelerano il passo e arrivano a un centinaio di metri dal villaggio abbandonato quando rade gocce cominciano a scendere dal cielo.
    «Speriamo che qualcuna di quelle case abbia ancora un tetto» mormora Daniela, concentrata sulla loro meta.
    «Ehi, guarda qui!»
    La voce eccitata di Paolo la riscuote dai suoi timori. È uscito dal sentiero e si è fermato a guardare qualcosa sul terreno. Il temporale è incombente, ma pochi secondi di distrazione non cambieranno le cose.
    Si avvicina rapida e quando posa lo sguardo accanto ai piedi del suo amico, scuote la testa. «Non hai mai visto una tana?»
    «Sì, ma questa è diversa dalle altre».

    Impiega qualche secondo per assimilare le sue parole. Ha ragione.
    Mancano le tracce delle zampe che avrebbero dovuto scavare, manca il classico cumulo di terra all’ingresso. Il cerchio poi è perfetto e troppo ampio per ospitare un piccolo animale come una marmotta o una volpe, sembra quasi un pozzo non terminato. Ci si può quasi saltare dentro.
    «Io la tana del Bianconiglio me la sono sempre immaginata così» confessa Paolo. Si china verso l’apertura e tira un urlo, rialzandosi deluso. «Niente eco».

    «Andiamo, o ci bagneremo sul serio». La pioggia comincia a punteggiare di toni più scuri i loro abiti e Daniela si gira per riprendere il cammino, ma un altro urlo di Paolo la obbliga a fermarsi. Un urlo che le ghiaccia il sangue nelle vene e la fa voltare di scatto.
    «Che cazz…»
    Lui non c’è più. A terra solo i suoi bastoni

    «Paolo» grida correndo verso la tana. Una parte di terreno è franata proprio dove prima c’era il ragazzo. L’istinto viene dominato dalla razionalità e Daniela si sdraia sul prato umido e striscia verso il bordo. Quando fa sporgere la faccia sul buco viene investita da un odore di marcio e da un calore inatteso. Gli occhi non riescono a vedere nulla in quell’oscurità impenetrabile.
    «Paolo» singhiozza, incurante della pioggia che ora sta cominciando a cadere copiosa.

    «Sono… sono… vivo».
    La voce sottile di colui che conosce da circa dieci anni è un balsamo rigenerante.
    «Stai bene? Sei ferito?». Prova a infilare un braccio nell’oscurità, tastando le pareti di terra compatta.
    «Più o meno… è stato un bel volo. Ho preso una culata».
    «Vedi qualcosa? L’apertura?»
    «No. Qui è tutto buio. Accendo la torcia del telefono».

    Passa qualche secondo, per Daniela interminabile.
    «Sono in una specie di grotta, l’apertura da cui sono caduto è poco più in alto, ma non riesco a raggiungerla neanche in punta di piedi».
    «Ok, provo a cercare una corda. Magari nelle case qui sopra è rimasto qualcosa». Senza aspettare risposta, Daniela si alza e corre verso il gruppo di edifici diroccati. Ha la maglietta ormai fradicia e sporca di terra sul davanti, ma non sente freddo ancora con l’adrenalina a mille.

    La prima casa non ha la porta, del tetto è rimasto solo il moncone di quella che era la trave portante, pezzi di losa ricoprono quello che doveva essere il pavimento. Nessun oggetto utile.

    Con un sospiro Daniela si toglie i capelli appiccicati dalla faccia e passa alla seconda abitazione. È messa peggio della prima, perché la parete che dà sul sentiero è franata quasi completamente. Delle scritte rosse all’interno catalizzano la sua attenzione. Una in particolare, Achtung, la riporta immediatamente alla seconda guerra mondiale e all’invasione tedesca che hanno subito quelle valli piemontesi, pagando un altissimo tributo di vite.
    «Cazzo!». Un fulmine, immediatamente seguito dal crac di un tuono, la fa gridare.

    Si affretta verso la terza casa. Questa volta l’abitazione sembra quasi integra. Ha il tetto di lamiera e persino l’uscio di legno è in buone condizioni, ancora sui cardini. Spinge la porta con mano tremante e trovarsi all’asciutto le dà sollievo. Il vento sibila dall’apertura di quella che doveva essere un finestra e fa sbattere un pezzo di tessuto di una tenda ormai a brandelli. Con gli occhi che si abituano a poco a poco alla penombra, Daniela avanza al centro dell’unica stanza. In un angolo ci sono degli utensili e la ragazza si catapulta speranzosa sugli oggetti. Tra le mani si trova una zappa, un rastrello e una pala arrugginita. A terra una cintura e anche un tipo di coltello che non ha mai visto. Si allunga per afferrarlo e si stupisce di quanto sia pesante. La lama è lunga e molto grande: in parte è seghettata, mentre sulla cima torna a essere appuntita. Solo quando se lo passa dalla sinistra alla destra nota che il manico sembra impregnato di qualcosa di scuro che le sporca il palmo. Un brivido le fa gettare d’istinto l’arma nell’angolo dov’era nascosta.

    Frustrata dalla ricerca infruttuosa, torna sul bordo dalla tana mentre il temporale sembra allontanarsi.
    «Paolo!»
    «Sì?»
    «Non c’è nulla in quelle case. Qui il telefono non prende. Torno a valle e chiamo aiuto, ok?»
    Il silenzio inaspettato dell’amico la sorprende.
    «Paolo?»
    «Sento un rumore».
    «Come?»
    «Una specie di lamento».
    Daniela rivede la scritta Achtung sulla parete. Scrolla la testa.
    «Sarà qualche animale. Io vado, così veniamo a tirarti fuori prima che venga notte».
    «Ti prego, non andare. Si sta avvicinando. Qui c’è qualcosa, sembra…»
    “Sangue” pensa Daniela.
    «Sangue» dice Paolo.
    «Devo andare, o rischi di passare la notte qui».
    «Ti prego non lasciarmi da solo» la implora. Sembra che stia piangendo.
    «Arriverò prima di quanto pensi».
    Si alza e corre via, senza voltarsi. Le orecchie le fanno brutti scherzi, perché la voce di Paolo che urla non potrebbe arrivare sin lì.

    Il terreno è scivoloso e nel punto più ripido non riesce a evitare di cadere. Si rialza a fatica e le lacrime scendono senza che se ne accorga. Tira fuori il telefono dalla tasca, lo schermo è venato e del campo non c’è traccia. Il temporale potrebbe aver fatto danni alla centralina.
    Dopo un’ora arriva in paese e si catapulta nel primo bar aperto. Lo sguardo atterrito che le restituiscono gli avventori la stupisce, ma non può biasimarli: è sporca dalla testa ai piedi e completamente fradicia.

    In poco tempo il soccorso alpino la raggiunge con dei vestiti di ricambio. Il tè caldo offerto dal barista la rigenera. Risalgono il bosco di buon passo. Daniela guarda fisso il movimento delle gambe dell’uomo che la precede cercando di non pensare a quel «Ti prego non lasciarmi da solo» che le martella la testa da quando ha iniziato la salita.

    «Ci siamo!» grida, quando vede le case poco sopra di loro. Il sole è tornato, anche se ormai è pomeriggio inoltrato e non scalda più come la prima volta che si era fermata in quel punto.

    Senza attendere gli altri si avvicina a grandi passi nel punto dove Paolo è scivolato.
    «Non è possibile».
    La tana del Bianconiglio non c’è. Un piccolo cerchio di terra smossa e i bastoni dell’amico le confermano che non può essersi sbagliata.
    «No, no, no» mormora come in una litania.
    Si inginocchia e comincia a scavare a mani nude, spezzandosi le unghie per la foga.
    Qualcuno la prende per un braccio e la forza ad alzarsi. Ci vogliono due persone per bloccare il tentativo di divincolarsi.
    «Era qui, era qui!».

    «Ahhhh… Porca troia!» Una voce più lontana penetra la confusione della sua mente. Proviene dalle case.
    Approfitta del momento di distrazione di chi la tiene e scappa verso il piccolo gruppo di edifici.
    L’uomo con la divisa rossa esce barcollando dalla terza abitazione, quella con la porta, e si piega per vomitare.
    Daniela spalanca il battente e Paolo la guarda con occhi sbarrati, ormai privi di vita. La bocca fissata in un urlo muto e definitivo. La testa è impalata sul manico del coltello seghettato piantato al centro del petto.
    Qualcuno la prende di peso, ma ormai Daniela non fa più resistenza.
    «Ti prego, non lasciarmi da solo» sussurra. L’unica frase che riesce a dire prima di sprofondare nella follia.

  • Freddo nelle ossa – Kathy Reichs

    Freddo nelle ossa – Kathy Reichs
    Freddo nelle ossaFreddo nelle ossa by Kathy Reichs
    My rating: 3 of 5 stars

    3.5

    Ci sono quegli autori che scopri ai loro inizi e non li molli più, vuoi per affezione, vuoi perché comunque la lettura è sempre piacevole, pur con alti e bassi. Di Kathy Reichs ho tutti i libri della serie Temperance Brennan, che è diventata anche ispirazione per la serie tv Bones.

    Quando uscì il primo libro di Kathy Reichs nel 1998, “Corpi freddi”, ero già in palla con Patricia Cornwell che aveva rivoluzionato il modo di rappresentare le indagini in un thriller rendendo protagonista l’analisi scientifica dei corpi delle vittime.

    A differenza di Kay Scarpetta (anatomopatologa forense), Temperance Brennan è un’antropologa forense e svolge la stessa professione della sua autrice. Si occupa di ossa, in sostanza, e qui siamo a oltre 20 volumi della serie che si alternano tra Charlotte (nella foto innevata come nel romanzo) e il Canada (Montreal), dove la nostra protagonista presta servizio e insegna per sei mesi all’anno.

    In questo “Freddo nelle ossa” Tempe ha a che fare con qualcuno che le recapita a casa un bulbo oculare, ma ha anche problemi con la figlia Katy, che dopo una carriera militare in prima linea ha deciso di lasciare l’esercito e soffre di sindrome da stress post traumatico. Quando Katy sparisce senza lasciare traccia la situazione si complica e quel bulbo è solo l’inizio di una serie di messaggi inquietanti che sembrano avere come destinatario proprio Tempe.

    Il thriller è scorrevole, la tensione cresce quando a poco a poco il cappio sembra stringersi sul collo della nostra protagonista (l’occhio della copertina sembra proprio un mirino), anche se devo dire che il colpevole non è impossibile da scoprire e forse qui la nostra Temperance si dimostra poco sveglia in alcuni frangenti. Di contorno il solito detective (ora privato) Andrew Ryan con cui ormai Tempe sembra aver trovato una certa stabilità sentimentale e il burbero, politicamente scorretto, ma efficace Skinny Slidell anche lui uscito dalla polizia. Su Ryan non mi esprimo, ma ormai son più le volte che non risponde al telefono perché in missione chissà dove, salvo poi comparire a sorpresa e ri-sparire a random.

    Lo stile è sempre molto colloquiale, a tratti fa sorridere nelle parti di vita quotidiana e non scientifiche e con questa prima persona Tempe sembra quasi parlare al lettore. Forse un filo troppo raccontato.

    L’ideale sarebbe leggerlo con già un’infarinatura delle avventure e dei rapporti tra i personaggi. Insomma, non lo consiglierei come primo libro della Reichs anche se, come tutti, è autoconclusivo

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  • Com’è nato Connessione a rischio?

    Com’è nato Connessione a rischio?

    Connessione a rischio è il primo romanzo che pubblico senza che mi sia stato commissionato. Si tratta di un mystery tecnologico, un tecno-thriller, chiamatelo come volete. Sicuramente atipico nel panorama italiano.

    La fase di scrittura è cominciata nell’ottobre 2018, qualche mese dopo il trauma del crollo del Ponte Morandi. Ho iniziato a scrivere sull’autobus, durante le code interminabili provocate dal traffico autostradale che si riversava sulle strade genovesi a causa dell’interruzione.
    Nel frattempo, per lavoro, stavo venendo a contatto con tantissimi elementi legati alla tecnologia, alla cybersecurity, ai Big Data. Ecco allora che la mia creatività repressa per tanti anni, è finalmente tornata a tormentarmi.

    La prima pubblicazione è stata fatta su Wattpad quasi per caso. Il mio amico scrittore-sceneggiatore di fumetti Luca Blengino ha letto qualche capitolo in anteprima e poi tutta la prima versione. Secondo lui era un buon prodotto. Con lui ho fatto una bella revisione a livello di editing calcando molto sulla “voce” di Gloria ed eliminando una sottotrama romantica che non aveva senso.

    Vera Lazzaro, una mia lettrice su Wattpad, a dicembre 2020 ha iniziato a lavorare per una neonata casa editrice milanese, la Another Coffee Stories e ha spontaneamente segnalato la mia storia. Ecco come sono arrivata alla pubblicazione.

    Tutti i più recenti aggiornamenti su Connessione li trovate qui.

  • Non leggo i romance, ma ne ho scritto uno

    Non leggo i romance, ma ne ho scritto uno

    Non ho mai comprato libri che avessero una storia romantica come tema principale. Il genere non l’ho mai frequentato insomma. Su Wattpad, invece, ho visto che andava per la maggiore.

    La differenza tra un dilettante e un professionista sta proprio nel saper scrivere tutto. Anche generi che non ama. In fondo è come adattarsi a un paio di scarpe strette, no? Così è nata questa idea stramba (almeno per me) di scrivere una storia romantica proprio perché quello che volevo raccontare prendendo ispirazione dall’attualità non avrei potuto narrarlo se non in questo modo. L’ho vissuta all’inizio con l’obiettivo di cercare di fare un buon lavoro in ogni caso e alla fine invece ne sono stata travolta in modo enormemente positivo.

    Un inizio frivolo e con qualche cliché di troppo (anche se rielaborato) lascia spazio a un’evoluzione che, pur restando nei canoni della commedia romantica, affronta alcune questioni sociali molto attuali che potrete intuire tra le righe dei capitoli e che, proseguendo con le pagine, saranno anche preponderanti. La sfida si è trasformata nel riuscire a mantenere il più possibile il tono leggero nonostante tematiche mature. In ogni caso alla fine mi sono affezionata a questi personaggi come una romanticona e non sono l’unica, a quanto pare. Samuel, Agnese e tutti gli altri sono diventati di carne e ossa per tanti lettori. Nel frattempo sono arrivati diversi premi sulla piattaforma che mi hanno reso particolarmente contenta Wattys in primis (il concorso ufficiale di Wattpad).

    La speranza è di mostrarvelo anche su un supporto non solo digitale.

    Nella sezione dedicata trovate altre informazioni e il booktrailer.

  • Connessione 2 – Prime news

    Connessione 2 – Prime news

    Al momento abbiamo un titolo provvisorio, che è Omicidio Virtuale. Rispetto al primo connessione l’interesse principale è proprio sull’ambientazione originale.

    Siamo sempre a Genova, ma stavolta andiamo sottoterra.

    Sì, la Genova sotterranea è un inedito, mi pare, in un romanzo.

    Mi sono documentata parecchio e al momento sono soddisfatta di come stanno andando le cose. Vi racconterò strada facendo di tutte le ricerche fatte e di come le idee sono arrivate, anche questa volta, grazie al mio lavoro.

    Come in Connessione a rischio ho avuto la fortuna di incontrare diverse persone che mi hanno dato un aiuto fondamentale.

    (nella foto la scalinata “glassata” di calcare del rifugio antiaereo di Campi)

  • Come Vento di Odiblue

    Come Vento di Odiblue
    Come ventoCome vento by Odiblue
    My rating: 5 of 5 stars

    Chi scarta a priori gli esordienti compie un errore madornale. Come Vento è l’opera di un’esordiente, ma è un romanzo maturo e scritto in modo molto poetico. Il racconto di Vind e Gren e di coloro che li circondano è spesso sofferenza, dramma. Personaggi che ti entrano nel cuore e non ti lasciano più. Odiblue mescola con sapienza avventura, fantasy (senza troppe creature magiche), amore.
    I Figli del Bosco hanno avvelenato il mondo con un morbo potentissimo. Per questo motivo i Figli dell’Acqua sono in guerra con loro. A Vind e alle sue compagne, che lavorano al fiume Klide a lavare divise imbrattate di sangue, hanno sempre raccontato questa versione, ma tutto è destinato a cambiare quando un prigioniero dei Figli del Bosco viene portato proprio lì. Quante volte, anche nella realtà, è successo di vedere disintegrate le proprie certezze da bugie costruite ad arte per scopi politici o bellici?
    Per Vind la vita al fiume sembra scivolare via tutta uguale, ogni giorno. La ragazza è schiacciata dal dolore di non sapere che cosa ne è stato di suo fratello Sun, arruolato al fronte, nella Squadra Aurea dei Figli dell’Acqua. Presto però le truppe rientreranno e questo evento, insieme all’incontro con il prigioniero, sarà il motore dell’azione. A poco a poco si scopre cosa c’è dietro alla scorza di Gren e la stessa Vind cambia mano a mano che acquisisce una maggiore consapevolezza. I due affronteranno una vera e propria Odissea, verso un finale che a me è piaciuto molto. Il romanzo è adatto a tutte le età e, pur essendo bello corposo, si legge senza sforzo perché l’autrice sa come tenerti incollata alle pagine. Ho apprezzato l’originalità delle citazioni classiche mescolando i vari miti.

  • 33 indagini per Sarti Antonio di Loriano Macchiavelli

    33 indagini per Sarti Antonio di Loriano Macchiavelli
    33 Indagini per Sarti Antonio33 Indagini per Sarti Antonio by Loriano Macchiavelli
    My rating: 4 of 5 stars

    Non è il primo titolo che consiglierei a chi non ha mai sentito parlare di Sarti Antonio, sergente, il questurino creato dalla penna di Loriano Macchiavelli.
    Tuttavia “33 indagini per Sarti Antonio”, raccolta di opere o racconti già editi nel corso di trent’anni di carriera dello scrittore di Vergato, è emblematica per capire l’evoluzione del protagonista che l’autore stesso a un certo punto ha persino ucciso per liberarsene (“Stop per Sarti Antonio”, 1987). Per misurare il successo del personaggio basta questo: Macchiavelli è stato “costretto” a far tornare Sarti Antonio a furor di popolo anche a causa della messa in onda di una serie tv che aveva snaturato e di molto i suoi romanzi (1991).
    Sarti Antonio ha la mania del buon caffè e soffre di colite cronica. Non ha grandi qualità se non una memoria prodigiosa, tanto che per risolvere i suoi casi si avvale spesso dell’aiuto di Rosas, detto il talpone per la sua miopia, studente universitario. Non è sposato, ha rapporti occasionali su cui l’autore non si sofferma mai troppo, ma una donna presenza quasi fissa nella sua vita c’è: la Biondina, una prostituta che la serie tv ha trasformato in una studentessa del Dams…
    Il questurino si muove in città grazie all’auto 28 guidata con sin troppa abilità dall’agente Felice Cantoni. I due sfrecciano da un delitto all’altro su ordine di Raimondi Cesare, il superiore tanto odiato.
    33 indagini per Sarti Antonio colpisce intanto perché mostra quanto Macchiavelli sia stato pubblicato su quotidiani e periodici (persino sul Corriere dello Sport), aprendo riflessioni sull’evoluzione dei contenuti della stampa nazionale. In più consente di vedere come è cambiata Bologna in tutti questi anni: dal 1977 al 2007. La città non è solo sfondo, ma protagonista essa stessa dei casi che Sarti Antonio tenta di risolvere. Una città dove non è tutto oro ciò che luccica e dove si nascondono dinamiche politico-sociali esplosive, ma anche desolanti. Nel libro compaiono personaggi secondari memorabili a partire dal clochard Settepaltò.